Mercati agricoli sempre più instabili e prezzi volatili

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Abbassamento degli stock di molti prodotti agricoli, politiche dei cambi e dei dazi, svalutazione della moneta turca, due guerre in atto (Ucraina-Russia e Israele-Gaza) e vivacità commerciale dei paesi Brics (Brasile, India, Cina, Russia e Sudafrica), ma anche di Egitto, Emirati Arabi, Etiopia e Iran. Sono i principali fattori che porteranno a una forte instabilità dei mercati agricoli delle commodities (cereali, oleaginose, riso, legumi, eccetera) anche per il 2025. Lo afferma la società Aretè nella sua più recente analisi di mercato, intitolata “Commodity agricole 2025”. La relazione mette in luce che sull’andamento dei prezzi nei prossimi mesi vige la più totale incertezza, anche per il verificarsi di nuovi movimenti, come per esempio la Cina che si è sempre approvvigionata di mais soprattutto dagli Usa e che ora invece acquista prevalentemente dal Brasile, spostando gli equilibri degli scambi. Di esempi come questi, è pieno il mondo.

Ma analizziamo in sintesi la disponibilità mondiale per alcuni prodotti che interessano il nostro paese.

La disponibilità di cereali

I prezzi dei cereali sono attualmente sostenuti da problematiche sul lato dell’offerta, che hanno interrotto il trend di discesa delle quotazioni che ha caratterizzato gli ultimi due anni. Pertanto i prezzi sono stabili o con qualche lieve rialzo forse non duraturo.

Frumenti e mais. Le piogge eccessive hanno avuto un impatto, dalla fase di semina alla raccolta, sulle rese e la qualità dei frumenti (tenero e duro) nell’Europa nord-occidentale, mentre la siccità, che è andata aggravandosi nel corso dell’estate, ha limitato le prospettive di resa del mais nell’Europa orientale. Le piogge di metà settembre, inoltre, hanno causato problematiche qualitative e l’Italia è tra le aree maggiormente interessate dalla scarsità di prodotto di buona qualità. Le produzioni cerealicole hanno subìto forti cali anche nell’area del Mar Nero: i volumi di frumento tenero e mais esportabili da Russia e Ucraina risultano in calo rispetto agli ultimi due anni. Dunque gli stock mondiali sono ancora ai minimi e ben lontani dalla situazione pre-Covid.

Ottima produzione in Nord America. Il calo della disponibilità nell’area del Mediterraneo è potenzialmente compensato da produzioni abbondanti in Nord America: Stati Uniti e Canada hanno a disposizione maggiori volumi esportabili di frumento tenero e duro, e il raccolto statunitense di mais si appresta a essere il secondo di sempre per volumi. Vedremo dunque che effetti avrà sui prezzi mondiali.

Incertezza Turchia. Resta ancora incerto il ruolo della Turchia sul mercato del frumento duro: dopo le esportazioni record nella scorsa campagna e nonostante un raccolto abbondante, il governo turco sta dando la precedenza al mercato interno e frena le esportazioni.

Orzo. La produzione europea di orzo, a differenza di quelle di mais e frumento, è risultata in crescita rispetto allo scorso anno. Ciò non è tuttavia sufficiente a evitare un deficit sul mercato globale, a causa dei cali produttivi previsti in Canada e Russia.

Riso. Sul riso, a livello internazionale, una maggiore disponibilità di prodotto asiatico, anche grazie alla rimozione delle barriere all’export da parte dell’India, dovrebbe dare respiro alle limitate scorte nei paesi importatori. In Italia le aree seminate 2024 sono in aumento per il secondo anno consecutivo e risulterebbero il principale driver di aumento dell’offerta. Ma attenzione alle rese, che potrebbero avere subìto dei tagli a causa dell’impatto delle recenti piogge.

Comparto oleaginose

Una domanda globale ancora limitata da scarse prospettive di crescita economica, in particolare in un grande importatore come la Cina, potrebbe non essere sufficiente per compensare il rallentamento della crescita della produzione mondiale di oli vegetali.

Colza e girasole. I cali produttivi previsti per colza e di girasole faranno da supporto alla domanda di altri oli vegetali in Ue e nei grandi paesi importatori asiatici.

Soia. Soltanto il comparto della soia appare avviato verso un’abbondanza di offerta, che dovrà tuttavia farsi carico di una domanda crescente, quindi i prezzi potrebbe mantenersi sui livelli attuali per qualche tempo.

Cosa deve fare l’agricoltore

A questo punto al nostro agricoltore non rimane altro che applicare la diversificazione colturale, tra l’altro imposta dalla Pac, cioè cercare di suddividere il cosiddetto rischio di impresa tra colture diverse, in modo da poter contare su compensazioni, si spera positive, in caso di crollo del prezzo di qualche prodotto. Ma non c’è dubbio che la prossima Pac post 2027 dovrebbe stabilire qualche meccanismo, oggi inesistente, per salvaguardare il reddito di impresa, di fronte a marcati cali dei prezzi dei principali prodotti agricoli.

È giusto continuare a sostenere l’innovazione e la sostenibilità ambientale, ma occorre che l’Ue preveda di mettere in campo nuovi e significativi stanziamenti a difesa della sostenibilità economica dell’azienda agricola, che non può vivere se non produce e se non può contare su prezzi di mercato remunerativi.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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