Roberto Bartolini27 Settembre 20235min104715

Business dell’agrivoltaico, un’occasione da non perdere per contoterzisti e agronomi

agrovoltaico

Con offerte di affitto per la durata di 25 o di 30 anni da 3.500 a 5.000 euro all’ettaro, oppure di acquisto dell’azienda al triplo dei prezzi correnti di mercato, molti agricoltori non possono dire di no. È il nuovo business dell’agrivoltaico per produrre energia elettrica adottando il montaggio dei pannelli solari elevati da terra, in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola, con l’obbligo di applicare strumenti di agricoltura digitale e di precisione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stanziato oltre un miliardo di euro (per la precisione 1.098.992.050,96 euro) con l’obiettivo di produrre 1,300 GWh all’anno, con impianti nuovi di scala medio-grande.

Di questo nuovo business i protagonisti sono soprattutto le finanziarie italiane ed estere, cioè grossi investitori di caratura internazionale, che a fronte di un esborso iniziale di decine di milioni di euro, contano di recuperare la spesa nel giro di sei o sette anni al massimo, con la garanzia poi di guadagnarci negli altri vent’anni.

Indispensabile la continuità della produzione agricola

Il legislatore giustamente ha indicato come indispensabile, per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico, la continuità della produzione agricola al di sotto dei pannelli, mettendo dei paletti ben precisi. Infatti il sistema agrivoltaico deve essere dotato di un sistema di monitoraggio che consenta di verificare il recupero della fertilità del suolo, il risparmio idrico, il microclima e la resilienza ai cambiamenti climatici. Anche la produttività dell’ettaro coltivato non deve diminuire, anzi deve aumentare con le nuove tecnologie anno dopo anno.

Si tratta dunque di una gestione agronomica di tutto ciò che verrà coltivato sotto i pannelli alti 4 o 5 metri da terra e distanziati in modo tale da far passare attrezzature agricole e mietitrebbie, ben diversa da quella adottata oggi dalla maggior parte delle aziende agricole italiane. Inoltre viene indicata come indispensabile l’applicazione dei moderni concetti di agricoltura di precisione per la distribuzione di prodotti fertilizzanti e dei trattamenti fitosanitari, permettendo la riduzione dei loro quantitativi e l’adozione della tracciabilità di tutto il percorso agronomico.

Gli agricoltori abbandoneranno i fondi per l’agrivoltaico

Poiché si presume che la maggior parte degli agricoltori che aderiranno alla richieste di cessione o di affitto della loro terra si vorranno godere il cospicuo gruzzoletto e non avranno certo voglia di continuare a seminare e raccogliere con tutti gli obblighi del caso, sarà compito delle società a cui fanno capo gli impianti agrivoltaici gestire agronomicamente i fondi. Di conseguenza queste società non potranno che rivolgersi ai contoterzisti, che a loro volta però avranno bisogno di agronomi per poter esaudire tutte le richieste operative imposte dalla legge. Infatti non si tratta più di una gestione tradizionale dell’ettaro coltivato, bensì occorre un salto professionale che il contoterzista da solo non è in grado di affrontare.

Poiché non sarà certo più un problema pagare l’agronomo da parte del contoterzista (che riverserà la spesa sul gestore dell’impianto), c’è da chiedersi dove sono i tecnici preparati sulle nuove tecnologie e sui nuovi percorsi agronomici in grado di portarsi sulle spalle tutta questa attività.

Occorre formare un nuovo esercito di tecnici

Non ci sembra che in giro per le campagne si vedano attualmente tanti consulenti ben preparati sull’innovazione a tutto campo, fatta eccezione per quell’esercito di professionisti che fanno capo alle società che producono mezzi tecnici, ai quali sino a oggi è demandato il trasferimento dell’innovazione genetica, meccanica e chimica nei campi. Allora viene da chiedersi come mai, ancora una volta, chi gestisce la politica agricola italiana non si ponga ancora il problema della formazione dei nostri agronomi per affrontare le problematiche attuali, e non quelle indicate nei libri di testo delle varie scuole e università di ogni ordine e grado, che sono ormai sorpassate.

Se non si mette in campo un ampio programma di formazione e non si mandano in campagna i nuovi agronomi per supportare i contoterzisti, vedremo arrivare nei nostri campi fior di professionisti provenienti da altre nazioni, perché state certi che la finanza internazionale non si fermerà di fronte al business dell’agrivoltaico.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


5 commenti

  • andrea larini

    28 Settembre 2023 at 8:23 am

    A partire dal fatto che le moderne mietitrebbie son alte circa 5 metri, , il rischio in manovra di urtare l’impianto facendo centinaia di migliaia di euro di danno è troppo elevato, , con la drammatica riduzione di produttività per le manovre da effettuare ,i sistemi di guida autonoma non funzionano sotto tutto quel metallo, il segnale satellitare risulta troppo disturbato, i prodotti in penombra crescono in ritardo rispetto al pieno campo, dando tempo alle infestanti di progredire, è impensabile che tali scelte scellerate vengono pubblicizzate ed incentivare a discapito di tutte le politiche di redistribuzione della proprietà attuate negli ultimi 70 anni, una vergogna fatta a tavolino per fare ulteriormente ingrassare società economiche di investimento sulle spalle dei comuni cittadini e degli agricoltori

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  • Aurelio

    28 Settembre 2023 at 11:12 am

    Salve
    È una bellissima opportunità che avevo già pensato 2 anni fa;ma ancora oggi non ho risposte a riguardo.
    Ho una piccola azienda agricola di 15 ettari di agrumi in Sicilia (tp) e vorrei a sua volta continuare a produrre i miei frutti

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  • Luigi

    28 Settembre 2023 at 4:47 pm

    Grazie per l’informazione.

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  • Giuseppe

    29 Settembre 2023 at 8:57 am

    È la fine per l’agricoltura. Questa è una furba trovata per aggirare le regole sul consumo zero del suolo agricolo. Sotto quei pannelli nessuno produrrà niente. Saranno solo tenute a bada le infestanti con l’uso dei pericolosi diserbanti. Se c’è necessità di aree per l’impianto del fotovoltaico perché non usare le autostrade? Coprite le autostrade di pannelli, diventerebbero delle lunghe gallerie utili a produrre energia senza dover devastare il suolo agricoli, il paesaggio, la salubrità dei luoghi. Infine, fate gestire il tutto ad aziende statali e non ad Srl con €10000 di capitale sociale!

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  • SALVATORE

    30 Settembre 2023 at 4:52 pm

    BUONGIORNO
    HO UN’AZIENDA DI 50 HA CHE VOLEVO CEDERE IN AFFITTI PER L’AGRIVOLTAICO AVEVO CONTATTATO UNA DITTA MA NON SI E’ PIU VISTA
    HO SPESO ANCHE DEI SOLDI PER FARMI FARE I CERTIFICATI DI DESTINAZIONE URBANISTICA,HO SOTTOSCRITTO UN PRE CONTRATTO MA ANCORA OGGI NON SI E’ VISTO PIU NESSUNO

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