Agricoltura: in tre anni di Pac usato solo il 4% delle risorse assegnate all’Italia

Agricoltura: in tre anni di Pac usato solo il 4% delle risorse assegnate all’Italia

Su una dotazione complessiva sino al 2020 di 20,87 miliardi di euro per i 21 Piani di sviluppo rurale regionali e i due nazionali, alla data di ottobre 2016 siamo riusciti a spendere solo 855 milioni di euro, pari al 4,1% del totale. Queste le cifre che emergono analizzando i finanziamenti all’agricoltura provenienti dall’Unione europea.

Differenze a livello regionale come sempre ci sono, ma non sono poi così significative. Tant’è che la più celere risulta la Provincia autonoma di Bolzano, che ha speso il 15% del budget disponibile, seguita dalla Sardegna con il 10,89% e dal Veneto che è a quota 9,67%. Tra le peggiori risultano il Friuli Venezia Giulia, che ha speso sinora solo 3,35%, e il Piemonte con il 4,08%. L’Emilia-Romagna è ferma al 6,59%, la Lombardia al 7,96%.

Mancano informazioni e assistenza agli agricoltori

Il nostro paese sta facendo troppo poco, soprattutto a livello locale, per informare gli agricoltori e sostenerli nella presentazione delle domande Pac, che in effetti richiedono una quantità abnorme di scartoffie generate da una macchina burocratica che anche in questo caso rende tutto maledettamente complicato, finendo per disincentivare all’utilizzo di risorse che farebbero invece molto comodo.

Lo stato di avanzamento di alcune misure Psr

Se diamo uno sguardo allo stato di avanzamento della spesa in relazione alle 23 misure di cui si compongono i PSR, vediamo che:

  • La misura più gettonata (stato di avanzamento pari al 10,90% della spesa) è quella del “Prepensionamento”. E questo è già un segnale che ognuno legga come vuole!
  • Al secondo posto troviamo la misura 13 relativa a “Indennità zone soggette a vincoli naturali specifici”, con il 9,87% di avanzamento nella spesa.
  • La misura 4 che finanzia gli investimenti sull’innovazione è ferma al 4,93% e la misura 10 sull'”Agroambientale” (tra cui minima lavorazione, sodo e strip-till) è al 5,45%.
  • La misura 6 “Sviluppo aziende agricole e imprese”, che prevede anche finanziamenti specifici per i giovani, è ferma al palo dell’1,21%, così come la misura 3 “Regimi di qualità dei prodotti” che è all’1,20%.
  • La misura 9 “Costituzione associazioni e organizzazioni dei produttori” non è nemmeno partita, perché ha lo 0,0% di spesa, e questo la dice lunga sulla voglia che abbiamo in Italia di “fare squadra”. Viva l’individualismo, ancora una volta!
  • La misura 1 “Trasferimento delle conoscenze e azioni di formazione” è all’1,02% e la misura 2 “Servizi di consulenza e assistenza gestione aziende agricole” è al 2,08%.

C’è qualcuno al Ministero dell’agricoltura che si fa qualche domanda?

Al di là dei ritardi accumulati nelle diverse regioni nell’emissione dei bandi e al di là della scarsa informazione e assistenza che avrebbe dovuto fornire chi di dovere agli agricoltori, lasciati soli di fronte a masse di carte e di documenti fuori da qualsiasi regola di buon senso, non c’è dubbio che qualcuno, al Ministero dell’agricoltura almeno, dovrebbe cominciare a farsi qualche domanda. Per esempio sul numero eccessivo di misure messe a punto, che finisce per frammentare troppo le risorse: e così, per accontentare più soggetti possibili, si finisce per scontentare tutti.

Ma a sconcertare è anche la complessità, anche solo alla lettura, dei diversi bandi che riempiono decine e decine di pagine e risultano ostici anche agli esperti. Nonché i vincoli e i controlli eccessivi ai quali vengono sottoposti gli agricoltori che hanno visto accolta la loro domanda. Per non parlare della necessità di cambiare qualcosa in corso d’opera per modificare il troppo lento incedere della spesa.

I PSR sarebbero stati (ormai dobbiamo dire così) un’occasione straordinaria per accelerare la modernizzazione e la competitività della nostra agricoltura e anche per mantenere in vita le forme di agricoltura più eroiche, che sono preziose per tutelare vaste aree difficili del nostro paese e per non far sparire tradizioni, culture, prodotti e cibi che nessun altro paese al mondo può vantare. E invece siamo qui a lamentare ancora una volta che la montagna di soldi che ci è caduta addosso rimane lì a guardarci, senza che nessuno si assuma il compito di prendere il toro per le corna e dare l’accelerata che sarebbe necessaria per non rimandare al mittente tanto ben di Dio. Ma questo rimane un sogno, nel nostro Bel Paese.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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