Roberto Bartolini29 Aprile 20244min9260

Agricoltura, sos mais. Che fine ha fatto il piano del ministero?

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Mentre in Europa quest’anno cresceranno i campi coltivati a mais, in Italia continua la discesa della superficie investita, che è stata stimata in calo di circa l’8% rispetto al 2023. Quindi nel 2024 si prevedono 480.000 ettari.

In soli dodici anni la superficie a mais in Italia si è dimezzata. Nel 2023 abbiamo importato mais spendendo oltre due miliardi di euro, con un tasso di autoapprovvigionamento che è sceso al di sotto del 40%.

Il “piano mais” di cinque anni fa

Il mais rappresenta una coltura strategica per le nostre produzioni agroalimentari di alta qualità, tant’è che il ministero dell’agricoltura già nel 2019 presentò il “Piano di settore mais 2019-2022”. Il piano prevedeva l’istituzione di un tavolo tecnico che avrebbe dovuto mettere in pratica le linee operative, individuate da stuoli di esperti, per cercare di salvare il mais italico che allora non aveva ancora toccato il fondo.

Da allora sono passati gli anni e i governi, ma del tavolo tecnico non si è più sentito parlare. A inizio anno, in occasione della “Giornata del mais” svoltasi a Bergamo, fu annunciata una sua resurrezione a breve termine, che però non ci risulta sia ancora avvenuta.

Le criticità e le cose da fare

Il “Piano mais” fotografava le criticità del settore e individuava le tante cose da fare, perciò è paradossale leggere quello che proponeva per l’attuale Pac 2023-2027, allora ancora in fase di definizione:

  • Concedere un sostegno accoppiato alla coltivazione del mais a fronte della profonda crisi strutturale che sta interessando il settore maidicolo.
  • Proseguire in politiche di investimento a carattere produttivo e innovativo.
  • Rendere più efficaci e semplici gli attuali strumenti come l’assicurazione del raccolto, i fondi comuni per clima e le emergenze sanitarie, gli strumenti di stabilizzazione del reddito.
  • Seguire da vicino, attraverso un gruppo di lavoro nell’ambito del tavolo tecnico del mais, le future proposte della Commissione europea, formulando opportune iniziative da trasmettere a livello europeo e nazionale.

Tante belle parole seguite da nessun fatto concreto, tanto più che il mais risulta la coltura più penalizzata dall’attuale Pac. Poiché la situazione del comparto mais continua a peggiorare, riteniamo che sia una priorità nazionale riesumare il “Piano mais” (che invitiamo i nostri lettori a scaricare e a leggere), mettendo finalmente in opera almeno alcune delle linee operative individuate. Come sempre accade in Italia, siamo molto bravi a fare i progetti e a organizzare i tavoli di lavoro, ma poi gli anni passano e nessuno si preoccupa di dare concretezza alle strategie individuate con tanto impegno.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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