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Con l’insilato di soia si produce latte con più grasso e proteine

Con l’insilato di soia si produce latte con più grasso e proteine

L’azienda zootecnica da latte deve sfruttare di più la soia con l’utilizzo della pianta intera come trinciato integrale conservato tramite insilamento. Il consiglio merita la massima considerazione perché proviene dal Forage Team dell’Università di Torino, che ha eseguito numerose prove aziendali e ha fornito dei dati economici molto convincenti, pubblicati nel recente supplemento “Stalle da latte” dell’Informatore Agrario.

I conti tornano e si può certificare il percorso aziendale

Partiamo dalle conclusioni: le vacche alimentate con razioni contenenti soia insilata in sostituzione della farina di estrazione e dei semi di cotone (prodotti importati di provenienza extraeuropea) hanno prodotto latte con un contenuto in grasso e proteine più elevato rispetto alla dieta di controllo. Inoltre la razione con insilato di soia è costata meno della razione di controllo di circa 0,14 euro/giorno e il latte ha spuntato un prezzo alla vendita più elevato, 424 euro/t contro 403 euro/t.

L’esclusione dalla razione di due prodotti importati da fuori Europa come semi di cotone e farina di estrazione permette inoltre all’allevatore di tracciare e certificare una produzione realizzata con alimenti di esclusiva provenienza aziendale e italiana, che ha senza dubbio una rilevante valenza di marketing.

Soia e rotazione aziendale

Ecco due possibili modi per inserire la soia nella rotazione aziendale:

  1. Semina da fine aprile a fine maggio dopo due o tre tagli di erbaio, dopo pisello proteico, dopo primo taglio di un medicaio vecchio.
  2. Semina a luglio dopo la trebbiatura dei cereali vernini.
Kverneland Optima HD e drive, seminatrice ideale per la soia anche in secondo raccolto su sodo.
Emergenza di soia in secondo raccolto seminata su sodo con Optima HD e drive.

Quali varietà scegliere

In primo raccolto nel mese di maggio si può scegliere una varietà di soia a taglia alta, che produce di più ma ha proteine e grassi più diluiti nella sostanza secca, oppure optare per una varietà a taglia medio-bassa per ottenere un insilato più ricco di grassi e proteine. ma con una produzione leggermente più bassa.

In secondo raccolto la soia può essere coltivata anche con una semina su sodo con ottime rese ed elevata produzione di sostanza secca, naturalmente prevedendo almeno una irrigazione nel caso l’estate sia molto secca.

Quanto produce?

È molto interessante notare i diversi livelli di produzione della soia insilata a seconda della successione con diverse colture:

  • Pisello proteico silo + soia silo: 14 t/ha sostanza secca, 2890 kg/ha proteine
  • Miscuglio cereali-oleaginose + soia silo: 15 t/ha sostanza secca, 2475 kg/ha proteine
  • Erba medica silo 2 tagli + soia silo: 11 t/ha sostanza secca, 2250 kg/ha proteine
  • Frumento silo + soia silo: 15 t/ha sostanza secca, 2180 kg/ha proteine
  • Loglio italico silo 2 tagli + soia silo: 13 t/ha sostanza secca, 1710 kg/ha proteine

Quando raccogliere la soia

Per ottenere il massimo in produzione di sostanza secca, proteine e grassi, bisogna raccogliere la pianta intera quando la formazione della granella è terminata, quindi quando la pianta si presenta in campo con le foglie ingiallite e i bacelli ben riempiti.

Anticipare la raccolta vuol dire perdere il 40% di proteine e oltre il 70% di grassi che sono nei semi maturi. Inoltre, un contenuto di sostanza secca più elevato alla raccolta permette di minimizzare i rischi di cattive fermentazioni nel silo.

L’importanza dei grassi dell’insilato di soia

Le vacche da latte hanno fabbisogni nutrizionali sempre più elevati legati all’incremento delle loro capacità produttive e i grassi hanno un ruolo cruciale, perché aumentano più di qualsiasi altro alimento la concentrazione energetica della dieta.

La soia insilata possiede un’alta quota di grassi rumino by pass naturali perché il grasso contenuto nei semi di soia è inattaccabile dai microrganismi ruminali. Quindi i grassi dell’insilato di soia soni molto funzionali nel sostenere elevate produzioni di latte, apportando un’alta fonte di energia senza influenzare l’ecosistema e l’efficienza ruminale e senza determinare un abbassamento del contenuto di grasso del latte, fenomeno che capita quando si usano diete ad alto contenuto di grassi rumino-degradabili.

Dunque l’insilato di soia si presta a sostituire egregiamente, anche in misura parziale, farina di soia estrusa, soia integrale, seme di cotone, distiller, loietto, medica, silomais e silosorghi.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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6 commenti

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  1. Luca
    Luca 14 Giugno, 2019, 15:40

    Buon pomeriggio Dott.Bartolini. Articolo come sempre interessante, ho due domande: quale la produzione tal quale di foraggio ettaro di soia insilata? è un alimento sostitutivo della medica o è somministrabile insieme all’erba medica stessa? cordiali saluti e grazie come sempre.

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 17 Giugno, 2019, 12:48

      Buongiorno Luca. Dalla sperimentazione dell’Università di Torino emerge che la soia trinciata produce mediamente 5 t/ha di sostanza secca con oltre 1000 kg/ha di proteina. Circa la coesistenza con la medica ritengo non ci siamo problemi; tutto dipende dal tipo di razione che si vuole portare in stalla e il consiglio dell’alimentarista in funzione del tipo di allevamento e della produttività della mandria è fondamentale.
      Cordialità

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  2. falchi95
    falchi95 16 Giugno, 2019, 08:36

    salve e quando va falciata la soia da foraggio per fare rotoballe fasciate ? grazie

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  3. luca
    luca 16 Giugno, 2019, 16:51

    Buongiorno Dott.Bartolini. Ho ripreso un articolo pubblicato su “L’informatore Zootecnico” da parte di un, credo, luminare del settore: l’ing. Raul Venier. Rispetto ai vantaggi relativi alla coltivazione della soia trinciata, riportando come produzione di 90 q/ha in equivalente fieno, menzionava un assai bassa palatabilità dovuta a fattori antinutrizionali. sono passati 9 anni, la situazione in termini di produzione tal quale è migliorata? e la palatabilità è un fattore risolto? Cordiali saluti

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini Autore 17 Giugno, 2019, 12:49

      Molte varietà moderne di soia non presentano più questo problema, comunque è sempre opportuno scegliere la varietà sulla base del consiglio della società sementiere.

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