Idee per la nuova Pac (tra cui mandare gli agricoltori in Europa)

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«Il più grande inganno che si possa fare è candidare al Parlamento europeo la persona sbagliata, facendole peraltro un torto. La preoccupazione maggiore di questa campagna elettorale è la verifica dei rapporti di forza tra i vari partiti, di maggioranza e opposizione. Le grandi tematiche che riguardano il nostro futuro restano sullo sfondo. Indistinte. Bastano poche persone impreparate o semplicemente assenti (troppe volte è accaduto in passato che l’eletto vada raramente a Strasburgo) per arrecare all’intero paese danni irreparabili. P.S. Astenersi deputati clown e saltimbanchi. Abbiamo già dato e non è stato un bello spettacolo».

Questo ha scritto Ferruccio de Bortoli in un editoriale sul Corriere della Sera, rimarcando che nella prossima legislatura l’Europa deve applicarsi su temi di estrema delicatezza e strategici, dalla transizione energetica alla difesa comune, dall’allargamento del mercato unico alla disciplina dell’intelligenza artificiale. Quindi sarebbe bene candidare solo persone dotate di specifiche ed elevate competenze!

Tempi stretti per la Pac post 2027

Aggiungiamo che l’Europa dovrà occuparsi tra pochi mesi anche della Pac post 2027 e non sarà certamente un compito facile, perché i tempi per le discussioni d i confronti sono molto stretti, se pensiamo che per l’attuale Pac non sono stati sufficienti quattro anni per evitare le contestazioni e i repentini cambi di rotta. Quindi, anche per il fronte agricolo sarebbe bene inviare in Europa persone competenti, che pestano tutti i giorni la terra e che possano far sentire con cognizione di causa la voce dell’Italia ai tavoli delle decisioni.

Le recenti contestazioni del mondo agricolo hanno lasciato il segno e almeno una cosa l’Europa sembra abbia capito, cioè che le decisioni non si possono avvallare senza coinvolgere direttamente gli agricoltori. Commissione e Consiglio agricolo hanno modificato, addirittura retroattivamente, alcune norme dell’attuale Pac sulla condizionalità rafforzata che erano troppo penalizzanti per gli agricoltori, dando così l’impressione che l’Europa voglia imboccare finalmente una strada nuova. Che deve significare lasciare più spazio alla libertà d’impresa (ma senza permettere di tornare all’agricoltura dei nonni), premiando con contributi a superficie gli agricoltori che decidono autonomamente di imboccare un percorso agronomico più virtuoso. Adottando questo nuovo criterio, si potrebbero già prefigurare dei nuovi eco-schemi volontari per la Pac post 2027 che potrebbero riguardare, per esempio, la gestione del suolo, gli avvicendamenti, le cover crops, la chimica (agrofarmaci, concimi, farmaci veterinari), l’uso dell’acqua di irrigazione, l’utilizzo degli effluenti e dei digestati e l’agricoltura di precisione.

Come risolvere il problema dei prezzi

Ma il problema principale che dovrà affrontare la nuova Pac riguarda i prezzi, i mercati e i rapporti tra l’agricoltore e il resto della filiera che arriva fino al consumatore. Qui si gioca la partita decisiva, e se non si doterà la nuova Pac post 2027 di strumenti legislativi e finanziari dedicati a questi temi, l’agricoltura continuerà a navigare a vista.

Ormai è chiaro che la volatilità dei prezzi di mercato delle cosiddette commodities rimarrà una costante, quindi occorre che l’Europa conceda la possibilità ai singoli Stati membri di adottare misure di sostegno e di salvaguardia del reddito degli agricoltori, quando le quotazioni toccano il fondo.

Riorganizzare produzione e stoccaggi

Per quanto riguarda il nostro Paese, occorre concentrarsi sulla valorizzazione una volta per tutte delle produzioni italiane di qualità, creando le condizioni affinché l’industria di trasformazioni trovi la convenienza a utilizzarle e l’agricoltura garantisca continuità di fornitura e di qualità nel tempo con una giusta remunerazione. Non c’è dubbio che per raggiungere questo obiettivo occorra mettere mano a una riorganizzazione produttiva territorio per territorio, ma anche degli stoccaggi, con un vero e proprio piano nazionale che veda lo Stato collaborare con i privati.

Reti di assistenza tecnica nazionale

Infine, la nuova Pac deve mettere in campo risorse per organizzare una rete di assistenza tecnica gratuita all’azienda agricola, i cosiddetti “agronomi condotti”, per affiancare gli agricoltori nell’implementazione delle innovazioni, destinando nel secondo pilastro adeguate risorse per sostenere gli investimenti per l’acquisto di tecnologie, strutture e impianti.

Sono solo poche delle tante cose necessarie da fare, ma che focalizzano alcune richieste prioritarie del mondo agricolo. Tuttavia, per renderle operative occorrerebbe prima di tutto che il Ministero dell’agricoltura scrivesse un nuovo piano strategico nazionale per l’agricoltura, così da arrivare pronti alle discussioni di Bruxelles con idee chiare e condivise.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Un commento

  • Luciano Termini Cascia PG.

    4 Maggio 2024 at 12:21 am

    Caro Dott. Sono un proprietario di un fondo agricolo che si chiama Casale Sassenata. Sono un ultimo titolare di questo fondo dato che era di mio nonno sono cento anni che viene gestito dai Termini. Fino a un ‘ anno fa lo davo in affitto solo i prati seminativi il bosco e gestito da me. Gradirei un suo parere riguardo a il Pac dato che non ho mai usufruito di agevolazioni agricole. Le chiedevo il Pac ora ritorna al proprietario oppure no, il casale è abitato da me. Gli chiedo cortesemente può aiutarmi per capire come posso beneficiare di qualche aiuto europeo se mi aspetta oppure no!

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