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La soia può entrare con successo nel piatto della vacca da latte

La soia può entrare con successo nel piatto della vacca da latte

Dai 230 mila ettari seminati nel 2014 la soia potrebbe aumentare ancora la superficie nel 2015, considerate le nuove regole della Pac (diversificazione colturale e aree ecologiche) e anche le nuove opportunità che questa pianta può offrire agli allevatori di vacche da latte. Sono soprattutto loro, infatti, a essere preoccupati dal fatto di dover diminuire la superficie a mais con le nuove regole comunitarie al fine di incassare il pagamento greening (vedi articolo), ma ecco che la soia presenta “virtù zootecniche” poco conosciute, non solo come granella cruda, e quindi può tendere una mano importante all’allevatore.

Uno studio condotto da Ernesto Tabacco e Giorgio Borreani dell’Università di Torino sottolinea come la soia, raccolta come trinciato integrale e conservata mediante insilamento con l’ausilio di inoculi batterici, sia una fonte proteica molto importante per la vacca da latte.

Quando va seminata e raccolta

La semina può avvenire nella terza decade di giugno dopo la raccolta di erbai di cereali vernini cerosi o dopo la raccolta del pisello proteico o dopo loietto. La raccolta si effettua intorno dalla metà di settembre ai primi di ottobre utilizzando una trincia semovente dotata delle nuove testate “direct disc” che effettuano la raccolta a pochi centimetri dal suolo, riducendo al minimo le perdite di sostanza secca. Le piante vengono tagliate da una falciatrice a dischi e trasportate alla coclea convogliatrice con l’ausilio di un rullo a pale. Da qui, attraverso la coclea, giungono all’introduzione e poi agli organi di trinciatura.

L’epoca ideale di raccolta deve coincidere con il pieno sviluppo della granella, in modo da massimizzare sia la produzione sia la concentrazione di proteine e grassi nel foraggio.

Produzione di sostanza secca e di proteine

Mediamente, dalle prove in campo effettuate per 3 anni, la soia trinciata in questo stadio presenta tenori di sostanza secca superiore al 30% e produce oltre 5 t/ha di sostanza secca con oltre 1000 Kg/ha di proteine.

Attenzione, perché la raccolta in uno stadio più precoce (all’inizio del riempimento del bacello) si porta a casa meno sostanza secca e meno proteine per ettaro con un trinciato che ha meno del 25% di sostanza secca. Anche posticipando la raccolta la qualità nutrizionale peggiora.

Occorre aggiungere gli inoculi omolattici

Al momento della trinciatura, in ottobre, la soia contiene una buona quantità di zuccheri, mentre il valore di pH rimane piuttosto alto e questo può compromettere la buona conservazione nel silo. Per abbassare il pH dell’insilato è necessario utilizzare inoculi batterici lattici omolattici che limitano l’instaurarsi delle fermentazioni butirriche e migliorano la qualità dell’insilato.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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4 commenti

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  1. luca
    luca 5 aprile, 2015, 11:11

    Buongiorno Dott.Bartolini, alla luce di questa importantissima novità le chiedo se potrebbe ipotizzare una dieta per una vacca in lattazione il cui latte viene utilizzato per la produzione di grana padano, gli alimenti disponibili nell’azienda sono Mais trinciato, mais granella, fieno di prato stabile (fasciato e secco), fieno erba medica. come imposterebbe una dieta considerando anche la soia trinciata integrale? cordiali saluti e buona pasqua

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 7 aprile, 2015, 09:29

      Non possiamo arrivare a questo grado di dettaglio impostando addirittura delle razioni, che è un compito specifico che spetta agli alimentaristi. Eventualmente può fare riferimento al dottor Borreani dell’Università di Torino, che ha svolto molte esperienze in stalla con la soia trinciata.

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  2. luca
    luca 24 agosto, 2016, 16:38

    Buongiorno Dott.Bartolini, nell’interessante articolo dai lei riportato menziona come resa per ettaro oltre 5 t/ha di sostanza secca, in termini invece di resa tal quale quanti quantitali ettaro di biomassa di producono? grazie e cordiali saluti

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