Roberto Bartolini13 Dicembre 20213min3290

Mais, soia, grano: non chiamatele più “materie prime” per l’ammasso

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Il nuovo corso dell’agricoltura, che la pandemia del Covid-19 ha accelerato in maniera impressionante e che è fondato sull’alta produttività dell’ettaro coltivato abbinata alla completa sostenibilità ambientale, economica e sociale, non può più sopportare che si parli di commodities o materie prime agricole. L’agronomo Angelo Frascarelli, con la solita chiarezza e lungimiranza propositiva, in un recente editoriale sull’Informatore Agrario ha spiegato che mais, soia, grano, orzo eccetera non sono più merci da consegnare in maniera indifferenziata all’ammasso, perché sulle cosiddette commodities l’Italia perde la partita rispetto a paesi come Stati Uniti, Russia, Argentina e Ucraina, a causa dei nostri limiti strutturali e degli alti costi di produzione.

Il consumatore deve guidare le scelte agricole

Dunque occorre sfruttare al meglio i tempi di oggi, dove il “re della filiera”, come Frascarelli definisce il consumatore che va a fare la spesa, finalmente mostra di prediligere i prodotti 100% italiani, tracciati dal campo alla tavola e sostenibili, ed è disposto a pagarli di più degli altri. Di conseguenza l’imprenditore agricolo deve produrre guardando al mercato e quindi ogni prodotto che esce dal campo deve essere visto in funzione della sua destinazione di servizio ad un cliente finale.

L’azienda agricola market oriented

In pratica l’azienda agricola deve fare come fanno tutte le altre aziende di successo che operano sul mercato con altri prodotti di consumo, che sono “market oriented”. L’Italia, dice chiaro e tondo Frascarelli, non ha futuro sulle commodity, ma ha un futuro solo sui prodotti distintivi. E aggiungiamo noi, in filiera.

L’Italia è condannata alla differenziazione

Il nostro paese è condannato alla differenziazione perché detiene l’agroalimentare con la più alta reputazione al mondo. Le nostre eccellenze come la pasta, il pane, i dolciumi, i formaggi e i prosciutti ricercati in tutto il mondo devono essere prodotti con mais, grano, soia, orzo di alta qualità, tracciabilità, made in Italy. Il processo è già ampiamente avviato e molti agricoltori sono già ben inseriti in queste filiere. Tutti gli altri devono accodarsi in fretta, perché ogni produzione agricola italiana deve puntare alla creazione di valore. Dunque, conclude Frascarelli, bisogna abolire dal vocabolario dell’imprenditore agricolo le parole “materia prima, ammasso e ritiro”. Chi non è d’accordo alzi la mano, ma indichi in concreto una strada alternativa.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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