Roberto Bartolini26 Giugno 20246min6780

Stalle per carne, più capi venduti se si cambia il sistema foraggero

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La riorganizzazione del sistema foraggero in campo e della razione in stalla ha permesso, a un’azienda che alleva 200 bovini di razza Piemontese da ingrasso, di vendere mediamente 14 vitelli in più all’anno, a parità di posti in stalla. L’aumento dell’accrescimento giornaliero dei capi e la riduzione della loro permanenza in stalla di 22 giorni, sono gli altri due fattori vincenti del cambio di strategia.

Un articolo comparso sulla rivista Stalle da Carne numero 2/2024 ha descritto il percorso virtuoso dell’azienda, iniziato nel 2020 con il cambio di passo in campo e in stalla.

Cosa è cambiato in campo

Nel grafico seguente, a sinistra vediamo la ripartizione delle colture prima e a destra dopo la riorganizzazione.

Il cambio d’uso delle colture (fonte: Stalle da Carne 2/2024)

Il mais da granella (31% della SAU) è stato sostituito con il mais pastone di spiga (45,8% della SAU). Sono due i vantaggi rispetto alla somministrazione di mais sotto forma di farina:

  • Si valorizza il tutolo, che è una fonte di fibra digeribile.
  • La tecnica dell’insilamento consente di aumentare la digeribilità ruminale dell’amido grazie alla degradazione delle zeine (che incapsulano l’amido di mais) che si verifica durante il processo di insilamento.

Il frumento, prima coltivato per vendere la granella e produrre paglia (23% della SAU), viene sostituito dall’orzo (21,9% della SAU), la cui granella viene totalmente inserita nella razione. Il loglio italico affienato (35% della SAU), che veniva tagliato allo stadio di fioritura avanzata e affienato, viene sostituito dal loglio italico sfalciato allo stadio di botticella (22,9% della SAU) e insilato in rotoballe fasciate. Questo sistema ha permesso di seminare il mais in secondo raccolto in epoca ottimale.

I prati permanenti rimangono nella stessa percentuale di SAU occupata, ma vengono tagliati più precocemente in primavera, verso fine aprile, poi ogni 35 giorni circa e insilati in rotoballe fasciate come fieno-silo.

Cosa è cambiato nella razione

Nel periodo 2018-2020 l’azienda impiegava una razione a secco con la quota energetica apportata interamente dalla farina di mais. La quota di proteine era fornita dalla soia integrale e dal distiller di frumento. La base foraggera era costituita unicamente da loglio italico affienato.

La vecchia razione alimentare del periodo 2018-2020 (fonte: Stalle da Carne 2/2024)

Con il cambio di razione, il loglio affienato è sostituito da loglio italico e dai prati sfalciati a stadi precoci e fasciati come fieno-silo. La quota proteica prima apportata dal distiller di frumento e dalla soia viene sostituita dalla proteina apportata dagli insilati di prato permanente. Una parte della farina di mais è sostituita dal pastone integrale di spiga e dalla farina di orzo.

La nuova razione alimentare nel periodo 2020-2023 (fonte: Stalle da carne 2/2024)

I risultati ottenuti in stalla

Questa strategia gestionale ha permesso di incrementare del 7% sulla s.s. la quota di foraggi della razione e di ridurre del 10% sulla s.s. la quota di concentrati proteici acquistati sul mercato. L’introduzione nella razione di foraggi di alta qualità ha permesso di aumentare l’ingestione di sostanza secca media in stalla di circa 1 kg. Nonostante questo, però, il costo alimentare medio giornaliero della razione si è mantenuto molto simile per i due periodi e pari a 2,60 euro/capo/giorno.

Sintesi dei risultati ottenuti prima e dopo il cambio di gestione foraggera (fonte: Stalle da Carne 2/2024)

La tabella qui sopra mostra che, a parità di posti in stalla, nel secondo periodo l’azienda ha venduto mediamente 14 vitelli in più. Il ricavo medio per vitello al netto dei costi alimentari (Iofc) è aumentato per posto stalla di oltre il 10% e quindi si è ridotta l’incidenza del costo alimentare per kg di peso vivo venduto su base annuale.

Cosa dice l’allevatore

Questa è la sintesi fatta su Stalle da Carne dall’allevatore: «Con il nuovo sistema foraggero il lavoro di raccolta dei foraggi è più semplice e diluito nel tempo, e abbiamo alimenti più omogenei tutto l’anno. In stalla sono diminuite le problematiche legate alla necrosi della coda e i sintomi di acidosi. Abbiamo venduto un numero di animali maggiore e i capi sono più omogenei per quanto riguarda l’ingrassamento e la conformazione»

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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