Xylella, la minaccia agli ulivi pugliesi si diffonde verso nord. Le nuove strategie di contrasto

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La Xylella continua a estendere il suo raggio d’azione verso le zone olivicole settentrionali della Puglia. Il primo caso dell’anno è stato rilevato in aprile a Minervino, confermato ufficialmente nei primi giorni di maggio dall’Osservatorio Fitosanitario regionale. A giugno, sei ulivi infetti sono stati scovati a Bisceglie nei pressi di un’area di servizio sull’A14. Il fronte si è spostato ulteriormente verso nord con nuovi focolai a fine luglio nella zona del Dolmen di Bisceglie, nei pressi della SS16 Bis, fino ad arrivare alla scoperta di ulivi positivi a Palese (all’interno dell’aeroporto) e a Modugno nei pressi dell’A14. In occasione di Ferragosto un nuovo caso è emerso a Giovinazzo, sempre in prossimità della SS16 Bis. Di fronte a questa espansione, si teme un coinvolgimento prossimo anche di aree come Bitonto, Corato e Andria, importanti centri dell’olivicoltura pugliese.

Cos’è la Xylella

La Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno che colonizza i vasi conduttori delle piante, bloccando la circolazione della linfa e portando al disseccamento rapido degli ulivi. Introdotto in Puglia nel 2013, si è diffuso progressivamente causando danni enormi al patrimonio olivicolo, con milioni di piante seccate o abbattute. È considerato uno dei patogeni vegetali più pericolosi al mondo, perché colpisce non solo l’olivo ma anche altre specie vegetali, rendendo difficile l’eradicazione e obbligando a strategie di contenimento severe.

Contromisure: abbattimenti e monitoraggio rafforzato

Per ogni focolaio accertato, le autorità competenti hanno attuato misure di contenimento drastiche: abbattimento immediato dell’ulivo infetto e delle piante entro un raggio di circa 50 metri, oltre a un monitoraggio intensificato su una fascia di 2,5 chilometri. Fortunatamente, i migliaia di campionamenti effettuati nelle aree di controllo non hanno finora riscontrato ulteriori esposizioni alla malattia.

Si ipotizza che la rapida diffusione del batterio sia favorita non solo dagli insetti vettori naturali, ma anche da spostamenti legati al traffico e ai trasporti — un aspetto già segnalato dalle associazioni di categoria, che hanno richiesto il potenziamento dei controlli soprattutto lungo le arterie stradali veloci.

Strategie alternative: convivere con la Xylella

L’approccio dell’abbattimento non è l’unico paradigma possibile: alcune realtà imprenditoriali in Puglia hanno scelto di sperimentare pratiche agronomiche innovative e sostenibili volte alla convivenza con il batterio, evidenziando come vi siano margini di intervento oltre la distruzione degli olivi. Un esempio emblematico è quello dell’azienda Curtimaggi di Grottaglie (Taranto), che ha adottato protocolli agronomici minimamente invasivi, mantenendo il terreno in partziale inerbimento e limitando l’aratura profonda per proteggere l’acqua nel suolo. Seguendo il protocollo del fitopatologo Marco Scortichini, l’azienda effettua trattamenti sulla chioma con biofertilizzanti a base di zinco, rame e acido citrico, che – pur non debellando la Xylella – consentono agli alberi di restare produttivi.

I protocolli sono stati testati con successo in collaborazione con istituti come l’Università del Salento (analisi NMR) e il CNR di Bari (osservazioni satellitari). Inoltre, altri ricercatori come Giusto Giovannetti e Marco Nuti hanno sperimentato inoculi microbici per rigenerare la rizosfera e migliorare la resilienza delle piante nei confronti dello stress. Anche metodi come NuovOlivo, basati su estratti vegetali attivati, o Nutrixgold, un concime fogliare biologico, hanno dimostrato potenzialità nel mantenere in vita gli alberi e favorirne la produzione.

Tuttavia, nonostante i risultati promettenti, queste tecniche non sono ancora state pienamente accettate dagli organi istituzionali regionali come l’Osservatorio Fitosanitario o il CNR di Bari, che finora ne hanno osteggiato l’adozione su larga scala.

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