Più giovani nelle aziende agricole, ma gli over 65 frenano l’innovazione

Più giovani nelle aziende agricole, ma gli over 65 frenano l’innovazione

L’innovazione in agricoltura fa ancora paura e sta succedendo quello che temeva il premio Nobel per la letteratura José Saramago: «L’enorme carico di tradizioni, abitudini e costumi, che occupa la maggior parte della nostra vita, zavorra impietosamente le idee più brillanti e innovative». È il pensiero di Francesco Mastrandrea, giovane agricoltore nonché presidente Anga di Confagricoltura, in una recente intervista su Terra e Vita.

«Tra queste idee brillanti ci sono le tecnologie di evoluzione assistita (Tea o Nbt, da “new breeding techniques”), cioè le biotecnologie di nuova generazione, ma il loro utilizzo in agricoltura è tuttora bloccato nel vecchio continente da strettoie normative», scrive Mastrandrea. «Gli agricoltori sono innovatori da sempre e i giovani lo sono in maniera ancora più spiccata. Come per gli altri settori produttivi, anche per l’agricoltura il futuro è legato all’innovazione e alla ricerca scientifica».

Sul biotech occorre fare corretta informazione

«Siamo strenui sostenitori anche delle Nbt – continua Mastrandrea – sulle quali è importante fare una corretta informazione per non incorrere in pregiudizi. La richiesta di generi agricoli e alimentari nel prossimo futuro sarà sempre più pressante, perciò abbiamo bisogno di produrre di più e meglio, e grazie alle Nbt questo si può fare, soprattutto in modo più sostenibile per gli agricoltori e per l’ambiente».

L’agricoltura deve cambiare in fretta

Prosegue Mastrandrea nel suo editoriale: «L’agricoltura deve cambiare. Lo vuole l’Europa che, attraverso le strategie From Farm to Fork e Biodiversity, punta a un modello produttivo più sostenibile. Lo vogliono gli imprenditori agricoli, che chiedono un modello economico che garantisca una più corretta distribuzione del valore aggiunto. Precision farming (in tutte le sue svariate declinazioni, dalle stazioni meteo ai sistemi di fertirrigazione, dalle mappe satellitari alle frontiere della meccanizzazione collegata con i software), chimica e biogenetica, solo per citarne alcune, sono tutte tecnologie dalle quali l’agricoltura oggi non può prescindere».

Occorre favorire il ricambio generazionale

Le parole del presidente di Anga confortano molto, nella speranza che i giovani agricoltori italiani prendano sempre di più le redini delle nostre aziende agricole, dal momento che l’Italia è già il primo paese in Europa per imprese agricole guidate da under 35, che sono oltre 60.000 (di queste, un terzo guidate da donne). Altro dato molto significativo è che tra i giovani che dirigono le aziende agricole, uno su quattro possiede una laurea e conosce almeno una lingua straniera.

Certo è che oltre il 30% degli agricoltori italiani ha più di 65 anni e spesso sono proprio loro che fanno la parte dei “frenatori” nei confronti delle innovazioni tecniche e gestionali. Quindi un ricambio generazionale va perseguito con determinazione e senza perdere altro tempo, e i nostri governanti devono legiferare in questa direzione, favorendo con misure adeguate (non come le attuali!) l’accesso dei giovani alla terra.


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