L’agricoltura digitale decolla piano: solo il 22% delle imprese ha investito

L’agricoltura digitale decolla piano: solo il 22% delle imprese ha investito

Settori: allevamento, colture cerealicole e industriali. Fatturato: oltre 50.000 euro/anno. Organico: operatore con età tra 18 e 35 anni. Ecco l’identikit di quel 22% di virtuosi (su un campione di 1034 aziende agricole e 55 contoterzisti) emersi dall’indagine a campione effettuata da Nomisma sull’attuale diffusione in Italia dell’agricoltura 4.0, termine per definire l’agricoltura digitale.

Su quali strumenti si investe di più

Quali gli strumenti sui quali hanno investito gli agricoltori digitali? Prima di tutto le attrezzature a dosaggio variabile di semente, concime e agrofarmaci, poi le guide automatiche, i software di gestione aziendale e le centraline meteo. Ma c’è ancora tanto da fare, dato che il 42% degli intervistati sono incuriositi dalle innovazioni digitali ma affermano di non avere risorse e competenze per poter investire. Inoltre il 27% è scettico e ritiene l’agricoltura 4.0 una “moda”, mentre un buon 18% sembra propenso a fare il grande salto, ma non si sa ancora quando.

Le motivazioni di chi non investe

Ma perché il 78% delle aziende agricole italiane non investe nelle tecnologie 4.0? Oltre il 35% del totale dichiara che di non avere ben chiari i vantaggi economici, mentre il 32% che ha aziende troppo piccole. Un’altra piccola schiera non ha informazioni tecniche adeguate e convincenti.

Negli ultimi tre anni quel 22% di imprenditori virtuosi e innovatori, che operano per lo più al nord, sono coloro che hanno tratto i maggiori vantaggi economici dall’agricoltura digitale e che sono disposti a continuare a investire per migliorare ancora di più le loro performance. Riusciranno a convincere i tanti scettici e anche i disinteressati?

Siamo convinti che sarà soprattutto il mercato a operare una selezione feroce e tutti coloro che non innoveranno e che continueranno a credere nel motto suicida “io ho sempre fatto così” non avranno un futuro economicamente sostenibile e saranno costretti, purtroppo, a cambiare mestiere.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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