Roberto Bartolini18 Gennaio 20192min2970

Denuncia variazione colturale, c’è tempo fino al 31 gennaio

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Non c’è più l’oliveto ma un seminativo, si è scavato un pozzo aziendale, dalle ortive si è passati al vigneto: la capacità produttiva del terreno è cambiata e quindi anche il suo valore. Entro il 31 gennaio 2019 i proprietari o gli affittuari devono denunciare queste variazioni denominate “colturali” all’ufficio provinciale territoriale dell’Agenzia delle entrate. Oltre ai propri dati anagrafici, occorre comunicare la partita catastale e le particelle oggetto di variazione presentando il modello 26 oppure per via telematica con il software Docte 2.0 (maggiori informazioni sul sito dell’Agenzia delle entrate).

Nel caso di variazioni che aumentano il reddito, queste hanno effetto l’anno successivo a quello in cui si sono verificate. Le variazioni in diminuzione possono invece essere fatte valere già nell’anno in cui si sono manifestate, purché si sia rispettata la data del 31 gennaio 2019 per la presentazione della variazione.

Va detto infine che l’omessa denuncia comporta una sanzione amministrativa da 250 euro fino a 2 mila euro.

L’obbligo di denuncia delle variazioni colturali non sussiste per i terreni che beneficiano dei contributi Pac (decreto legislativo 262/2006).

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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