Roberto Bartolini7 Maggio 20215min2310

Agricoltura, la sostenibilità va certificata e comunicata

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Da tanti mesi non facciamo che sentir parlare di sostenibilità, ormai uno dei paradigmi indispensabili per qualsiasi tipo di attività. La cosiddetta impronta ambientale di ogni attività umana è infatti diventata centrale di ogni strategia operativa di qualsiasi azienda, piccola, media o grande che sia. E l’agricoltura non può chiamarsi fuori, anzi: l’agricoltore è colui che lavora a cielo aperto, a contatto con la terra, l’acqua e l’aria, i tre elementi del pianeta che sono malati.

Quindi l’agricoltore ha un compito prioritario: quello di essere lui per primo sostenibile, tanto che tutte le politiche europee che lo riguardano lo premiano per questo impegno e lo premieranno sempre di più, da oggi in avanti. Ma occorre dare un significato pratico alla sostenibilità di una produzione agricola: infatti non bastano i numerosi marchi oggi in vigore, che anzi generano il più delle volte confusione e sottendono a volte anche la malafede.

Alcuni esempi di marchi esistenti oggi sul mercato che mirano a comunicare la sostenibilità di un prodotto o di un servizio.

Per porre rimedio a questa babele di sigle l’Unione europea ha deciso di varare la metodologia Pef, cioè un percorso univoco di calcolo dell’impatto ambientale di prodotti e servizi, accreditato e documentato, per armonizzare le etichette e le certificazioni attualmente presenti sui mercati.

Ne ha parlato Sara Cortesi di Enea nel corso di un webinar organizzato da Filiera italiana foraggi e dall’Associazione italiana foraggi essiccati. Questa metodologia Pef sarà alla base del marchio “Made Green in Italy”, al quale potranno aderire solo prodotti e servizi che rispondono a determinati requisiti di impatto ambientale al fine di valorizzarli sui mercati internazionali e nazionali.

Il progetto italiano Life Magis, finanziato dall’Ue, supporterà la diffusione del marchio “Made Green in Italy” in diverse filiere, compresa quella agroalimentare.

Il percorso che deve compiere il nostro agricoltore

Se un imprenditore agricolo decide di abbracciare un percorso produttivo di sostenibilità certificata ha davanti a sé quattro passi da compiere:

  1. Consapevolezza: quali sono le migliori pratiche agricole e le strategie da applicare in azienda.
  2. Analisi: quale è la situazione aziendale di partenza e qual è l’impatto ambientale dell’azienda su ciò che produce e porta al mercato.
  3. Miglioramento: identificazione dei punti sui quali agire per diminuire l’impatto ambientale dei prodotti e per valorizzarli al meglio.
  4. Comunicazione: dei nuovi processi implementati al fine della sostenibilità certificata.

Sembrano ragionamenti teorici, ma non lo sono affatto. Il mercato ha dettato queste regole e chi non si adegua in breve tempo avrà la strada sbarrata.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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