Più granelle prodotte nel territorio per le vacche del Parmigiano Reggiano

«Nel comprensorio del Parmigiano Reggiano si producono foraggi in quantità sufficienti, ma purtroppo non sempre di alta qualità. Per quanto riguarda le granelle per i mangimi siamo molto distanti dai fabbisogni, che sono di circa 1.100.000 tonnellate all’anno». Con questa affermazione, che è un monito a cambiare strategia, Andrea Formigoni dell’Università di Bologna ha aperto il convegno “Terreno e stalla legame indissolubile per il Parmigiano Reggiano”, organizzato dal Consorzio Parmigiano Reggiano, RV Venturoli e CRPA.

L’obiettivo è dunque trovare colture per affiancare o sostituire il mais che nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, dice Formigoni, è una pianta di difficile coltivazione data l’elevata richiesta di acqua per l’irrigazione e per gli elevati rischi di contaminazione da micotossine, considerando anche che apporta amido a degradabilità ruminale medio- bassa. Quindi occorre guardare con sempre maggiore convinzione a cereali alternativi come sorgo, orzo, grano, triticale, ma anche girasole, colza, pisello, favino oltre alla soia, possibilmente di produzione italiana.
Il sorgo può sostituire il mais
Il sorgo è il cereale più simile al mais e la sua coltivazione si sta ampliando nel mondo per la sua maggiore resistenza alla carenza di acqua. Per le sue caratteristiche e per le condizioni di coltivazione e raccolta è meno suscettibile agli attacchi fungini e, quindi, alla contaminazione da micotossine. Numerose ricerche hanno documentato come il sorgo possa sostituire completamente il mais nella razione delle bovine da latte.

Nella tabella qui sopra sono riportati i risultati di una prova di confronto tra razioni dove il sorgo, come unico cereale della razione, ha sostituito completamente il binomio mais/orzo. Come si nota scorrendo i dati, non sono state evidenziate differenze significative a livello di produzione di latte e delle sue caratteristiche qualitative. Dunque l’allevatore deve convincersi che il sorgo può sostituire interamente il mais, con costi di coltivazione molto più contenuti e una maggiore sostenibilità ambientale.
Molto importante, se si usano cereali alternativi, è l’accorgimento in fase di molitura per arrivare a una granulometria che permetta una buona degradabilità ruminale dell’amido.

Come si vede nella tabella qui sopra, la degradabilità dell’amido è eccellente con granulometrie di 1 mm, mentre precipita fino a dimezzarsi con granulometria di 4 mm.
Tre ottime alternative: soia, colza e girasole
Soia, colza e girasole sono altri prodotti che danno ottimi risultati se inseriti opportunamente nella razione delle bovine da latte.

Nella tabella, le tesi a confronto sono quattro razioni: CTR (con 2 kg di soia), SOY (con 2 kg di soia estrusa); CLZ (con 1 kg di soia + 1 kg di colza estrusa); GRS (con 1 kg di soia + 1 kg di girasole estruso). I dati produttivi e qualitativi dimostrano che non ci sono differenze significative, quindi la risposta delle vacche all’impiego di questi prodotti alternativi è altamente positiva.
Frumento ibrido superstar
Gabriele Gasbarrini di RV Venturoli ha rimarcato il ruolo delle novità genetiche a supporto di scelte colturali alternative, citando prima di tutto il frumento ibrido che negli ultimi anni sta conquistando sempre più spazio, anche come destinazione foraggera di alta qualità. Rispetto alle varietà tradizionali, il frumento ibrido ha un più elevato accestimento, maggiore fertilità della spiga e migliore risposta agli stress, apparato radicale più sviluppato e uno stocco robusto, con una pianta molto sana.


I consigli agronomici
I consigli colturali per avere successo con il frumento ibrido sono:
- Densità di semina: 3 dosi/ha = 150 semi/m² (per le varietà: 400-500 semi/m²)
- Profondità di semina: 1,5 – 2,5 cm
- Periodo di semina: anticipare se possibile
- Anticipare la prima concimazione azotata per favorire l’accestimento
- È possibile ridurre l’utilizzo di fungicidi rispetto alle varietà tradizionali
- Per fieno: raccogliere in fase di botticella/fioritura fino a maturazione lattea
Sorgo, un successo in continua crescita
Il sorgo, grazie anche alle ultime novità genetiche, sta incrementando la sua superficie di anno in anno nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, a dimostrazione delle eccezionali peculiarità di resilienza di fronte ai cambiamenti climatici. Un confronto agronomico tra mais e sorgo svolto da Gabriele Gasbarrini su 25 aziende agricole in Pianura Padana dimostra come il sorgo abbia una maggiore sostenibilità economica rispetto al mais.

I principali punti di forza del sorgo sono il minore uso di insetticidi, l’assenza di irrigazione ed essiccazione e l’esigenza inferiore di azoto rispetto al mais. Anche a livello di impatto ambientale il sorgo è vincente, dato che le sue emissioni (in kg CO2 Eq) sono 1851 contro 2854 del mais.
Le regole d’oro per alte produzioni
- Il seme di sorgo pesa circa 25 grammi per 1000 semi. Perciò una buona preparazione del letto di semina favorirà un’emergenza uniforme e ottimale.
- Per favorire una rapida emergenza è necessario attendere temperature giornaliere medie di almeno 12 gradi che corrispondono normalmente al mese di Aprile.
- Per ottenere una germinazione ideale, si può seminare con temperature medie di 18-19°.
- Trattare in post-emergenza precoce dalla 1° alla 3° foglia.
- Investire il corretto numero di piante è una delle chiavi per massimizzare i profitti e gestire al meglio le pratiche agronomiche. Semine troppo dense potrebbero limitare la tenuta all’allettamento, e viceversa semine troppo rade possono causare perdite di potenziale produttivo.
- Concimazione: se necessario è possibile somministrare fosforo e potassio alla semina. Per l’azoto distribuire circa il 30% alla semina, mentre il rimanente 70% in una o più frazioni quando la piantina di sorgo ha raggiunto un’altezza di 35 cm.
- Varietà a fioritura precoce consentono di sfuggire al “grande caldo” e riducono il rischio di aborto fiorale.
- Prediligere varietà con abbondante eserzione del panicolo.
- Vi sono varietà che si differenziano per il contenuto proteico che possono essere predilette per la filiera diretta nel territorio Parmigiano Reggiano.
Le prove in campo del CRPA su sorgo e orzo
Alessandro Zatta del CRPA ha presentato i dati produttivi del confronto varietale di sorgo e orzo nell’areale di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano e i dati relativi a prove di concimazione con liquami a confronto con la concimazione chimica per una filiera più sostenibile.


Le prove in campo hanno confermato le potenzialità produttive attese, con ottime rese medie di 63 ql/ha per il sorgo e di 65 ql/ha di orzo (con una punta di 78 ql/ha di SU Ellen) e apporti di 90 kg/ha di azoto.
Sorgo e orzo sono colture che rispondono egregiamente all’apporto di liquame al posto dei concimi chimici. Sull’orzo le maggiori produzioni si sono ottenute con liquame in bande in due epoche (febbraio e marzo) e sul sorgo in una sola epoca di spandimento (maggio).


Infine una notizia che deve far riflettere: un’indagine del CRPA su un campione di consumatori dimostra che il 63,8% è disposto a pagare di più un Parmigiano Reggiano prodotto con mangimi locali più sostenibili nell’alimentazione delle bovine.


