Roberto Bartolini17 Marzo 20253min32610

Mais, si prevede un incremento delle superfici

mais

Le colture primaverili ed estive nel 2024 sono state penalizzate da un andamento climatico che ha ridotto le rese e la qualità, ma le intenzioni degli agricoltori per le prossime semine aprono uno spiraglio di ottimismo. Da un’indagine condotta dall’Informatore Agrario (n.9/2025) su un panel di 10.000 operatori che producono seminativi, emerge infatti un atteggiamento positivo soprattutto verso il mais, che dopo avere toccato il minimo storico nel 2024, dalle intenzioni di semina 2025 viene dato in crescita dal 39% degli intervistati. Previsto un incremento anche delle superfici a girasole e a soia, ma per quest’ultima coltura rimane l’incertezza della disponibilità di seme, a causa di una campagna di produzione funestata da piogge e attacchi fungini.

Più fiducia per le colture primaverili

Nelle aziende intervistate, la superficie destinata alle colture primaverili ed estive nella maggioranza dei casi è risultata in media del 50%. Nell’ultimo quadriennio, nel campione esaminato si è assistito a una ripresa di fiducia nei confronti delle colture primaverili. Infatti nel 2021 solo il 17% del campione destinava ai seminativi primaverili più del 50% della superficie, mentre dal 2023 si assiste a un cambiamento, con la crescita al 37% che balza al 57% nel 2024.

Quali sono i fattori di crescita

Ma quali sono i fattori che spingono gli agricoltori a fare queste scelte? Per il 63% degli intervistati è la rotazione agronomica che più influenza le scelte, seguita dall’organizzazione aziendale. Secondo quanto risulta dall’indagine, i prezzi dei prodotti, i costi di produzione e i fattori agroclimatici hanno un po’ meno influenza sulle decisioni finali dell’imprenditore agricolo.

Certamente le regole e i vincoli della Pac, oltre alle opportunità offerte dai contributi degli ecoschemi, orientano sempre più alla diversificazione delle colture, e questo è un fattore molto positivo dal punto di vista agronomico oltre che economico, dal momento che se si mettono in campo più colture si suddividono i rischi di mercato. E con la volatilità che ha caratterizzato questi ultimi anni, si tratta di una scelta molto saggia.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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