Mais 2025, previste buone quotazioni: calano gli stock, aumentano i consumi

La produzione di mais 2024-2025 a livello mondiale si riduce di 16 milioni di tonnellate mentre i consumi incrementano di 20 milioni di tonnellate, con un peggioramento del rapporto tra stock di utilizzi. Alla luce di questa situazione, secondo Dario Frisio dell’Università di Milano, le prospettive dei prezzi del mais restano positive e con possibili aumenti di prezzo, visti gli squilibri tra domanda e offerta.
I prezzi attuali sono soddisfacenti
L’andamento del mercato del mais negli ultimi mesi, riferisce Herbert Lavorano sull’Informatore Agrario n. 6/2025, ha mostrato prezzi del mais sempre sopra i 220 euro/t e sopra i 240 euro/t per granelle con caratteristiche sanitarie superiori. Nel mese di febbraio c’è stato un ulteriore incremento a 250 euro/t.
400 mila ettari in meno di 10 anni
Non c’è dubbio che la situazione del mais in Italia è tragica, considerando che in 10 anni le superfici sono diminuite di 400 mila ettari e l’import è passato da 3,6 milioni di tonnellate del 2015 a 7 milioni di tonnellate nel 2024, con un esborso per il nostro paese di 1,5 miliardi di euro che, se includiamo anche l’import di soia, sale nel 2024 a 3 miliardi di euro.
Impennata preoccupante dell’import
Se confrontiamo la spesa per l’import destinata all’alimentazione del bestiame con i valori economici dei prodotti tipici italiani, fa notare Frisio, scopriamo questa che corrisponde a valori dal 90% al 112% del fatturato dei nostri formaggi, salumi, prosciutti, eccetera. Quindi con l’import ci mangiamo il vantaggio competitivo generato dal Made in Italy apprezzato in tutto il mondo.
Puntare sull’innovazione tecnica e genetica
Occorre quindi ritornare a coltivare mais, puntando sull’innovazione genetica e sui nuovi percorsi colturali per cercare di contenere il più possibile i costi e aumentare le rese. Considerando che coltivare un ettaro di mais oggi costa 2.500 euro, con un prezzo della granella di 240 euro/t il ricavo, con una produzione di 120 ql/ha è di circa 385 euro/ha (senza considerare la Pac e l’eventuale canone di affitto). Ma il costo di coltivazione può essere inferiore se si applicano le tecniche di lavorazione alternative all’aratura e l’agricoltura di precisione, per dosare in maniera mirata sementi e concimi. In questo modo le rese possono aumentare ben oltre i 120 ql/ha di granella secca, se si scelgono con oculatezza gli ibridi di mais più adatti alle diverse situazioni ambientali.
Poi è chiaro che l’andamento climatico rimane il punto interrogativo più importante di tutte le ultime stagioni maidicole, ma l’Italia non può permettersi di diminuire ulteriormente le superfici a mais.
Nessun incentivo da parte del ministero
Certamente, per supportare il mais occorrerebbe anche qualche incentivo da parte del Masaf. Ma come sostiene Frisio, il comportamento del ministero è un po’ “tafazzista”, perché da anni annuncia un tavolo tecnico di cui sinora si sono appena intraviste le gambe.



