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PSR, Basilicata regione più virtuosa del Sud Italia nel sostenere l’agricoltura conservativa

PSR, Basilicata regione più virtuosa del Sud Italia nel sostenere l’agricoltura conservativa

L’Unione europea ha dato il via libera al PSR 2015-2020 della Regione Basilicata che, a differenza di molte altre regioni, ha selezionato e scritto in maniera molto tecnica e professionale tutti gli impegni operativi che premiano gli agricoltori che abbandonano le arature per dedicarsi alle lavorazioni conservative del suolo.

Persino i burocrati hanno capito bene i vantaggi dell’agricoltura conservativa

La misura 10.1.4 “Introduzione dell’agricoltura conservativa” nella premessa dice testualmente:

Questa tecnica di gestione agronomica e agromeccanica dei terreni è finalizzata al miglioramento della struttura, della fertilità dei suoli e della biodiversità edafica. Con tale operazione si propone l’adozione di modalità alternative all’aratura che, pur rappresentando storicamente la metodologia più importante nella lavorazione fisica del terreno, è fortemente correlata al deterioramento o perdita di servizi ecosistemici. Diversamente, in agricoltura conservativa si mira a preservare e a migliorare la risorsa suolo con la non lavorazione (semina su sodo) o con le lavorazioni ridotte (minima lavorazione).

Più chiaro di così, il messaggio agli agricoltori non può essere!

Il ruolo delle cover crops

Agli impegni di semina su sodo o di minima lavorazione si può aggiungere un ulteriore impegno volontario, che è la copertura vegetale per la protezione del suolo (cover crop). In questo caso si legge:

Questo intervento mira a prevenire l’erosione del suolo e l’inquinamento dell’acqua dovuto ai nutrienti, nonché a mantenere il suolo in buone condizioni fisiche, prevenendo la compattazione. L’intervento si attua mediante semina di specie vegetali al fine di evitare che il suolo rimanga nudo per lungo periodo tra una coltura principale e l’altra, in particolar modo nelle precessioni primaverili-estive. La coltura di copertura al termine del suo ciclo vegetativo non va interrata ma devitalizzata in loco, e sono ammessi i disseccanti chimici. La semina delle colture di copertura va effettuata su sodo utilizzando le attrezzature previste per la semina delle colture principali.

Gli impegni per l’agricoltore

Intervento 1: Introduzione della semina su sodo

A) Rispettare il divieto di inversione degli strati del terreno, il divieto di aratura e il divieto di effettuare operazioni di preparazione del letto di semina.
B) Effettuare la semina su sodo, consistente nella deposizione del seme nel terreno senza alterare la struttura preesistente, eccetto che per una fascia ristretta di 8-10 cm e una profondità di 6-8 cm in corrispondenza di ogni fila di semina, e chiudere il solco senza rivoltamento del terreno.

Intervento 2: Introduzione della minima lavorazione

A) Rispettare il divieto di lavorazioni del terreno a profondità superiori a 15 cm che provochino l’inversione degli strati di terreno nonché il rimescolamento degli strati del profilo attivo del terreno.
B) Adottare esclusivamente lavorazioni superficiali con attrezzature che non utilizzano organi lavoranti rotanti attivati dalla presa di forza del trattore.

Gli impegni comuni alle due misure

  1. Mantenere continuativamente a impegno le superfici seminative indicate della domanda di aiuto per l’intero periodo di 5 anni.
  2. Adottare avvicendamenti di colture diverse sulle superfici oggetto dell’impegno con divieto di ristoppio (ossia non si può seminare la stessa coltura per due anni consecutivi).
  3. Mantenere in loco in maniera omogena tutti i residui colturali trinciati e le stoppie per avere uno strato di materiale vegetale sparso tra le piante o sul suolo come pacciamatura naturale.
  4. Compilare il registro di campo da conservare in azienda per eventuali verifiche con l’annotazione di tutti gli interventi colturali eseguiti.
  5. Non utilizzare fanghi.
  6. È possibile l’uso di decompattatori e/o ripuntatori purchè sia evitata l’inversione dello strato superficiale di terreno, nel caso in sui si verifichino condizioni pedoclimatiche particolarmente sfavorevoli (anossia radicale, ristagno idrico, compattamento terreno) appositamente giustificate dal beneficiario e previa autorizzazione del competente ufficio regionale.

Come coltivare le cover crops

  1. Seminare obbligatoriamente almeno due volte nell’arco del quinquennio una coltura intercalare, detta cover crop, effettuando la semina o su sodo o su minima lavorazione a seconda che si sia scelto l’impegno 1 o 2. La cover crop va seminata entro 30 giorni dalla raccolta della coltura principale e deve essere mantenuta almeno sino a 30 giorni prima della semina della coltura successiva principale. Si considerano cover crops solo le colture autunno-vernine seminate e non il ricaccio spontaneo della coltura precedente.
  2. Non effettuare concimazioni minerali, trattamenti fitosanitari e diserbanti sulle cover crops, a eccezione della devitalizzazione (lasciare in campo la cover totalmente devitalizzata).
  3. Compilare il registro di campo con le annotazioni di tutti gli interventi eseguiti.

Superficie minima

La superficie minima oggetto dell’impegno non deve essere inferiore al 20% della superficie aziendale a seminativo e comunque non deve essere inferiore ai 5 ettari.

Contributi per l’agricoltore

  • Semina su sodo: 281 euro/ha/anno.
  • Minima lavorazione: 198 euro/ha/anno.
  • Semina delle cover crops: 84 euro/ha/anno.

Come si può notare, si tratta di incentivi di tutto rispetto che non mancheranno di attirare l’attenzione degli agricoltori.

Il Molise, invece, continua a sbagliare indirizzo

Complimenti dunque alla Regione Basilicata per una normativa scritta davvero bene sotto il profilo agronomico.

Anche se “fuori tema”, ci sentiamo invece di ripetere un invito accorato alla vicina Regione Molise, che ha fatto molta confusione nella scrittura di una misura analoga, finanziando solo il sodo e per di più escludendo qualsiasi intervento di diserbo. Lo abbiamo rimarcato in un nostro articolo, ma purtroppo i funzionari regionali, sollecitati anche da istituzioni scientifiche a riparare al madornale e gravissimo errore, non ci hanno degnato della minima attenzione.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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