Lombardia, agricoltura sotto pressione per la siccità strutturale

La gestione della risorsa idrica torna al centro dell’agenda agricola nazionale in vista della stagione estiva. In Lombardia, il quadro emerso dal Tavolo regionale sull’utilizzo dell’acqua conferma un aumento della criticità per il comparto agricolo, esposto alla riduzione delle precipitazioni e all’innalzamento delle temperature medie primaverili. Il tema non è più riconducibile a singole annate siccitose, ma viene ormai interpretato come una trasformazione strutturale degli equilibri climatici e idrologici. Secondo i dati aggiornati di ISPRA, la severità idrica viene oggi monitorata stabilmente attraverso gli Osservatori distrettuali permanenti, strumenti di coordinamento tra i diversi bacini idrografici italiani.
In Lombardia, una delle aree più sensibili resta il bacino dell’Adda, alimentato dal lago di Como. La regolazione dei livelli lacustri evidenzia una crescente tensione tra esigenze differenti: da un lato il comparto turistico, dall’altro la necessità di garantire approvvigionamento idrico alle aree agricole della pianura. Secondo il presidente di CIA Lombardia, Paolo Maccazzola, il rischio è che la priorità venga progressivamente spostata verso gli usi turistici, riducendo la disponibilità irrigua nei momenti di maggiore fabbisogno. Le riserve idriche risultano inferiori rispetto alle medie stagionali, mentre le prospettive climatiche indicano un’estate potenzialmente caratterizzata da ulteriori riduzioni delle portate.
Un sistema agricolo ad alta intensità idrica
La Lombardia rappresenta uno dei principali poli agroalimentari europei, con produzioni cerealicole, zootecniche e lattiero-casearie fortemente dipendenti dall’irrigazione. Eventuali restrizioni nell’uso dell’acqua si tradurrebbero in un aumento dei costi energetici per il pompaggio e in una riduzione della produttività. La questione idrica si riflette quindi direttamente sulla competitività delle imprese agricole e sull’equilibrio economico delle filiere regionali.
Il quadro lombardo si inserisce in una dinamica nazionale più ampia. Il rapporto dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale definisce la scarsità idrica non più come fenomeno episodico, ma come condizione strutturale del sistema climatico italiano. Nel 2025 le precipitazioni nell’area dell’Appennino centrale hanno registrato un deficit medio del 12,5% rispetto ai valori storici, con picchi negativi nelle regioni adriatiche. Parallelamente cresce la frequenza di eventi meteorologici estremi, caratterizzati da precipitazioni intense e concentrate che non favoriscono la ricarica delle falde e aumentano il rischio idrogeologico.
Un ulteriore elemento critico riguarda la riduzione del patrimonio nivale alpino. Il minore accumulo di neve compromette progressivamente la disponibilità idrica estiva, tradizionalmente garantita dallo scioglimento primaverile. Questo fenomeno incide direttamente sui grandi distretti agricoli della Pianura Padana, che dipendono in larga misura dai deflussi alpini per la propria rete irrigua.
Infrastrutture idriche e perdite di rete
Accanto agli effetti climatici, resta centrale il tema infrastrutturale. Il sistema idrico italiano continua a registrare livelli elevati di dispersione lungo le reti di distribuzione. Secondo dati ISTAT, in diverse aree del Paese le perdite superano il 40% dell’acqua immessa in rete. Un dato che evidenzia la necessità di interventi strutturali su infrastrutture e manutenzione. Alcune esperienze locali mostrano tuttavia risultati più avanzati. A Milano, l’uso di sensoristica e sistemi digitali di monitoraggio ha consentito di ridurre le perdite fino all’11,8%, uno dei livelli più bassi a livello nazionale.
Nel contesto lombardo, la gestione dell’acqua è affidata anche ai consorzi di bonifica, chiamati a coordinare le derivazioni irrigue e la distribuzione della risorsa tra i diversi comparti produttivi. Le organizzazioni agricole sottolineano la necessità di un confronto stabile tra istituzioni e operatori, con l’obiettivo di garantire una gestione equilibrata nei mesi più critici.
La disponibilità di acqua non rappresenta soltanto una variabile produttiva agricola, ma incide sull’intera filiera agroalimentare, dalla trasformazione industriale alla tenuta dei territori rurali. In questo quadro, la gestione della risorsa idrica assume una valenza strategica per la sicurezza alimentare e per la competitività del sistema produttivo italiano, in una fase in cui il cambiamento climatico impone una revisione strutturale delle politiche di utilizzo dell’acqua.


