Roberto Bartolini22 Agosto 20223min25820

Perché l’Ucraina non produrrà più cereali come prima della guerra

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Secondo la Banca Mondiale, un terzo della terra più fertile del mondo si trova in Ucraina, che vanta anche il 35% della biodiversità di tutto il continente europeo. Ma queste due immense e strategiche risorse naturali purtroppo sono già in gran parte compromesse dalla guerra in atto. Nessuno ne parla, ma il fatto è grave e avrà ripercussioni molto pesanti sulla disponibilità in futuro di materie prime agricole e sugli scambi commerciali.

Perdita di fertilità del suolo agricolo

Sergio Harari su La Repubblica osserva che i bombardamenti e lo scavo delle trincee hanno ricadute devastanti sul terreno e sui processi biologici di degradazione e di formazione della fertilità, con la conseguenza che quando si tornerà a produrre su quei terreni, la loro potenzialità sarà fortemente ridotta e quindi anche le produzioni finali. In poche parole, i terreni sono già impoveriti.

Inquinamento dell’aria e delle falde acquifere

Inoltre le attività belliche rilasciano nell’aria sostanze fortemente inquinanti che mettono a rischio gli equilibri dell’ecosistema. Si tratta di idrocarburi policiclici aromatici, diossina, monossido di carbonio e bifenili policlorurati conseguenti alle esplosioni e al traffico di mezzi militari. Senza considerare la drammatica deforestazione in atto in Ucraina a causa dei bombardamenti e degli incendi, che aumenterà l’inquinamento dell’aria e aggraverà gli effetti del cambiamento climatico.

Grande apprensione c’è poi per l’inquinamento delle falde acquifere e quindi per il danno che arreca ad animali e piante, oltre che agli esseri umani. L’aumento esponenziale dei gas serra è già stato ampiamente rilevato nei territori ucraini dove avvengono i combattimenti e l’attacco ai depositi di combustibili provoca picchi ancora maggiori e devastanti.

Addio al granaio d’Europa

Dunque quando guardiamo al futuro dell’Ucraina, importante granaio d’Europa e strategico produttore di olio di girasole, dobbiamo tenere presente che se anche la guerra terminasse domani (evento peraltro assai improbabile), il paese non potrebbe più assicurare al mondo le produzioni di prima e questo gap potrebbe persistere per lunghi anni.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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