Redazione Nuovo Agricoltore23 Novembre 20254min10850

Mangimistica in crescita: sostenibilità e innovazione guidano il futuro della nutrizione animale

mangime

Il settore della mangimistica e della nutrizione animale sta vivendo una fase di espansione significativa, nonostante le incertezze geopolitiche e commerciali. Secondo le stime della società internazionale di ricerca Mordor Intelligence, il valore globale del comparto passerà dai 507 miliardi di euro del 2025 ai 625 miliardi del 2030, con un +23% in cinque anni e un tasso di crescita annuale del 4,2%. Numeri che confermano l’importanza strategica del settore all’interno della filiera agroalimentare mondiale.

Una crescita trainata dai consumi

La domanda di mangimi è direttamente collegata al consumo globale di prodotti di origine animale. Le previsioni della FAO indicano un aumento del consumo di carne compreso tra i 6 e i 23 kg pro capite entro il 2050, in risposta a nuovi modelli alimentari sempre più orientati verso alimenti ricchi di proteine. Parallelamente, i produttori sono chiamati a ridurre l’impatto ambientale della zootecnia. Le principali materie prime utilizzate — mais, soia, grano, erba medica e riso — hanno infatti contribuito tra il 1961 e il 2011 a circa l’11% delle emissioni di gas serra globali e al 65% del consumo di suolo, secondo il WWF.

L’Italia verso un ruolo da protagonista

La filiera mangimistica sta vivendo una trasformazione profonda, impegnandosi nella ricerca di soluzioni che coniughino efficienza produttiva, riduzione degli sprechi e tutela dell’ambiente. Il nostro Paese dispone già di competenze industriali e tecniche che possono rappresentare un vantaggio competitivo. In Italia, infatti, si lavora al recupero degli sfridi alimentari sin dagli anni ’80, trasformando prodotti ancora commestibili ma non commercializzabili in materie prime sicure e nutrienti per mangimi.

Proprio per valorizzare queste esperienze, stanno nascendo nuovi focus group dedicati al confronto tra operatori della filiera: da un lato le aziende che potrebbero conferire gli sfridi, dall’altro i produttori di mangimi e gli esperti di sostenibilità. Un’iniziativa pensata per favorire lo sviluppo di sinergie e condividere modelli virtuosi.

La risorsa degli ex prodotti alimentari

Tra le tendenze più significative c’è l’utilizzo di ex prodotti dell’industria alimentare come materie prime per i mangimi. Non si tratta di rifiuti, ma di alimenti ancora idonei al consumo che, per ragioni commerciali o di confezionamento, non possono essere venduti. Gli scarti dell’industria del pane, della pasta e della pasticceria presentano valori nutrizionali rilevanti:

  • 9-13% di proteina grezza
  • 5-12% di estratto etereo
  • oltre 60% di carboidrati

Questi ingredienti consentono la produzione di mangimi isonutrienti e isoenergetici, sicuri, sostenibili e in linea con i principi dell’economia circolare.

In definitiva, la crescita del mercato dei mangimi rappresenta un’opportunità concreta per l’economia e l’innovazione, ma comporta anche nuove responsabilità. Il futuro della mangimistica dipenderà dalla capacità di rispondere in modo efficiente alle nuove esigenze produttive senza compromettere le risorse del pianeta. L’Italia ha le competenze, l’esperienza e la visione per guidare questa rivoluzione sostenibile, trasformando gli scarti di oggi nelle risorse alimentari del domani.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *