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Senza gli agricoltori il mondo si ferma. Ma per loro, solo pochi titoli di coda

Senza gli agricoltori il mondo si ferma. Ma per loro, solo pochi titoli di coda

Il recente fatto di cronaca del mancato pagamento dell’acconto Pac 2015 per moltissimi agricoltori (vedi articolo di ieri) non ha trovato nemmeno una minima citazione in alcun giornale o servizio televisivo. E dire che si tratta di quattrini promessi e dovuti a molti cittadini e non recapitati dalla Pubblica Amministrazione nei tempi stabiliti, per mancanza di fondi, per i soliti intoppi burocratici o non si sa per quale altro motivo.

Fatto sta che se una cosa del genere, che riguarda migliaia di persone, avesse interessato qualsiasi altro settore diverso dall’agricoltura, ne avremmo sentito parlare per giorni. Ma si sa, purtroppo, anche se ci sediamo regolarmente a tavola più o meno tre volte al giorno, tutti danno per scontato che ciò che mangiamo c’è e ci sarà sempre, come l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo. Così ben pochi si preoccupano e forniscono notizie su ciò che si fa in campagna e sui problemi piuttosto seri con i quali hanno a che fare i nostri agricoltori.

Una grande responsabilità va attribuita, oltre che alla politica nazionale, anche a tutti i mezzi di informazione di massa che continuano a non dare spazio all’agricoltura, se non quando si scopre qualche frode agroalimentare o si festeggia qualche tavola imbandita.

Ma vogliamo una buona volta fermarci tutti a pensare che senza gli agricoltori non ci sarebbe più nulla su questa terra e che tutto ciò che ci circonda sparirebbe in un batter d’ali? Non è questa una ragione sufficiente per cominciare a interessarci tutti, ognuno per le proprie competenze e responsabilità, a questo milione di persone che ogni giorno lavorano la terra e che ci danno modo di vivere?

Solo una nuova, forte e costruttiva presa di coscienza e un movimento di opinione di tutti noi nei confronti e a favore di chi lavora la terra, potrebbero restituire all’agricoltura il ruolo centrale nella nostra vita che ha il sacrosanto diritto di avere.

Sarà uno dei buoni propositi per l’anno nuovo da mettere sotto l’albero? Ce lo auguriamo di cuore.

Buon 2016 a tutti.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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1 commento

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  1. ut1vinci
    ut1vinci 21 agosto, 2017, 05:20

    Ci si scorda spesso del caporalato e delle condizioni di sussistenza degli italiani in età e alla ricerca del lavoro. Argomento questo che indica uno stato comatoso di una proprietà agricola italica che consente tali schiavitù. Le poche parole di personalità ( tali solo di nome) che spendono parole generiche di incitamento alla soluzione dei problemi, sono le estremità delle lobby parassitarie agrarie uniche beneficiarie. Arriverà il tempo in cui chi parla di agricoltura e ne fa la politica attiva, saranno coloro che operano in campo fisicamente e mai più categorie parassitarie proprietarie o professionali oltre che informative, che parlano con interessi propri dei sacrifici e della vita degli operatori agricoli.

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