Roberto Bartolini20 Gennaio 202210min14592

Agro-fotovoltaico: guida per ottenere reddito e sostenibilità

agro-fotovoltaico

In un nostro recente articolo abbiamo parlato della caccia di terreni agricoli da parte delle multinazionali dell’energia per installare pannelli fotovoltaici, che il nostro governo si appresta a contrastare per evitare dannose speculazioni. Ma a parte queste storture che vanno rimosse, non c’è dubbio che un agro-fotovoltaico “fatto bene” in Italia potrebbe avere un suo spazio, soprattutto in aree difficili e marginali dove le colture non offrono un reddito adeguato. Per questo consigliamo la lettura delle “Linee guida per l’applicazione dell’agro-fotovoltaico in Italia” redatto da undici enti e società, dal quale riportiamo i concetti principali.

Cosa rappresenta l’agro-fotovoltaico

I sistemi agro-fotovoltaici costituiscono un approccio strategico e innovativo per combinare il solare fotovoltaico (FV) con la produzione agricola e/o l’allevamento zootecnico e per il recupero delle aree marginali. La sinergia tra modelli di agricoltura 4.0 e l’installazione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione potrà garantire una serie di vantaggi, a partire dall’ottimizzazione del raccolto e della produzione zootecnica, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, con conseguente aumento della redditività e dell’occupazione.

Solo pannelli alzati da terra

L’aumento di potenza per singolo pannello (ormai siamo sulla soglia dei 600W per pannello installato standard rispetto ai 240W tipici dei pannelli montati durante i primi conti energia) consente di posizionare i pannelli a una distanza tra una fila e l’altra tale da consentire l’accesso di mezzi agricoli e la coltivazione del fondo nelle interlinee. Con sistemi di supporto alle decisioni (DSS) dedicati, si potrebbe valutare l’irraggiamento minimo da ottenere per garantire una buona crescita di opportune colture agricole.

La presenza di pascolo tra le fila dei pannelli o nelle aree sottostanti potrebbe favorire le pratiche agro-zootecniche all’interno di campi agro-fotovoltaici.

Come sono fatte le strutture dell’agro-fotovoltaico

La struttura, nota anche come “tracker”, può avere due diverse configurazioni: monoassiale e biassiale.

  • Gli inseguitori solari monoassiali sono i più diffusi e catturano le radiazioni solari ruotando intorno al proprio asse nord-sud durante il corso della giornata (movimento da est a ovest).
  • Gli inseguitori biassiali presentano due assi di rotazione perpendicolari tra loro che permettono, attraverso un sofisticato sistema elettronico, di porre i pannelli puntati costantemente nella direzione del sole, al variare delle ore della giornata e delle stagioni.

Le dimensioni permettono l’attività agricola

Le singole installazioni dell’agro-fotovoltaico hanno dimensioni ottimizzate per i relativi appezzamenti. Le strutture variano da un minimo di 2,2 metri fino a un massimo di 5 metri di altezza e hanno un distanziamento medio interfilare di 6 metri. L’impianto permette quindi di non entrare in competizione con l’uso agricolo dei terreni poiché in ogni tipologia di configurazione, la disposizione, le opportune geometrie fisse o mobili, l’altezza e il distanziamento sono tali da non incidere sulla normale attività agricola. Inoltre è possibile aumentare l’intervallo tra i trackers per lasciare liberi corridoi a riposo per avvicendamenti colturali e per pratiche di manutenzione programmata, anche con il supporto di tecniche di precision farming.

Secondo alcuni studi condotti da Enea, l’80-90% dei terreni sotto gli impianti agro-fotovoltaici può essere coltivato con pratiche standard e comuni macchinari agricoli.

Come beneficiare degli incentivi statali per l’agro-fotovoltaico

L’articolo 31 comma 5 del decreto 77/2021, convertito con la legge 108/2021 “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, ha affermato quali sono le caratteristiche utili dell’impianto agro-fotovoltaico al fine di coniugare la produzione agricola con la produzione di energia green, e dunque per essere ammesso a beneficiare delle premialità statali.

Nel dettaglio, gli impianti agro-fotovoltaici sono impianti che «adottino soluzioni integrative innovative con montaggio di moduli elevati da terra, anche prevedendo la rotazione dei moduli stessi, comunque in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione». Inoltre, sempre ai sensi della citata legge, gli impianti devono essere dotati di «sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate».

L’agro-fotovoltaico si inserisce nel concetto di multifunzionalità

L’agro-fotovoltaico si inserisce a pieno titolo nell’ottica di multifunzionalità dei sistemi agricoli, aumentando la possibilità di utilizzare nuovamente e in modo sostenibile una gran parte delle superfici agricole, ormai non più coltivate per la loro bassa redditualità. Ciò sarebbe sicuramente un vantaggio sia per il maggiore reddito generato, sia per la riduzione delle problematiche ambientali date dall’abbandono.

Non tutte le colture sono adatte all’agro-fotovoltaico

La copertura totale o parziale di una coltura con pannelli fotovoltaici determina una modificazione della radiazione diretta a disposizione delle colture e, in minore misura, le altre condizioni microclimatiche. Quindi, la scelta delle possibili specie da coltivare al di sotto di coperture fotovoltaiche risulta legata a numerosi aspetti sia fisiologici della pianta, sia agronomici attinenti alle tecniche di coltivazione.

Alcuni studi condotti in Germania hanno riportato una prima valutazione del comportamento di differenti colture sottoposte alla riduzione della radiazione luminosa. Di seguito viene descritta una sintetica classificazione delle colture in base alla loro tolleranza alla copertura da parte di pannelli fotovoltaici (Obergfell 2013):

  • Colture non adatte: piante con un elevato fabbisogno di luce, come per esempio frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole, cavolo rosso, cavolo cappuccio, miglio, zucca. In queste colture anche modeste densità di copertura determinano una forte riduzione della resa.
  • Colture poco adatte: cavolfiore, barbabietola da zucchero, barbabietola rossa.
  • Colture adatte: segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio, cipolle, fagioli, cetrioli zucchine, tabacco. Per queste specie un’ombreggiatura moderata non ha quasi alcun effetto sulle rese.
  • Colture molto adatte: colture per le quali l’ombreggiatura ha effetti positivi sulle rese quantitative (patata, luppolo, spinaci, insalata, fave, agrumi).

In Italia ci sono già alcune installazioni in piena attività di cui parliamo nella seconda parte di questo speciale: “Finalità dell’agro-fotovoltaico e alcuni esempi di impianti“.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


2 commenti

  • MariaConsilia

    24 Gennaio 2022 at 8:44 am

    Vorrei sapere se ci sono fondi per realizzare un agri-fotovoltaico, qual’è la superficie minima per creare un impianto

    Rispondi

  • Dan

    7 Febbraio 2022 at 9:34 pm

    Bisogna tenere conto che negli studi fatti in Germania si tiene conto della radiazione solare e delle temperature della Germania che sono inferiori rispetto alle nostre, quindi soprattutto al sud anche altre colture possono avere benefici dall’ombreggiamento

    Rispondi

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