Trinciato di mais, come combinare alte rese e massima digeribilità

Quest’anno gli investimenti di superficie a mais, a differenza di quanto si prevedeva qualche mese fa, non diminuiranno. Quindi, alla vigilia di una nuova campagna che ci auguriamo migliore di quella passata, è opportuno sottolineare alcuni aspetti agronomici che sono stati illustrati da Giorgio Borreani dell’Università di Torino nel corso di un recente webinar organizzato da Edagricole e da Kws.
La stagione vegetativa si è ampliata
Da un’analisi dell’andamento dei gradi di somma termica nel mais a partire dagli anni ’80, la stagione vegetativa del mais ha registrato una continua crescita, cioè si è ampliata di circa il 30% rispetto a quella negli anni ’80, con un anticipo della fioritura addirittura di un mese. Lo stesso vale per la maturazione, per cui oggi si raccolgono dei trinciati già a metà agosto, mentre il periodo classico era nel mese di settembre.
Se questo trend comporta dei vantaggi, allo stesso tempo ha dei risvolti negativi, come per esempio quello di rendere la pianta più suscettibile ad attacchi di Aspergillus flavus e quindi di aflatossine. O di rendere necessarie due irrigazioni in più rispetto a 36 anni fa, perché l’evapotraspirazione è aumentata di oltre 160 mm.
Epoca di semina e produzione di trinciato
L’epoca di semina, che negli anni si è spostata sempre più in avanti, influenza la produzione di trinciato con un declino della potenzialità produttiva nel caso di semine dopo la seconda metà di maggio, come si vede nella figura seguente.

La scelta dell’ibrido è strategica
Molto importante è anche valutare bene la scelta del ciclo dell’ibrido da seminare in funzione della disponibilità idrica. Come si vede dalla figura seguente, dalla fine di maggio in poi è sempre preferibile puntare su classi FAO 400 e 500, che comunque garantiscono ottime produzioni minimizzando i rischi alla raccolta anche in funzione del cambiamento climatico in atto.

Come controllare le infestanti
Il controllo delle malerbe nel mais è fondamentale, perché con l’aumentare del numero di piante infestanti per metro quadro, ovviamente diminuisce la potenzialità produttiva (grafico di destra della figura sottostante). Come si vede, da 200 infestanti/mq in avanti la produzione scende drasticamente se non si effettuano i trattamenti. Per quanto riguarda le strategie di diserbo da applicare, dal confronto tra le cinque testate nella figura, si nota che il diserbo pre o post-precoce offre i migliori risultati produttivi di trinciato.

Rotazione con leguminose
Come suggeriscono la Pac oltre che la buona agronomia, sempre maggiore importanza riveste la rotazione colturale, in particolare se effettuata con leguminose, che favorisce una migliore gestione delle infestanti e una maggiore resa per ettaro (+12/13%) rispetto alle monosuccessioni lunghe. Nella figura seguente è riportato l’esempio della successione con erba medica.

Le dosi ottimali di azoto
Le dosi ottimali di azoto per trinciato e pastone vanno dai 180 ai 300-320 kg/ha in funzione delle potenzialità produttive del suolo, come si vede dal grafico seguente. Apporti superiori non determinano aumenti produttivi. Una concimazione calibrata con gli asporti permette di dimezzare l’urea in copertura e di ridurre il fosfato bioammonico e il cloruro di potassio, senza inficiare la resa produttiva.

Recentemente è stato valutato anche l’effetto di consorzi microbici che contengono diversi microrganismi o batteri o funghi micorrizici, che è più forte (8% in più di trinciato) sulle semine più avanzate e nelle aziende non zootecniche. Ma occorre ovviamente anche una valutazione economica per accertarne l’effettiva convenienza.
Scelta della giusta epoca di raccolta
Ma l’aspetto agronomico più importante è la scelta dell’epoca di raccolta del mais. Occorre valutare bene la linea del latte su 3-4 spighe per ogni area omogenea. Se si va verso maturazioni più avanzate per la valorizzazione dell’amido (60-70% di linea lattea), si può arrivare a raccogliere un 25% in più di energia.



