Semina su sodo per grano e orzo: prepariamoci alla nuova Pac

Semina su sodo per grano e orzo: prepariamoci alla nuova Pac

La cartina qui sotto riporta, con alcuni esempi regionali, il valore dei contributi per ettaro riservati agli agricoltori che sostituiscono l’aratura con le lavorazioni conservative e la semina delle cover crops.

Gli importi attuali sono già consistenti, ma lo saranno ancora di più con la nuova Pac che prenderà avvio nel 2023. Il motivo è semplice.

Le lavorazioni che fanno bene all’ambiente e al portafogli

Il sodo e le minime lavorazioni abbinate alla semina delle cover crops sono pratiche agronomiche che consentono di raggiungere quei benefici ambientali che l’Unione europea richiede all’attività agricola, come la diminuzione delle emissioni di gas serra, il sequestro della CO2, il risparmio di combustibili, il controllo dell’erosione, l’eliminazione della lisciviazione dei nutrienti, l’aumento progressivo della fertilità e dell’attività biologica dei suoli. A tutto ciò si deve aggiungere la diminuzione dei costi per l’agricoltore, che si avvantaggia di minori passaggi, con meno ore di lavoro e un taglio netto alle spese di gasolio.

Con la nuova Pac è verosimile che sarà la tecnica della semina su sodo che otterrà, come è anche oggi, i contributi maggiori, quindi è opportuno che l’agricoltore si prepari sin dalla campagna 2021 a beneficiare dei contributi futuri, anche se nei due anni di transizione (2021 e 2022) verranno emessi ancora nuovi bandi per la misura 10.

Ma non è solo questione di incassare i premi. Si tratta soprattutto di contribuire, orgogliosamente come mondo dei produttori agricoli, a migliorare il nostro ambiente come stanno già facendo gli altri settori produttivi.

Quali colture si possono seminare su sodo

Oltre alle foraggere, le colture estensive che hanno dimostrato di avvantaggiarsi della semina su sodo sono, senza tema di smentita, i cereali vernini. Esperienze di agricoltori in ogni areale d’Italia dimostrano che grano tenero e duro, orzo, triticale eccetera non vengono affatto penalizzati dalla semina su sodo.

Il sodo non si inventa da un anno all’altro

Prima che si sollevino le più feroci critiche a questa nostra affermazione (quanti di voi stavano già per aprire Facebook e scrivere che per produrre grano bisogna arare?), va sottolineato con forza come la transizione dalle lavorazioni convenzionali al sodo sia un passaggio che richiede molta attenzione ed elevata capacità professionale. Siamo stati infatti testimoni di tanti insuccessi del sodo generati solo dall’improvvisazione dell’agricoltore, che non ha predisposto i terreni alla nuova tecnica e/o che ha scelto seminatrici non idonee alla propria realtà aziendale.

Quali terreni sono adatti al sodo

Innanzitutto va detto che, per quanto riguarda la granulometria dei suoli, non solo i terreni sabbiosi e di medio impasto, ma anche quelli argillosi, purché ben strutturati, hanno un’ottima propensione alla semina su sodo. I terreni più difficili sono quelli decisamente limosi (più del 70% di limo), soprattutto se calcarei e carenti di sostanza organica, che quindi mancano di struttura. In questo caso è bene applicare la minima lavorazione senza tentare il sodo.

Come ci si prepara all’applicazione del sodo

Venendo a mancare l’azione curativa dell’aratro che “tutto sistema” – comprese le superfici più massacrate dalle ormaie, dai calpestamenti e dai compattamenti – la prima cosa da fare è quella di evitare il transito di mezzi pesanti in condizioni di umidità del suolo, lasciando i carri di raccolta delle granelle sulle cappezzagne e pretendendo dai contoterzisti che le mietitrebbie siano dotate di gomme galleggianti e di spargipula.

Un’altra condizione importante per eseguire bene la semina su sodo è poi l’uniforme distribuzione sulla superficie dei residui colturali. Quindi massima attenzione: per passare al sodo bisogna disporre di un terreno strutturato, non compattato e neppure percorso da profonde impronte delle gommature.

Se il terreno si presenta in queste condizioni con profonde ormaie, è bene rimandare l’applicazione del sodo e adottare una minima lavorazione, per esempio con un erpice Kverneland Qualidisc.

Se l’annata non lo ha consentito, meglio rimandare di un anno e nei casi limite seminare medica o altre foraggere per almeno due anni, che è la premessa ideale anche nelle condizioni di terreno più difficili (vedi i suoli limosi e non strutturati).

Va ricordato che l’adozione vincolante del sodo, così come della minima lavorazione, nell’ambito degli impegni della misura 10 lascia spazio a una deroga nel caso vi siano situazioni pedoclimatiche particolari a seguito di andamenti climatici avversi. In questi casi, infatti, all’agricoltore è lasciata la facoltà di effettuare decompattamenti come operazioni di soccorso, ma solo con attrezzi dotati di ancore che lavorino al massimo a 35-40 cm di profondità e che non siano però i classici ripper, chisel e simili, che hanno il difetto di provocare un disturbo eccessivo al suolo e che quindi non sono ammesse.

Decompattatore Kverneland CLI, ideale per un’operazione di soccorso “una tantum”, consentita come deroga in caso di situazioni eccezionali dalla misura 10 “Agroambiente” del Psr.
L’attrezzo lavora sino a 40 cm di profondità e richiede una potenza di 25 HP per dente. Può essere a 4 o 6 denti con larghezza di lavoro di 3 metri, oppure a 6-8 denti con larghezza di lavoro di 4 metri. Questo attrezzo effettua il cosiddetto “vertical tillage”.

