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Grano duro: patto agricoltori-industriali per aumentare la produzione di qualità con i contratti

Grano duro: patto agricoltori-industriali per aumentare la produzione di qualità con i contratti

La nostra produzione interna di grano duro (in media di 4 milioni di tonnellate annue) è sufficiente a coprire solo il 70% del fabbisogno dei pastai, ma non sempre e non tutti gli anni il grano italiano raggiunge gli standard qualitativi previsti dalla legge di purezza della pasta. Secondo un’analisi del Crea (periodo 2011-2016), circa il 30% del grano italiano è poco adatto alla pastificazione, mentre solo il 35% è di alta qualità.

Dopo anni di convegni, riunioni e incontri a tutti i livelli, finalmente si è passati – speriamo per davvero – dalle tante parole ai fatti. AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, CIA, Confagricoltura, Copagri e ITALMOPA (Associazione Industriali Mugnai d’Italia) hanno infatti firmato un protocollo di intesa per aumentare la disponibilità di grano duro italiano adatto alla pastificazione, incentivandone la produzione sostenibile e la tracciabilità, e sostenendo gli agricoltori che scelgono di puntare sulla qualità.

Una massa importante di protagonisti

L’intesa riguarda oltre 3 milioni di associati che gravitano nel settore agricolo, 1,1 milioni di imprese agricole e 5 mila cooperative agroalimentari distribuite su tutto il territorio nazionale; per il comparto molitorio, oltre l’80% della capacità totale di trasformazione del frumento in Italia; per l’industria della pasta, l’80% di un settore storico che conta 100 imprese, dà lavoro in Italia a 7.500 addetti e genera 4,7 miliardi di euro. Si tratta di numeri di tutto rispetto e che, se la messa in pratica dell’accordo funzionerà, potrà davvero invertire la rotta del nostro grano duro di qualità, mettendolo al centro degli interessi dei nostri agricoltori oggi penalizzati e sconfortati da prezzi di mercato troppo bassi.

Si parte dalle richieste dell’industria molitoria

Il punto di partenza, come deve essere se si vuole fare impresa e creare reddito, parte dalle richieste degli acquirenti. Secondo Cosimo De Sortis, presidente di ITALMOPA, oggi le cose stanno così: «Ogni anno l’industria molitoria individua e seleziona circa 5,6 milioni di tonnellate di grano duro che trasforma in semola per il settore della pasta. Purtroppo la qualità del grano italiano, anche per motivi climatici, risulta fluttuante e ogni anno parte del raccolto nazionale non risponde alle nostre esigenze qualitative».

I cinque punti dell’intesa

La filiera grano-pasta si è seduta intorno a un tavolo per definire un percorso operativo di medio periodo che si basa sui seguenti interventi concreti:

  • Incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile per venire incontro alle esigenze dell’industria molitoria e della pasta.
  • Incentivare e sostenere l’agricoltura virtuosa, con premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano e alle caratteristiche del territorio di produzione. Con questa strada, già intrapresa da diversi protagonisti della filiera, si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato.
  • Concentrare progressivamente l’offerta di grano duro e censire i centri di stoccaggio idonei alla conservazione del grano duro di qualità.
  • Stimolare formazione, ricerca e innovazione nella filiera italiana grano-semola-pasta. Nel protocollo sono inoltre previsti corsi di formazione e aggiornamento professionale per agricoltori e operatori di settore e strumenti informatici per promuovere l’adozione di pratiche agricole più sostenibili.
  • Promuovere e difendere in maniera coesa un’immagine forte della pasta italiana, garantirne la sicurezza anche attraverso la tracciabilità informatica dei vari passaggi della filiera.

Solo il grano migliore, il più buono, il più sano e il più sicuro, può “diventare” attraverso abili processi industriali la pasta migliore del mondo, quella italiana. Con il protocollo, tutte le componenti della filiera si impegnano anche a raccontare in modo trasparente la qualità della pasta italiana, a livello nazionale e internazionale, e a fare chiarezza su sicurezza e affidabilità di tutta la pasta.

Ma Coldiretti non ha sottoscritto il patto?

L’intenzione di fare finalmente gioco di squadra è encomiabile e può davvero dare ottimi risultati, sempre che i buoni propositi non rimangano solo sulla carta. Sullo sfondo c’è però un’ombra ingombrante che desta parecchie preoccupazioni: tra i firmatari dell’intesa non c’è Coldiretti, che sappiamo come non ami “confondersi” con le altre organizzazioni agricole. Nel terzo millennio siamo ancora qui a farci la guerra… per un pugno di grano!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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