Roberto Bartolini17 Gennaio 20247min19042

Agricoltura, bloccato il piano per il fiume Po. L’esempio da seguire è il Rodano

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C’è l’abbiamo dietro casa, in Francia, un esempio virtuoso di come si gestisce un grande fiume: si tratta del Rodano, che svolge molti ruoli importanti, tra cui:

  1. produrre energia elettrica 100% green;
  2. consentire la navigabilità per il trasporto di merci e a fini turistici;
  3. garantire l’acqua per l’irrigazione delle produzioni agricole;
  4. tutelare l’ambiente e la biodiversità.
L’immagine riassume le importanti funzioni svolte in Francia dal Sistema Rodano, gestito dall’Ente CNR, la Compagnia Nazionale del Rodano attiva dal 1933.

Il Pnrr è un’occasione mancata

Invece di prendere conoscenza e idee da una realtà virtuosa come quella francese, in modo da adattarla al nostro fiume Po (grazie anche ai molti elementi comuni tra i due fiumi), si continua a discutere sul progetto di rinaturazione del Po, finanziato con 360 milioni da Bruxelles attraverso il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Tuttavia, il progetto sul Po incide solo parzialmente e non affronta le vere criticità della vita del fiume in tutti i suoi aspetti gestionali, né le ricadute economiche, produttive e socio-ambientali.

Dunque anche questa volta i soldi ci sono, ma il Pnrr, almeno per quanto riguarda il Po, è un’occasione mancata perché affronta solo l’aspetto ambientale e non risolve il vero problema, che è la gestione plurima del fiume, dall’irrigazione, alla navigazione, all’idroelettrico.

Due posizioni contrastanti sul progetto

Le organizzazioni dei produttori agricoli affermano che la rinaturazione del fiume Po, che prevede attività di rimboschimento, interventi sulle golene e parziale riduzione della storica coltura del pioppo, è un progetto devastante e va rivisitato. Di tutt’altro avviso sono invece le varie anime che fanno capo agli ambientalisti, a partire da WWF e Legambiente, che bocciano ogni proposta di bacinizzazione e/o regimazione del fiume.

La bacinizzazione è un modello vincente

La bacinizzazione del Po, già oggetto di studi e progettualità fin dagli anni ‘70, ripropone il modello Rodano con la realizzazione di traverse mobili che consentono di innalzare le quote dell’alveo, al fine di ottenere fondali adeguati alla moderna navigazione commerciale e turistica. Non meno strategiche sono poi la funzione di garantire quote e volumi di acqua irrigua per le aziende agricole e la presenza di importanti centrali idroelettriche che partecipano attivamente alla regolazione delle portate.

La localizzazione delle traverse ipotizzate dal progetto di Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po)
Un modello di traversa per il Po

La situazione è in stallo

Il piano di rinaturazione del Po è al momento fermo per visioni contrastanti, quindi Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po, soggetto attuatore dell’intervento oggi finanziato) ha inviato ai ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente, oltre a tutti gli organi competenti, una comunicazione in cui è sospesa la determinazione della conferenza dei servizi.

Così la spiega Franco Dalle Vacche, imprenditore agricolo e componente dell’assemblea delegati di Confagricoltura-Ferrara, già per molti anni amministratore e presidente del Consorzio di bonifica di Ferrara: «Tutto rimane bloccato da un contrasto con inutili derive ideologiche, che potrebbero trovare invece contributi e soluzioni attraverso un approccio e spirito costruttivo di conoscenza dell’opera che i francesi hanno iniziato sin dal 1933. Per farlo hanno costituito un unico soggetto gestore pubblico-privato, il CNR (Compagnia nazionale del Rodano), che continua a investire sul grande fiume portando importanti benefici economici, logistici, sociali e ambientali.

Franco Dalle Vacche, imprenditore agricolo e componente dell’assemblea delegati di Confagricoltura-Ferrara

Per quanto riguarda il Po, prosegue Dalle Vacche, «la creazione di nuovi invasi di diverse dimensioni, ove possibile, è un contributo importante, così come le moderne tecniche irrigue, ma sarebbe necessario anche un immediato piano di manutenzione straordinario per rimettere in piena efficienza un grande patrimonio storico già esistente di dighe e strutture, in parte compromesso o che viene gestito solo parzialmente a causa delle mancate manutenzioni. Il cambiamento climatico ci obbliga a fare scelte oculate che ci consentano di conservare l’acqua quando è abbondante, per poi rilasciarla nei periodi siccitosi. La progettazione di Aipo, redatta nel 2015, individuava cinque traverse con annesse conche di navigazione e centrali idroelettriche a valle di quella di Isola Serafini (Piacenza), oggi l’unica esistente. Una realtà che è un po’ l’ennesima cattedrale nel deserto, di cui l’Italia purtroppo è ricca».

Manca la volontà politica

Dunque è già tutto pronto, si tratta solo di aggiornare i conti. Ma come spesso accade in Italia, manca la volontà politica di trovare un punto di incontro che andrebbe a vantaggio di tutti e si continua a discutere all’infinito senza decidere nulla. Intanto, i problemi per agricoltori e cittadini rimangono irrisolti.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


2 commenti

  • Sauro Benecchi

    17 Gennaio 2024 at 11:09 pm

    I sinistrati sono anni che sbandierano che la coltura è di sinistra, abbiamo visto la catastrofe prodotta (Di Maio nel mar rosso a fomentare la terza guerra mondiale). WWF e Legambiete anche loro possiedono la verità sulla gestione idrica del Po.

    Rispondi

  • Alessandro Bondesan

    19 Gennaio 2024 at 12:47 pm

    Bravissimo. Articolo interessante e ricco di preziose indicazioni.

    Rispondi

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