Nuova Pac: l’agricoltura biologica continua a crescere, ma occorre un giusto equilibrio con la produzione convenzionale

Nuova Pac: l’agricoltura biologica continua a crescere, ma occorre un giusto equilibrio con la produzione convenzionale

Con la nuova Pac, la Commissione europea entro il 2030 vuole perseguire i seguenti obiettivi:

  1. Aumentare la superficie dell’agricoltura biologica dall’attuale 7,5% al 25% di tutta la terra coltivata in Europa.
  2. Ridurre l’uso dei fitofarmaci del 50% rispetto a oggi.
  3. Ridurre l’uso dei fertilizzanti di sintesi chimica del 20% rispetto a oggi.
  4. Dedicare il 10% di tutta superficie coltivata a usi non agricoli, cioè ecologici.
  5. Destinare il 30% della spesa per i Piani di sviluppo rurale (secondo pilastro) a misure agroambientali.
  6. Destinare almeno il 20% delle spese per i pagamenti diretti agli eco-schemi (riduzione di agrofarmaci e fertilizzanti, biologico ma anche pratiche agricole sostenibili).

Essere sostenibili è diventato un obbligo, altrimenti si chiude

Se fino a oggi essere “sostenibili” per una qualsiasi attività imprenditoriale, agricoltura compresa, era premiante, non c’è alcun dubbio che d’ora in poi sarà fortemente penalizzante non esserlo. Tuttavia occorrerà molto equilibrio nel declinare i sei obiettivi europei sopra indicati nella nuova Pac, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023, da parte delle nostre strutture ministeriali nazionali e regionali.

Non esageriamo a spingere l’acceleratore sull’agricoltura biologica

Proprio questo preoccupa non poco gran parte dei nostri produttori, perché per esempio l’accelerazione che si vuole imprimere all’agricoltura biologica non deve andare a discapito di una produzione convenzionale rispettosa degli equilibri ambientali e della qualità dei prodotti, grazie soprattutto all’enorme mole di innovazione tecnologica oggi a disposizione degli imprenditori.

Il biologico anche quest’anno segna nuovi record e lo testimoniano i dati del Mipaaf e di Nomisma: nel 2019 la superficie a biologico in Italia ha raggiunto i 2 milioni di ettari, con una crescita del 73% in 10 anni. L’incidenza delle coltivazioni bio sul totale coltivato è pari al 15,8%, contro una media del 10% europea, e le vendite di biologico sul mercato interno nel 2020 hanno raggiunto i 4,3 miliardi di euro, con l’88% delle famiglie italiane che ha acquistato nell’anno in corso almeno un prodotto biologico. Infine, nel 2020 il biologico ha rappresentato il 6% di tutto l’export agroalimentare made in Italy, per oltre 2,63 miliardi di business.

C’è un grande problema di autosufficienza alimentare

Biologico e convenzionale devono coesistere in un equilibrio virtuoso tra di loro, senza dimenticare che, se si dovessero oltrepassare certe soglie di superficie biologica, si porrebbe un problema di autosufficienza alimentare, poiché è arcinoto a tutti che con la produzione biologica si produce di meno per unità di superficie coltivata. Se a questo aggiungiamo il taglio netto all’uso degli agrofarmaci pari al 50%, il problema della quantità di cibo prodotta diventa insostenibile, perché numerosi studi dimostrano che senza un’adeguata ed equilibrata protezione dalle avversità si può perdere dal 50% all’80% del raccolto.

Quando poi si affronta il capitolo agrofarmaci, nessuno ricorda che in 30 anni in Italia il loro utilizzo è diminuito del 40% grazie alla ricerca e all’innovazione tecnologica meccanica.

Bisogna infine fare molta attenzione anche agli usi non agricoli delle superfici coltivate. In Italia la buona terra coltivabile è sempre di meno, quindi destinare il 10% a usi ecologici (cioè non produttivi) è un controsenso. Ci vogliamo fare del male?

Forti incentivi anche per un convenzionale smart

La sostenibilità non si persegue solo incentivando il biologico o le aree non coltivate, bensì fornendo sussidi e sostegni agli agricoltori prima per conoscere e poi per acquistare e saper usare al meglio i sistemi di agricoltura di precisione, le lavorazioni conservative dei suoli, l’uso delle coltura di copertura, le tecniche di monitoraggio dei parassiti e delle richieste idriche delle colture, i sistemi irrigui a goccia e a pivot, le tecniche di distribuzione virtuosa di liquami e digestati e via dicendo. Dunque chi scriverà in Italia le regole della nuova Pac dovrà scandagliare con molta cura le esigenze e le richieste di tutti i produttori agricoli e dei contoterzisti, confrontandole però con quello che chiede il mercato. Non sussidi a pioggia per accontentare tutti, ma pochi aiuti mirati dove è davvero necessario per far progredire la nostra agricoltura.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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