Quinoa italiana in filiera, un’opportunità agronomica e di reddito

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Si chiama quinoa, è una pianta erbacea della stessa famiglia degli spinaci e il suo pezzo forte, dal punto di vista dietetico e alimentare, sono i suoi semi chiamati “grano de oro” dalle popolazioni Inca e Maya che l’hanno scoperta. La quinoa è un’ottima fonte di nutrienti, alla pari dei cereali, ma anche di proteine nobili, aminoacidi essenziali, fibre, grassi polinsaturi e minerali. Inoltre si tratta di un alimento senza glutine e questo la rende un prodotto sempre più ricercato dai consumatori.

Quin, dal seme alla tavola

Da alcuni anni la quinoa si coltiva anche in Italia grazie alle intuizioni e all’impegno di Sebastiano Tundo, fondatore dell’azienda agricola Quin di Argenta, che ha creato una vera e propria filiera sostenibile, dal chicco alla tavola, coltivando e facendo coltivare nel 2024 ben 450 ettari in diverse regioni d’Italia per 700 tonnellate di prodotto commercializzato.

Come ogni anno, per far conoscere la quinoa Tundo ha organizzato la tre giorni “Quinoa in festa”, presso il suo agriturismo Agrilocanda Val Campotto ad Argenta, dove si possono degustare piatti a base di quinoa e acquistare nella bottega i tanti prodotti realizzati da Quin a base di quinoa italiana: farina, chicchi, fiocchi, vari tipologie di pasta, gallette, sneqquini e la birra.

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Alcuni prodotti a base di quinoa, dagli snacks alla birra.

Perché coltivare la quinoa

Quin si occupa di organizzare la produzione e la raccolta della quinoa con contratti di coltivazione, oltre ad assicurare un’assistenza agronomica qualificata. Quindi, coltivare la quinoa rappresenta un’ottima opportunità per gli agricoltori, dato che è una pianta che si adatta a condizioni anche estreme di siccità, di temperatura e di salinità del terreno. Questo la rende una pianta rustica e con un’ampia adattabilità di coltivazione. I due fattori che possono maggiormente vincolare la sua coltivazione sono i ristagni idrici e l’esposizione a gelate, soprattutto durante la fase di fioritura.

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Le varietà di quinoa seminate da Quin sono a basso tenore in saponina e quindi non vengono decorticate, mantenendo così una maggiore concentrazione di minerali, fibre e proteine del chicco e un sapore più gustoso rispetto alla quinoa importata.

Semine precoci e poi un secondo raccolto

La quinoa è una coltura da rinnovo a semina primaverile (meglio ancora se la semina avviene a fine inverno, tra fine febbraio e inizio marzo) e il suo ciclo vegetativo può variare dai 120 giorni fino ai 210 giorni, in base alla varietà. Nell’areale del centro-nord Italia può essere più idoneo un ciclo medio-corto, per permettere una raccolta a fine estate e così predisporre anche un secondo raccolto.

La distanza di semina varia da 20 a 40-50 cm tra le file ed è di 5-10 cm sulla fila, con profondità di semina di 1-3 cm.

PLV media: 3000 euro/ettaro

La PLV media della quinoa si aggira su 3000 euro/ettaro, considerando una produzione di 20 quintali/ettaro al prezzo di 150 euro/quintale e il costo di coltivazione che non supera i 1200 euro/ha. Come ha detto Vincenzo Tabaglio dell’Università di Piacenza, nel convegno di apertura della tre giorni “Quinoa in festa”, la quinoa è una pianta che si inserisce perfettamente nei percorsi agronomici sostenibili che il cambiamento climatico ci impone, essendo coltura poco esigente sia di nutrienti sia di acqua.

La quinoa costituisce certamente un’opportunità di diversificazione colturale per l’agricoltore, che può partire anche solo con 3-4 ettari, mettendosi al riparo dalle incognite del mercato. Questo perché esiste un acquirente, la Quin di Sebastiano Tundo, che fornisce il seme e acquista il raccolto dall’agricoltore, preoccupandosi successivamente della complessa lavorazione del seme e della produzione della materia prima per la trasformazione.

Sebastiano Tundo
Sebastiano Tundo di Quin, la filiera della quinoa italiana.

Qual è l’areale di coltivazione attuale della quinoa gestita da Quin? «Abbiamo coltivazioni un po’ in tutta Italia – dice Sebastiano Tundo – e ci siamo spinti anche nel sud Italia. Il prossimo passo sarà quello di consolidare i rapporti con le OP, le organizzazioni dei produttori, per cercare di concentrare meglio le produzioni dal punto territoriale e aumentare l’ettarato, visto che la richiesta del mercato è decisamente in aumento e abbiamo bisogno di più materia prima».

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


One comment

  • M Francesca Casarin

    22 Dicembre 2024 at 12:20 pm

    Io vorrei sapere se si può coltivare nell’orto ad uso familiare. Grazie mille

    Reply

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