Terreni calpestabili dopo piogge intense? Solo quelli a strip tillage

I terreni percorsi da profonde ormaie ricolme di acqua, che continua a scendere dal cielo, rendono impraticabile per gli agricoltori la raccolta del mais e della soia ancora in campo, con le piante che in molti casi si avviano alla marcescenza. Ma chi ha già potuto raccogliere non si trova in situazioni più favorevoli. Infatti, sia chi a suo tempo ha arato ed erpicato, sia chi ha praticato la minima lavorazione con passaggi di erpici a dischi o combinati ad ancore, in questi giorni, se si azzarda a entrare nei campi, si trova ad affondare per decine di centimetri.

Invece la situazione è diversa e più favorevole dove il terreno è stato gestito da alcuni anni con la tecnica dello strip tillage, che significa lavorare a 15-20 cm di profondità solo la banda che verrà seminata, lasciando i residui della coltura precedente sulle strisce di terreno dove non si semina. I residui colturali, oltre a svolgere un’azione di contenimento sulla flora infestante, vengono degradati dai microrganismi del suolo, facendo aumentare anno dopo anno il tasso di sostanza organica, con il conseguente miglioramento della struttura del terreno che acquista così sempre maggiore portanza, consentendo di entrare in campo anche in condizioni difficili e senza provocare danni irreparabili al terreno.
Ottima produzione da un mais precoce
Di seguito mostriamo un esempio, inviatoci dal contoterzista Paolo Montana, di un terreno del lodigiano dove si è trinciato il 22 ottobre 2024, con il sistema Shredlage, un mais seminato il 18 luglio 2024 su trebbiatura di frumento in un unico passaggio a strip tillage, interrando 100 t/ha di refluo zootecnico al posto del concime chimico e senza nessun trattamento antipiralide. Da notare che la macchina raccoglitrice e il carro di raccolta non sprofondano, lasciando impronte leggere su un terreno dove sono scesi 250 mm di pioggia.
Ricordiamo che con il sistema Shredlage il mais viene trinciato estremamente lungo, fino a 30 mm. La profonda incisione dei chicchi e la robusta triturazione aumentano la percentuale di amido disponibile nel rumine.
Pur essendo un mais a ciclo corto di 90 giorni, con un investimento di 9 piante/mq finali, la produzione di trinciato ha raggiunto i 530 ql/ha, con il 29% di sostanza secca e ben il 32% di amido, che è un valore di tutto rispetto. È la dimostrazione che puntare sempre più su ibridi di mais a ciclo breve per contrastare il cambiamento climatico è una buona soluzione che non penalizza più di tanto la produzione, a patto di seguire i principi della buona agronomia. La moderna genetica ci viene in aiuto, quindi è necessario mettere in campo queste opportunità, senza dimenticare che l’obiettivo primario da qui in avanti deve quello di gestire il suolo con tecniche che aumentino la sua portanza.



