Quaderno di campagna 5.0, è guerra aperta Coldiretti-Confagricoltura

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«Affidati al Quaderno 5.0 di Consorzi Agrari d’Italia (CAI) a partire da 97 euro. Zero preoccupazioni, in campo solo passione». All’ottimismo di Coldiretti (CAI è territorio loro) fa da contraltare la replica di una buona parte delle sezioni regionali di Confagricoltura, che chiedono a gran voce agli assessori di convincere il Ministero dell’agricoltura e Agea di semplificare gli obblighi connessi al quaderno 5.0 e di limitarli a quanto richiesto dall’Ue, cioè un’informativa solo sull’utilizzo degli agrofarmaci, obbligatoria però dal 1° gennaio 2026.

Confagricoltura: “Ulteriori costi per l’agricoltore”

Ancora una volta le due principali organizzazioni agricole professionali italiane sono su sponde opposte, ma in questo caso sembra evidente che sia Confagricoltura a cercare di tutelare gli agricoltori. L’associazione sottolinea infatti che i dati richiesti da Agea su ben 11 “attività” agricole non potranno che essere gestiti con grande difficoltà dai centri di assistenza. Tutto ciò si tradurrà in ulteriori oneri economici per l’imprenditore agricolo, che sta già soffrendo per le difficoltà che incontra sul piano produttivo (vedi cambiamento climatico) e sul mercato.

Per il CAI, solo grandi vantaggi

Dall’altro versante il CAI (Consorzi Agrari d’Italia) afferma che il quaderno 5.0 è obbligatorio dal 1° gennaio 2025, anche se in realtà ci sono ancora molte questioni aperte (ne abbiamo parlato in un recente articolo). Inoltre il CAI sostiene che il quaderno sia uno strumento innovativo che tutela i consumatori, garantendo tracciabilità e conformità delle pratiche agricole. Inoltre, sottolinea il CAI, il quaderno 5.0 offre importanti vantaggi anche agli agricoltori, come per esempio:

  • Dati sempre aggiornati e accessibili in un unico luogo
  • Maggiore efficienza gestionale
  • Conformità normativa semplificata

Insomma, «ci pensiamo noi di CAI al tuo Quaderno di campagna» si legge nel sito dedicato: basta pagare.

Tutte le informazioni richieste all’agricoltore

Per chi ancora avesse dubbi sulla mole di dati che l’agricoltore deve raccogliere, li riassumiamo di seguito.

  1. Piano di coltivazione grafico: parcella agricola di riferimento, data inizio e fine conduzione, uso del suolo.
  2. Eventi colturali: identificativo appezzamento, fasi colturali, fasi fenologiche.
  3. Trattamenti su colture: data del trattamento fitosanitario, prodotto utilizzato e modalità di esecuzione.
  4. Trattamenti su prodotti agricoli: data del trattamento, numero reg. formulato.
  5. Trattamenti su sementi: data/ora del trattamento fitosanitario, quantitativo trattato, modalità di esecuzione.
  6. Fertilizzazione organica: classificazione fertilizzante, modalità di applicazione, superficie interessata.
  7. Fertilizzazione chimica: tipo di fertilizzante usato, superficie interessata, modalità di distribuzione.
  8. Registro irrigazioni: superficie interessata, fertirrigazione, modalità di distribuzione.
  9. Stoccaggio: identificativo del sito.
  10. Macchinari: identificativo macchinario, data controllo funzionale.
  11. Operatori: ruolo, anagrafico operatore, numero di certificato abilitazione del patentino o certificato abilitazione rilasciato da Regioni o Province autonome.

Per l’agricoltore solo incertezze

La partita è ancora aperta e vedremo alla fine chi la spunterà. In ogni modo, come è accaduto per tanti aspetti controversi della Pac, un fatto è certo: all’agricoltore non si forniscono mai certezze sul comportamento che deve tenere nei confronti della burocrazia, per evitare poi di pagare dazio.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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