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Il glifosate è positivo per la vita microbiologica del suolo (al contrario delle arature)

Il glifosate è positivo per la vita microbiologica del suolo (al contrario delle arature)

Da anni si discute sugli effetti che può avere il glifosate sulla salute umana, senza che si sia ancora arrivati a conclusioni definitive e univoche. Ma un gruppo ricercatori francesi della Université de Picardie Jules Verne ha fatto qualcosa di originale, svolgendo delle prove interessanti, di laboratorio e di campo, per verificare gli eventuali impatti del glifosate sull’attività microbiologica del suolo e dei suoi numerosissimi microrganismi e composti.

Lo studio ha preso in considerazione alcune attività biochimiche fondamentali quali:

  • deidrogenasi, l’enzima indicatore della vitalità dei microrganismi del suolo che partecipa all’evoluzione della sostanza organica;
  • fosfatasi, il composto enzimatico che contribuisce in maniera decisiva a rendere il fosforo del suolo disponibile per l’assorbimento radicale della piante;
  • ureasi, l’enzima che rientra a pieno titolo nei processi di trasformazione del ciclo dell’azoto in seguito all’interramento dei residui vegetali;
  • nitrificazione, il processo di trasformazione a opera dei microrganismi del suolo dell’ammoniaca in nitrati, che sono i composti assimilabili da parte delle piante;
  • capacità del suolo a degradare la sostanza organica trasformandola in humus.

Lo studio ha preso in considerazione due tipologie di terreno, il primo senza fertilizzazione azotata per 6 anni consecutivi, il secondo con un normale piano di concimazione azotata. Comparando queste tipologie di suolo, con e senza il trattamento con glifosate, i dati raccolti dagli sperimentatori dimostrano che:

  1. il glifosate non esercita alcuna interferenza negativa sulle attività degli enzimi deidrogenasi, fosfatasi e ureasi;
  2. il glifosate non modifica in alcun modo il tenore in fosforo e in nitrati dei suoli;
  3. il glifosate aumenta l’attività di nitrificazione, cioè la messa a disposizione della piante dei nitrati assimilabili.

Si è evidenziato invece un effetto assai negativo della fertilizzazione azotata sull’attività della fosfatasi e sulla micorizzazione degli apparati radicali.

Un altro filone di ricerca ha inoltre indagato l’attività del glifosate in condizioni diverse di preparazione del suolo: aratura, semina su sodo, con e senza cover crops. Il glifosate è stato applicato alla dose di 2 l/ha e si è visto che non ha prodotto alcuna interferenza negativa sull’attività dei rizobatteri e dei funghi micorrizici, microrganismi capaci di rendere disponibili alle piante elementi nutritici attraverso processi biologici sia in condizioni di semina diretta su terreno nudo sia su terreno ricoperto da residui vegetali. Al contrario, le arature tradizionali e la fertilizzazione azotata portate avanti per 6 anni consecutivi hanno inciso negativamente sia sull’attività dei microrganismi e sia su quella dei funghi micorrizici, indicatori dello stato di vitalità e salute dei terreni. E anche il tenore di sostanza organica è risultato inferiore nei suoli sottoposti a lavorazioni intensive abbinate alla fertilizzazione azotata.

La conclusione di queste sperimentazioni è dunque così riassumibile:

  1. Arature ed erpicature, ma anche fertilizzazione azotata continuativa, provocano effetti negativi sullo stoccaggio del carbonio e sulla vitalità microbiologica dei terreni.
  2. Il glifosate, abbinato anche alle tecniche di gestione conservativa del suolo, esercita effetti positivi sull’attività dei microrganismi del suolo e delle micorrize, sullo stoccaggio del carbonio e sul tasso di biodiversità.

Altra osservazione pratica interessante è che il passaggio di un rullo sulla vegetazione prima del trattamento con il glifosate può consentire di diminuire la dose di prodotto al di sotto dei 2 l/ha grazie alla più facile penetrazione dell’agrofarmaco sulla vegetazione stesa al suolo.

Per chi desidera consultare il testo integrale della ricerca (in lingua francese), è sufficiente cliccare qui.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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