Con le arature dei papà, addio lombrichi e humus

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Non c’è prezzo del gasolio che tenga: anche quando è ai massimi storici, non mancano gli agricoltori che continuano ad arare, addirittura con Caterpillar o similari, e voluminosi aratri di cinquant’anni fa. E poi non c’è siccità che tenga: loro continuano a fare come hanno insegnato i loro papà.

Le tragiche immagini che pubblichiamo sono state riprese due giorni fa.

L’aratore d’altri tempi in azione nella pianura bolognese. Il consumo di gasolio è elevato e la velocità di lavoro è molto lenta. Ma evidentemente il computo delle spese non viene fatto.

Arature a 45-50 cm, esponendo al sole cocente le zolle (che un po’ di umidità comunque l’avrebbero, se fossero lasciate in pace senza rivoltarle), e poi più avanti, giù di erpice rotante per polverizzare la terra e anche i poveri microrganismi e il poco humus rimasto, dopo anni e anni di interventi invasivi.

Grosse zolle esposte al calore di questi giorni e destinate poi a essere distrutte con alcuni passaggi di erpice rotante. La microfauna presente nei primi 15-20 cm di terreno, preziosa per la formazione dell’humus, viene annientata.

Le tradizioni dei papà, anche quelle anacronistiche soprattutto in tempi come gli attuali, sono proprio dure a morire, in particolare in casa di coloro che non fanno mai i conti. Che purtroppo sono ancora numerosi!

Chi ara in quel modo con questa stagione, oltre a buttare al vento un sacco di soldi, non fa che impoverire i terreni che necessiteranno di sempre maggiori quantità di unità fertilizzanti. Alla faccia della sostenibilità ambientale ed economica!

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


22 commenti

  • Girolamo Rosselli

    5 Agosto 2022 at 9:45 am

    …sinceramente non è grazioso dire solo quello che è sbagliato… se volete essre costruttivi per l’ambiente e l’agricoltura, bisogna scrivere in maniera tale da dire e far capire cosa è corretto fare. Dire tu sbagli… e molto semplice.

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    • Alan

      8 Agosto 2022 at 7:28 pm

      È chiaro che Bartolini non ha mai lavorato in campagna bolognese, non saprà manco le percentuali di argilla, magari lavorerebbe l argilla bagnata.
      Classiche teorie da Talebano , bianco o nero…poi chi ha fatto minima o sodo da 10 anni sa delle resistenze che si creano a infestanti e erbicidi.
      Fenomeni da università, i re del 4.0 e dei debiti.
      Nietzsche sarebbe meno indulgente.

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  • Antonio

    5 Agosto 2022 at 10:57 am

    Quando si dovrebbe arare

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  • marco

    5 Agosto 2022 at 5:20 pm

    Le vecchie pratiche sono dure a morire. Qui dai noi si stanno preparando ad impiantare il famoso radicchio rosso di Treviso. Oltre ad un aratura profonda senza senso e una polverizzazione del terreno che si e trasformata con il vento in una giornata di nebbia, ora stanno innaffiando da diversi giorni.
    E poi parlano di economia

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  • PierAngelo

    6 Agosto 2022 at 9:58 am

    Con l’aumento del prezzo dei cereali ben pochi smeteranno di danneggiare la fauna che c’è nlel terreno.

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  • Bianchessi Ettore

    6 Agosto 2022 at 10:50 am

    Se ognuno di noi dovesse capire l’importanza della non inversione degli strati , la parte economica dovrebbe passare in secondo piano anche se peggiorativa ( ma comunque come ben sappiamo non lo è) Errare è umano’ ma perseverare diabolico . Chiunque sia contrario a queste tecniche dovrebbe avere uno storico di 10 anni sia con un metodo sia con un altro e dati alla mano nemmeno il più stolto degli stolti non ammetterebbe i risultati

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  • Maurizio

    6 Agosto 2022 at 5:45 pm

    Salve dott. Bartolini,
    la seguo da un po’ e mi sto convincendo della sua posizione sulla minima lavorazione. Mi resta però un dubbio: in caso di coltivazione biologica lei continua a sostenere la minima lavorazione? Senza la possibilità di diserbare, non si corre il rischio di essere invasi dalle infestanti?
    Grazie e buon lavoro.

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  • Francesca

    7 Agosto 2022 at 2:17 pm

    Sarebbe giusto sentire il parere dell’ agricoltore contestato. A mio avviso solo sentendo le due parti si può parlare di informazione utile e si possono “aggiustare i tiri” e modificare abitudini e opinioni.

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  • Vincenzo

    7 Agosto 2022 at 9:45 pm

    Effettivamente un tale lavoro di aratura di questi tempi può risultare antieconomico specialmente si si portano in risalto esclusivamente lati negativi…vogliamo prendere in esame qualche lato positivo riguardo lavorazioni estive di un terreno? Vogliamo prendere in esame la pulizia del terreno riguardo erbe infestanti da rizoma quali srghetta, convolvolo e cirsium difficilmente controllabili da diserbi chimici su coltura ed a quali prezzi? Con un riposo estivo ed alcune lavorazioni credo si risolvono anche problemi di nematodi, ovature di piralide ed in particolare anche grossi problemi di diabrotica che in una primavera come la scorsa del 2022 si e’ portata via a sorpresa.una bella quota di mais….da considerare anche il tipo di terreno da lavorare. In quelle zone se bagnato no si sa più come riprenderlo specialmente per semine autunno vernine.

