Grano duro, i contratti sono la strada da seguire: il Mipaaf stanzia aiuti per 100 euro/ha

Grano duro, i contratti sono la strada da seguire: il Mipaaf stanzia aiuti per 100 euro/ha

Pianificare la produzione per macroaree secondo le esigenze degli utilizzatori, praticare la gestione associata del raccolto in cooperative oppure attraverso le Organizzazioni di Produttori, firmare contratti di filiera con un dialogo sempre più stretto e continuativo tra chi produce e chi trasforma: il governo Renzi è sicuro che questa sia la strada giusta da seguire per cercare di stabilizzare il prezzo del grano duro su una base che non faccia più perdere soldi agli agricoltori e che soddisfi comunque il trasformatore che punta sul grano di casa nostra, tant’è che il Mipaaf ha appena stanziato per decreto 10 milioni di euro a favore degli agricoltori che in vista delle prossime semine sottoscrivono un contratto di coltivazione.

Il sostegno vale tre anni. Ecco come funziona

L’importo massimo dell’aiuto previsto è pari a 100 euro/ha, destinato alle imprese agricole iscritte alla Camera di Commercio che sottoscrivono direttamente o attraverso cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori contratti di filiera per produrre grano duro della durata almeno di tre anni. I contratti vanno sottoscritti con soggetti che si occupano della trasformazione o della commercializzazione del prodotto.

Attenzione alla data di uscita del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, perché i contratti triennali vanno sottoscritti entro 30 giorni e non oltre.

I contratti devono prevedere i parametri qualitativi del grano duro prodotto sulla base di specifiche tecniche conformi alle esigenze dell’industria pastaria, con l’uso di sementi certificate e di percorsi colturali condivisi dalla filiera.

Un tetto alla spesa e un tetto all’importo erogato

L’aiuto previsto di 100 euro/ha è concesso sino a un limite massimo di 50 ettari a grano duro. Quindi, se un’azienda coltiva sotto contratto 100 ettari, riceve l’aiuto solo su 50 ettari.

È chiaro che l’importo unitario dell’aiuto è determinato in base all’ammontare dei fondi stanziati (10 milioni di euro) e del numero di domande che arriveranno; di conseguenza, se le richieste saranno elevate, l’importo erogato sarà ridotto proporzionalmente.

L’aiuto viene concesso all’impresa agricola nel limite dell’importo massimo di 15.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari alle condizioni previste dal regolamento relativo agli aiuti “de minimis”. Se cioè l’agricoltore ha ricevuto un altro sostegno che rientra nel regolamento “de minimis”, può cumulare il sostegno al grano duro sino al tetto massimo di 15.000 euro in tre anni.

I documenti da allegare alla domanda di aiuto

Una circolare Agea, di prossima pubblicazione sul sito ufficiale, indicherà le modalità per inoltrare la domanda di aiuto, alla quale dovranno essere allegati:

  • Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sugli aiuti de minimis percepiti negli ultimi 3 anni.
  • Copia del contratto di filiera sottoscritto dall’agricoltore.
  • Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che riporta le indicazioni catastali delle particelle coltivate a grano duro con la relativa superficie.

Anche senza l’aiuto, è questa la strada da seguire

Dieci milioni di euro non sono tanti per accontentare tutti, quindi, se la richieste di aiuto saranno numerose, sappiamo già che le cifre che arriveranno nelle tasche degli agricoltori saranno modeste, ma è importante capire il significato di questa mossa del governo: «L’unica strada percorribile – commenta Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia – per cercare di ridurre gli effetti della volatilità dei prezzi di mercato, fenomeno che nessuno può controllare, è proprio quella di pianificare la produzione e di sottoscrivere contratti di coltivazione di media-lunga durata con i trasformatori, migliorando nel contempo le caratteristiche qualitative della produzione del grano duro italiano. Con l’uso di semente certificata, e di sistemi di tracciabilità e di certificazione».

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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