Soia, come avere successo col secondo raccolto

Soia, come avere successo col secondo raccolto

L’andamento dei mercati, con elevati prezzi della soia che non si vedevano da decenni, avrà l’effetto di moltiplicare ben oltre le più rosee previsioni le semine di secondo raccolto, dopo i cereali vernini. Ma il rinnovato interesse di quest’anno per la soia deve mantenersi costante nel tempo, anche al di là delle vicende dei mercati, perché questa leguminosa sarà una delle protagoniste indiscusse della nuova Pac, che partirà il 1° gennaio 2023. Come leguminosa e proteica, la soia sarà infatti al centro dei nuovi eco-schemi che premiano gli agricoltori che la introducono in rotazione con i cereali, ma anche dei nuovi crediti di carbonio, per i benefici che la soia apporta al suolo e per il suo contributo al sequestro di CO2.

I punti chiave per scegliere la varietà giusta

Una delle maggiori preoccupazioni dell’agricoltore che affronta il secondo raccolto di soia è la scelta della varietà giusta. «Partiamo da due concetti di base – afferma Piero Ciriani, direttore del business sementi di Sipcam Italia – che le varietà devono garantire: un alto potenziale produttivo, nonostante un ciclo forzatamente raccorciato, e una grande adattabilità alla zona di coltivazione. Da qui discendono alcune caratteristiche fondamentali che possono consentire il pieno successo dei secondi raccolti di soia. Prima di tutto uno spiccato early vigor, cioè pronta germinazione ed emergenza e un rapido sviluppo delle prime fasi vegetative per una rapida copertura, strategica nella lotta alle infestanti e per la limitazione dell’evapotraspirazione del terreno. Sono inoltre necessarie una buona fertilità delle piante e nella fase finale del ciclo una completa traslocazione dei sintetati dalle foglie ai semi, associate a una rapida e completa defogliazione per una veloce perdita di umidità dei baccelli alla raccolta».

Oltre alla produttività e all’adattabilità, le varietà di soia per i secondi raccolti debbono garantire rapida e completa defogliazione e veloce perdita di umidità dei baccelli.

Quale gruppo di maturità?

Ora approfondiamo nella pratica la scelta del gruppo di maturità più adatto ai secondi raccolti. Afferma Filippo Lazzari, field marketing soia di Sipcam Italia: «Consideriamo i gruppi 0+ e 1- la scelta più diffusa, ma nelle aree del nord-est come in Friuli o nel veneziano per i secondi raccolti si usano anche varietà del gruppo 1, perché o la tipologia dei terreni o il clima più favorevole lo consentono. È evidente che in presenza di terreni argillosi o limosi, dove se piove si può entrare in campo solo dopo una settimana, non ci si può permettere di optare per cicli troppo lunghi».

I secondi raccolti producono meno?

Ma c’è da aspettarsi una riduzione di produzione significativa rispetto ai primi raccolti di soia? «Non necessariamente – afferma Ciriani – una varietà di ciclo più lungo produce di più. Tutto dipende dalle caratteristiche agronomiche, dall’adattabilità all’ambiente di coltivazione e un po’ dall’andamento climatico. Per quanto riguarda le varietà di soia di Sipcam Italia, per i secondi raccolti la scelta si concentra principalmente su EM Neve (gruppo 0+) e su Eiko (gruppo 1-). In particolare EM Neve, varietà a ilo bianco e buon tenore proteico, perfettamente adatta anche alle filiere food, può essere seminata sino ai primi giorni di luglio. Ma entrambe sono varietà con un elevato potenziale produttivo, che hanno dimostrato di adattarsi molto bene alle diverse condizioni pedo-climatiche».

«Un’altra varietà consigliata per semine entro metà giugno è NAV555, varietà di gruppo 1 che unisce all’ottimo potenziale produttivo caratteristiche uniche della granella, ricercate e premiate dalle filiere alimentare e zootecnica che necessitano di materie prime di qualità superiore», conclude Ciriani.

I consigli sull’agrotecnica

Quali sono i principali consigli di agrotecnica per la soia in seconda semina? Risponde Lazzari: «Per quanto riguarda la preparazione del letto di semina, sono da preferire tecniche come la minima lavorazione o la semina su sodo, che garantiscono la tempestività necessaria e salvaguardano l’umidità del suolo, ovviamente laddove le condizioni del terreno non risultino compromesse dalle macchine da raccolta dei cereali vernini».

La minima lavorazione, per esempio su residui di frumento, è la tecnica ideale di preparazione del letto di semina per la soia di secondo raccolto.

«In generale – prosegue Lazzari – seminando in secondo raccolto si consiglia di puntare alle 45 piante/mq, incrementando leggermente l’investimento di circa il 10-15% rispetto allo standard del primo raccolto, utilizzando seminatrici di precisione. Per la concimazione, l’esperienza di questi anni ci porta a indicare come vincente la tecnica di distribuzione attraverso il micro-granulatore della seminatrice. In secondo raccolto a fine giugno le piante sono subito stimolate a fiorire e i maggiori fabbisogni sono immediati. Un prodotto come Umostart Cerealis alla dose di 30 kg/ha, che contiene fosforo, zolfo, azoto e zinco, distribuito ottimizzando gli interventi, fornisce il giusto supporto garantendo inoltre pronte partenze e buone radicazioni».

Un prodotto microgranulare da distribuire alla semina come Umostart Cerealis è ideale per favorire rapide e uniformi emergenze delle piantine di soia.

Conclude Lazzari: «Per quanto riguarda la lotta alle infestanti, quando è necessario ci si può limitare a un trattamento di post-emergenza. Un ultimo suggerimento: la fase finale di riempimento dei baccelli è la più importante ed è necessario permettere la completa traslocazione dei fotosintetati prodotti dalla pianta ai semi; ecco quindi che un intervento irriguo in questo momento decisivo è fortemente consigliato».

Evitare l’utilizzo di seme aziendale

Un’annotazione finale è d’obbligo per quanto riguarda l’uso del seme aziendale, una pratica purtroppo ancora diffusa tra gli agricoltori. Considerando anche l’andamento stagionale dello scorso anno, il seme di soia autoriprodotto in azienda risulta molto compromesso ed è facile che non riesca a garantire le giuste performance necessarie per puntare ad alte produzioni.

I prezzi di mercato della granella potrebbero suggerire di vendere quella di dubbia qualità, ancora rimasta in azienda e in vista dei secondi raccolti acquistare seme certificato e garantito dalle società sementiere, una prassi che dovrebbe costituire un obbligo di legge in un paese come l’Italia che punta a qualificare le proprie produzioni agricole nel contesto europeo.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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