Domanda Pac 2017 e prati permanenti: come comportarsi per non fare errori

Domanda Pac 2017 e prati permanenti: come comportarsi per non fare errori

Il prossimo 15 maggio scade il termine per la presentazione della domanda Pac 2017. I temi su cui è bene essere preparati sono numerosi, a partire dal greening e dai prati permanenti, pertanto cerchiamo di fare chiarezza su questi aspetti in modo da aiutare i nostri amici agricoltori alle prese con la documentazione.

Pac e prati permanenti: le condizioni

Un superficie agricola può essere classificata come prato permamente se rispetta due condizioni:

  1. Presenza di erba e altre piante erbacee da foraggio spontanee o coltivate.
  2. Presenza di erba e altre piante erbacee da foraggio per almeno 5 anni consecutivi sullo stesso terreno, cioè senza rotazione e avvicendamento.

Dunque una superficie investita per oltre cinque anni a erba e altre piante da foraggio diventa prato permanente al sesto anno.

Il caso del loietto

L’agronomo Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, esperto di Pac, ci pone una questione interessante sul loietto.

«Il loietto – spiega Frascarelli – è una coltura qualificata come “erba e altre piante da foraggio” ed è una superficie annualmente lavorata e seminata; se viene indicata nel piano di coltivazione come coltura principale, diventa “prato permanente” al sesto anno. Anche se si alternano tra un ciclo produttivo e l’altro varietà foraggere diverse ricomprese nella definizione di “erba e altre piante da foraggio”, non c’è avvicendamento, quindi tale superficie diventa prato permanente al sesto anno».

Ricordiamo che un seminativo a riposo è sempre una superficie classificabile come seminativo e non diventa mai prato permanente.

Non rientrano nella definizione di “erba o altre piante erbacee da foraggio”:

  1. Orzo, avena da granella, mais insilato o altre erbai perché non presenti nei pascoli naturali.
  2. Le leguminose in purezza (erba medica, trifogio, sulla lupinella) per effetto di una sentenza della Corte di giustizia europea, poiché non si rinvengono in purezza nei pascoli naturali.
Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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