Agricoltura, come giudicare con obiettività gli investimenti innovativi

Agricoltura, come giudicare con obiettività gli investimenti innovativi

L’innovazione è al centro di tutta la politica agricola europea, presente e futura, ed è la principale destinataria delle maggior parte dei finanziamenti comunitari. Siamo tutti d’accordo sul fatto che solo innovando la nostra agricoltura può progredire, rispondendo alle diverse domande che pone il consumatore, non solo di cibo ma anche di sanità e di sostenibilità.

Ma per centrare l’obiettivo di un’innovazione davvero utile al progresso di ciascuna impresa agricola e zootecnica occorre capire qual è il cuore dell’innovazione. Ce lo spiega molto bene Michele Campiotti in un bell’editoriale comparso di recente sul supplemento “Stalle da latte” dell’Informatore Agrario.

Cos’è un’innovazione in agricoltura

L’innovazione, dice Campiotti, è l’applicazione di un’invenzione, di una scoperta, di una novità. Si tratta di cambiare un processo o un prodotto per ottenere risultati e benefici maggiori.

Ma la tecnologia di per sé stessa non garantisce innovazione. La tecnologia è innovativa solo se genera davvero un miglioramento generale delle performance economiche e sociali dell’impresa e della vita dell’imprenditore.

Non è raro assistere a casi di aziende che chiudono dopo aver fatto un investimento innovativo. Dove sta allora il segreto per sfruttare al meglio la enorme quantità di innovazioni che il mercato ci offre?

Come giudicare il valore dell’innovazione

La prima innovazione sta nella capacità dell’imprenditore di giudicare e decidere ciò che è veramente necessario al suo progresso, cioè ciò che darà un futuro all’azienda. Questa valutazione – annota Campiotti – consiste in due aspetti:

  1. L’analisi tecnica dell’investimento, cioè valutare se la spesa genera un effettivo miglioramento.
  2. L’analisi economica degli aspetti gestionali, finanziari, di liquidità e quindi il business plan aziendale, per capire se la propria situazione attuale di impresa rende ragionevole, giustificabile e conveniente l’investimento nel breve, medio e lungo periodo.

Dunque dobbiamo impegnarci tutti a sostenere e affiancare l’agricoltore e il contoterzista nel corso di questo processo decisionale evitando di lasciarlo solo, altrimenti il processo innovativo rischia tempi troppo lunghi. E i mercati, si sa, non aspettano.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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