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    • Pini stefano

      9 Agosto 2022 at 9:19 pm

      Buonasera. Io qualche anno fa comprai un agrisem cultiplow un attrezzo francese per la non inversione del suolo. Direi forse uno dei migliori attrezzi atti a tale operazione è dal costo superiore ad un aratro. Perché anche io convinto di questa nuova strada. Risultato? Un disastro dopo 2 anni erano solo infestanti da rizoma .coltivo bietole mais soja e grano, ero sempre in campagna con la botte da diserbo con non sempre risultati validi. Mi sono ricomprato l aratro e piano piano i terreni si stanno bonificando con buoni riscontri. Interro letame bovino quando disponibile. Terreni nel modenese. Saluti

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  • Pasquale Leone

    8 Agosto 2022 at 12:19 pm

    O si ara, chiaramente non in profondità, o si diserba. Scegliete voi qual è il metodo migliore.
    L’ aratura è l’inizio di un ciclo produttivo, dite voi come è meglio iniziare, considerando che bisogna rompere il compattimento del terreno, favorire l’aereatura dello stesso e fare in modo che riesca ad assorbire la più quantità di acqua possibile.
    Un terreno contattato assorbe poco o nulla

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  • Marco

    8 Agosto 2022 at 1:33 pm

    Già, per i vostri sponsor è preferibile sostituire ogni tipo di aratura (compresa quella a 20-25cm) con una bella serie di trattamenti fitosanitari!

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  • Ambrogio

    8 Agosto 2022 at 1:38 pm

    Sante parole

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  • Carlo

    8 Agosto 2022 at 6:14 pm

    Buongiorno, tutti voi benpensanti sempre pronti a dispensare la verità assoluta … poveri…
    Ci sono colture che necessitano assolutamente di una lavorazione profonda,sono quelle con fittone radicale unico,ad esempio molti ortaggi tipo pomodoro,radicchio per l’appunto.piu la radice va in profondità e meno necessità di irrigazione.
    Certo che se volete tutti coltivare insalata allora va bene una lavorazione di 10 cm.
    Imparate dall’esperienza dei vostri nonni e padri….non crediate di essere più intelligenti solo perché magari avete fatto le scuole altre….

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  • Sergio

    8 Agosto 2022 at 7:35 pm

    Io credo che ogni agricoltore conosca la tipologia del suo terreno, credo che sappia fare i conti, evidentemente fa questo tipo di lavorazione su terreni pesanti, terreni che se lavorati in profondita riescono ad immagazzinare quantità elevate di acqua, assorbita quando serve, non tutti i terreni si prestano alle stese lavorazioni

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  • Producopocoxkènonaro

    8 Agosto 2022 at 10:17 pm

    E se piu avanti arrivano.bombe d’acqua da 100 mm in mezz’ora ? Lui ci indovina e noi restiamo col terreno compatto. Fammi indovino e ti farò Re.
    P.s. 45/50 cm di profondità sono comunque troppi, anche per la barbabietola.

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  • giuseppe Ronchini

    9 Agosto 2022 at 12:46 pm

    Se fosse vera questa tesi i lombrichi e l’humus sarebbero già spariti al tempo dei nostri genitori.. Probabilmente l’aratura resta il male necessario in molti terreni ed è il compromesso tra redditività, uso di diserbanti, compattamento del terreno e produttività visto che si coltiva per poi mangiare. All’Università si studia x mesi tra agronomia e meccanizzazione agricola oltre ad irrigazione e drenaggio e la sommatoria conduce spesso come risposta coerente alla macchina simbolo dell’agricoltura: l’aratro..Solo chi ignora può sostenere certe semplificazioni come in certi articoli, tipico del paradosso Dunning Kruger.

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  • Giancarlo

    9 Agosto 2022 at 1:07 pm

    Secondo me il professore non ha capito nulla. Le sue affermazioni sono palesemente infondate

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  • Antonio

    9 Agosto 2022 at 4:25 pm

    Mi associo al commento

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  • Rob

    9 Agosto 2022 at 11:29 pm

    Lascia perplessi una critica tanto feroce riguardo ad una tipologia di lavorazione certamente intensa, ma forse idonea/necessaria per terreni argillosi difficilmente lavorabili in altre stagioni.
    Evidentemente se non si dispone di attrezzi di ultima generazione (Kverneland?) partono i commenti critici……

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  • CARLO BRUNINI

    10 Agosto 2022 at 8:39 am

    Non è sbagliato arare !!! E’ sbagliato farlo in determinate condizioni ( Terreno eccessivamente secco o al contrario eccessivamente bagnato ) ……..Poi se volete a tutti i costi far passare il messaggio che arare è diventato dannoso fatelo pure……….. La minima lavorazione è un affare solo per i costruttori di attrezzature e per i venditori di diserbanti …….

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  • Leonardo

    10 Agosto 2022 at 12:51 pm

    Se non ari ora la prima bomba d’acqua che arriva non viene assorbita dai pochi terreni rimasti liberi da asfalto e cemento e ti trasforma in laguna ogni cm2 di suolo. Che poi asciuga rimanendo sotto una crosta di fango impermeabile tipo salina..

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