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Tavoliere delle Puglie: la bruciatura delle stoppie è una cattiva abitudine dura a morire

Tavoliere delle Puglie: la bruciatura delle stoppie è una cattiva abitudine dura a morire

Quanto è difficile modernizzare la nostra agricoltura e mettere nella testa degli agricoltori che certe pratiche, tramandate da generazioni, vanno messe una volta per tutte in soffitta per voltare pagina e stringere l’occhio al progresso tecnologico e agronomico…

Tra le tante cattive abitudini del mondo rurale c’è la bruciatura delle stoppie, una volta raccolto il grano duro. E ancora oggi, se si attraversa il Tavoliere delle Puglie, il granaio d’Italia, non è raro imbattersi in nuvole di fumo che si sprigionano dai campi in fiamme.

Sono ancora troppi gli agricoltori ancorati al passato

Sarà che il mondo è bello perché è vario, ma fa un certo effetto vedere che, accanto ad agricoltori che stanno per esempio adottando la tecnica del sodo proprio in aree difficili come il Tavoliere, ottenendo un notevole successo produttivo con importanti riflessi ambientali, ci sono tanti altri che invece continuano imperterriti a bruciare le stoppie, distruggendo sostanza organica ed ecofauna utile nonché arrecando un danno all’ambiente, quando addirittura non provocano l’intervento dei Vigili del Fuoco per evitare danni su strade e autostrade.

Possibile che non si faccia nulla per impedire che si continui ad applicare una pratica vetusta e dannosa, che interpreta esattamente al contrario tutti quelli che sono i principi ispiratori del nuovo modo di fare agricoltura che i nostri politici hanno scritto con tanta dovizia di particolari nelle centinaia e centinaia di pagine che compongono i nuovi PSR regionali?

Un esempio di bruciatura delle stoppie nel Tavoliere delle Puglie.

Un esempio di bruciatura delle stoppie nel Tavoliere delle Puglie.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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