Roberto Bartolini9 Giugno 20237min14100

Foraggi insilati, qual è la lunghezza giusta per la trinciatura?

foraggio lunghezza trinciatura

Quando si raccoglie un foraggio destinato all’insilamento, la domanda amletica che ci si fa sempre è: quale sarà la lunghezza giusta di trinciatura? La corretta lunghezza del foraggio influisce infatti sulla buona riuscita della conservazione in silo, sulla stabilità durante il consumo, sulla gestione nella preparazione della miscelata e, fattore molto importante, direttamente sull’efficienza in razione.

Il Forage Team dell’Università di Torino e l’Associazione Italiana Allevatori del Piemonte hanno fornito alcune indicazioni pratiche importanti dalle pagine dell’Informatore Zootecnico 10/2023, che riassumiamo.

Effetti nel silo di stoccaggio

Un foraggio più corto consente di incrementare la densità del prodotto stoccato per unità di volume. L’effetto è tanto più marcato quanto maggiore è il tenore di sostanza secca alla raccolta.

Un foraggio lungo si comprime più difficilmente e quindi lascia maggiori spazi occupati dall’aria al momento dell’insilamento o che potrebbero più facilmente essere permeati dall’aria durante il consumo, con il rischio di favorire l’innescarsi di fenomeni di deterioramento.

Foraggi maggiormente sminuzzati consentono invece di ottenere densità più elevate, soprattutto negli ultimi strati delle trincee.

Foraggi ben sminuzzati, abbinati a una buona copertura della trincea, riducono l’incidenza del cappello nelle aree periferiche.

 

Come influisce la trinciatura del foraggio sulle performance della mandria

Per quanto riguarda le performance degli animali, sicuramente la lunghezza di trinciatura del foraggio riveste un ruolo di fondamentale importanza. Un’adeguata lunghezza della fibra in razione garantisce un’elevata ruminazione e la produzione di sostanze tampone fondamentali per mantenere un corretto ambiente ruminale, promuove una corretta stratificazione dell’ingesta nel rumine e previene
l’insorgenza di acidosi.

Un’adeguata lunghezza della fibra garantisce un’elevata ruminazione.

 

I fattori da considerare

Fornire un foraggio con una lunghezza di trinciatura ottimale è quindi un prerequisito di fondamentale importanza per avere un’elevata efficienza produttiva, salvaguardando il benessere degli animali. Tuttavia, individuare la lunghezza ottimale dei foraggi di una razione è un aspetto complicato, soprattutto nella vacca da latte ad alta produzione, perché occorre esaminare una serie di fattori che necessariamente devono essere presi contemporaneamente in considerazione:

  1. Tipologia del foraggio. La lunghezza di taglio deve essere maggiore per le foraggere prative come prati, medica e loietto, per poi ridursi gradualmente passando ai cereali vernini e loro miscugli, ridursi ulteriormente con il silomais e i sorghi.
  2. Digeribilità della fibra. Tanto più è elevata la qualità nutrizionale del foraggio, tanto più dovrà essere maggiore la sua lunghezza di trinciatura. Viceversa, foraggi con una digeribilità della fibra bassa dovranno avere una lunghezza di trinciatura molto più ridotta. Lavorare sulla lunghezza di trinciatura della fibra in funzione della qualità nutrizionale del foraggio è dunque un aspetto chiave per garantire un’elevata efficienza nutrizionale e un ridotto effetto ingombro della razione a livello ruminale.
  3. Tenore di sostanza secca. La lunghezza di taglio dovrà essere minore con sostanze secche elevate (> 40%), mentre dovrà essere maggiore per foraggi raccolti a bassi tenori di sostanza secca (< 30%). La variazione della lunghezza di trinciatura di un foraggio anche in funzione del suo tenore di sostanza secca serve per garantire corretti tempi di permanenza del foraggio all’interno del rumine.
  4. Destinazione d’uso del foraggio. La lunghezza di trinciatura dovrà essere maggiore per le razioni di vacche in asciutta e rimonta per garantire un maggiore effetto di riempimento del rumine (“rumen fill”), mentre per le vacche in lattazione dovrà essere tanto minore quanto maggiore sarà la produzione di latte, per garantire una maggior ingestione di sostanza secca.
  5. Livello di inclusione in razione. In caso di razioni dove il foraggio in questione rappresenta l’unica o la fonte prevalente di apporto di fibra in razione, la lunghezza di trinciatura dovrà essere maggiore, per avere un effetto stimolante sulla salivazione e sull’attività ruminale; mentre nel caso in cui il foraggio in questione sia presente in razione in quantità più limitate, la sua lunghezza ideale di trinciatura dipenderà dalle caratteristiche degli altri foraggi presenti in razione.
La lunghezza del taglio deve essere maggiore per le foraggere prative, ridursi per i cereali vernini e ridursi ulteriormente per silomais e sorgo.

La tabella qui di seguito riassume quelli che devono essere i parametri gestionali da considerare per valutare la più corretta lunghezza di trinciatura dei foraggi. I valori più bassi sono da considerare per vacche ad alta produzione, quelli più alti nel caso in cui il foraggio sia utilizzato in alte quantità in razione come unica o prevalente fonte di fibra.

Tabella tratta dall’Informatore Zootecnico n. 10/2023.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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