Roberto Bartolini21 Giugno 20233min16171

Cresce l’agricoltura 4.0, ma competenze e informazioni sono scarse

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Il 71% degli imprenditori agricoli italiani, su un campione di 742 aziende agrozootecniche, dichiara di utilizzare almeno una soluzione di tecnologia 4.0 per la propria azienda. Nel 2022 gli investimenti in soluzioni 4.0 per l’agricoltura sono arrivati a 2,1 miliardi di euro, quando nel 2017 erano stati appena di 100 milioni di euro, e la Sau (Superficie agricola utilizzata) gestita con metodi di precisione nel 2022 è stata pari all’8% del totale, con un aumento del 33% a confronto con il 2021. Sono dati che emergono nella ricerca sullo sviluppo dell’agricoltura 4.0, presentata nei giorni scorsi dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano.

La classifica dei sistemi più usati

Vediamo la classifica dei sistemi 4.0 più utilizzati:

  1. Software per la gestione aziendale (47%);
  2. Sistemi di monitoraggio e controllo di macchine e attrezzature (34%);
  3. Sistemi di monitoraggio da remoto di terreni e coltivazioni (26%);
  4. Supporto alle decisioni (20%);
  5. Mappatura attraverso dati satellitari (18%);
  6. Mappatura tramite droni (14%);
  7. Irrigazione di precisione (13%);7
  8. Mappatura tramite macchine e attrezzature (11%);
  9. Monitoraggio e gestione delle colture in ambiente protetto (5%);
  10. Trattamento in campo con i droni (4%).

Gli obiettivi degli agricoltori

Tra i principali obiettivi che gli agricoltori dichiarano di voler perseguire attraverso l’adozione di soluzioni 4.0, prevale l’aumento della produttività mediante l’ottimizzazione dell’uso degli input tecnici (63%), fra cui l’acqua (51%), il lavoro degli operai (38%) e il parco macchine (37%).

Cosa dicono venditori e clienti

L’indagine ha posto alcune domande a 43 aziende che vendono soluzioni 4.0, le quali hanno evidenziato due forti criticità: “mancanza di adeguate competenze nel mercato” (51%) e “poca maturità dei clienti o potenziali clienti” (49%).

Anche 267 aziende agricole hanno risposto ad alcune domande specifiche, evidenziando che:

  • i benefici derivanti dalla 4.0 non sono sufficienti o comunque non si riesce a valutarli (70%);
  • si produce su «superfici troppo piccole» (63%);
  • mancano le competenze e le informazioni necessarie (38%);
  • persistono problemi di connettività (22%);
  • il metodo di ampia condivisione dei dati «non è sicuro per la propria privacy» (12%).

Tra gli ostacoli segnalati per l’accesso agli incentivi, gli agricoltori segnalano l’eccessiva burocrazia (28%), il disallineamento tra le necessità aziendali e le specifiche dei bandi (25%) e la non conoscenza della loro esistenza (20%).

Mancano le piattaforme integrate

Un ultimo aspetto riguarda la gestione dei dati che provengono da diverse fonti (satelliti, macchinari e attrezzature connesse, software gestionali, sensori di campo, capannine meteo, droni, eccetera), per il quale servono apposite “piattaforme di integrazione” che rendano possibile un’analisi più completa e accurata dell’attività dell’azienda agricola, supportando le scelte di gestione. In definitiva, la macchina dell’agricoltura 4.0 è in moto, ma rimangono ancora molti problemi da risolvere e barriere da eliminare.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Un commento

  • Luca Prada

    27 Giugno 2023 at 2:47 pm

    Il titolo dice una cosa ovvia visto che lo stato ha incentivato l’adozione di sistemi 4.0 non la formazione volta ad incrementare una conoscenza che passi oltre al “si fa così perchè ho sempre fatto così e mio nonno faceva così” o non ha incentivato chi si rivolge ad agronomi preparati. Ricordiamoci che posso avere tutta la tecnologia del mondo ma se lavoro usando il fondo schiena invece della testa probabilmente faccio un pessimo lavoro.
    Probabilmente c’è una sorta di programma che punta a dare un falso mito..come ha scritto ad inizio articolo, il giro d’affari dietro queste tecnologie è enorme, diverso sarebbe se avessero incentivato corsi e lezioni e consulenze agronomiche……

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