Il ruolo delle cover crops

Sulle cover crops abbiamo scritto molti articoli sul nostro sito, quindi troverete tutte le indicazioni pratiche sulla scelta della specie e come terminarla. Qui vogliamo solo ribadire un concetto importante: non si può fare con successo semina su sodo in maniera continuativa, senza utilizzare le cover crops. Il concetto è che il terreno deve essere coperto lungo tutto l’arco dell’anno per raggiungere in fretta un nuovo equilibrio strutturale e microbiologico.

Un miscuglio di Avena strigosa e Veccia sativa, esempio di cover crops autunno-vernina.

Quali caratteristiche deve avere la seminatrice da sodo

La scelta corretta della seminatrice da sodo è responsabile di almeno il 50% del successo di questa tecnica. La macchina deve essere in grado di “tagliare il terreno” e il residuo colturale, depositare il seme e “chiudere il solco”. Sembrano banalità, ma non lo sono affatto: non tutte le seminatrici, infatti, fanno bene queste tre operazioni. Quindi è la macchina che deve adattarsi al terreno e non il terreno alla macchina, come invece avviene con l’aratura.

La nuova seminatrice da sodo Great Plains

Kverneland ha portato sul mercato una seminatrice portata da sodo molto versatile: la Great Plains 3P1006NT.

La nuova seminatrice da sodo Great Plains 3P1006NT di Kverneland.
La parte posteriore della seminatrice da sodo Great Plains di Kverneland, con le due ruote carrellate.

Come si vede dalla foto, la seminatrice è dotata di due ruote posteriori che garantiscono grande stabilità anche in pendenza e supportano il sollevatore del trattore. Inoltre, un assale sterzante permette grande manovrabilità e grande robustezza.

Altro aspetto non secondario è che questa seminatrice è adatta a trattori di bassa potenza.

Il gruppo di semina. Da sinistra a destra: il disco ondulato di grande diametro che taglia il terreno, i due dischi di semina con premiseme Keeton e le due ruote gommate premiseme.

Un tubo unico permette al seme di essere convogliato ai doppi dischi di semina, evitando sbattimenti, per una deposizione a profondità costante sulla banda di semina formata dai dischi.

Il disco ondulato Turbo Coulter da 432 mm, che apre il solco di semina lasciando da parte i residui colturali.

L’apertura del taglio di semina, fattore chiave per il sodo, è effettuato da dischi da 432 mm di diametro con una particolare forgiatura ondulata all’estremità che lavora il terreno in modo orizzontale, aprendo un solco pulito da residui colturali. La pressione a terra esercitata dai dischi può essere regolata dai 180 ai 250 kg.

Particolare dei dischi gommati che compattano il terreno all’interno del solco dopo la deposizione del seme, per un perfetto contatto con il terreno e la sua umidità, fattori decisivi per una pronta nascita.

La profondità di semina può essere regolata da 6 mm sino a 102 mm. Con un semplice regolatore a T sono praticabili sino a 18 regolazioni.

Il sistema premiseme Keeton permette di massimizzare il contatto tra il seme e il terreno umido. La chiusura del solco è affidata alle ruote in gomma copriseme che permettono di mantenere anche una profondità di semina costante.

Le due tramogge della Great Plains per seme e concime o per semi diversi.

La seminatrice può essere allestita con tre differenti tipi di tramoggia per tre differenti tipi di semi che lavorano a tre ratei differenti e anche a profondità diverse. La seconda tramoggia, oltre a quella del seme, può essere utilizzata per il concime o per le cover crops con semine e concimazioni contemporanee.

I tre differenti tubi convogliatori di semi e concimi. Il concime può essere localizzato sopra il seme, insieme al seme oppure di lato tra le file.

Tubi di caduta diversi vengono utilizzati per ogni tipo di tramoggia per garantire tre differenti ratei, con tre differenti profondità di lavoro.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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3 comments

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  1. Zurzon
    Zurzon 30 Gennaio, 2021, 13:28

    Ma smettete di raccontar balle alla gente , nello specifico agli agricoltori ,. Sono trenta anni che si attuano semine su sodo , dite piuttosto che nn sempre è possibile farle , granulometria e composizione del terreno , stagionalità , attrezzature etc etc concorrono a rendere nn sempre facile questa tecnica , che tra l’altro comporta anche implicazioni legate alle infestanti , quindi difficoltà nell’intervento erbicida , presenza di problematiche legate al maggiore sviluppo di crittogame ….mi fermo ma ribadisco una serie di problemi che complicano tecnicamente , in alcuni casi , la realizzazione del masso tornaconto ( plv) aziendale

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  2. Mameli Pierpaolo
    Mameli Pierpaolo 31 Gennaio, 2021, 09:49

    Molto interessante vorrei avere notizie a riguardo la semina su sodo per foraggere

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  3. Fabio
    Fabio 1 Febbraio, 2021, 10:39

    Ci sono altri aspetti positivi affinché i trattamenti su sodo non si tramutino dopo la.semina con diserbanti più aggressivi.
    Gli aspetti positivi ulteriori sono quelli di permettere agli animali uccelli o mammiferi di cibarsi o nascondersi nel suolo per le stagioni invernali.
    Nel primo caso alla ricerca dei semi rimasti a terra, per il secondo per il rifugio degli stessi alla ricrescita delle erbacee in mancanza di grandi ripari

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