Grano duro: sappiamo produrre qualità e finalmente c’è anche il prezzo

Grano duro: sappiamo produrre qualità e finalmente c’è anche il prezzo

Piazza di Bologna. Estate 2019: il prezzo del grano duro è di 267 euro/t. Estate 2020: il prezzo del grano duro sale a 299 euro/t.

Piazza di Foggia. Estate 2019: il prezzo del grano duro è di 284 euro/t. Estate 2020: il prezzo del grano duro sale a 304 euro/t.

Mediamente il prezzo del grano duro quest’anno è superiore di 25-30 euro/t rispetto al 2019 e la maggioranza degli esperti di mercato prevedono che il rialzo dovrebbe essere duraturo. Il secondo elemento chiave della campagna 2020 è che finalmente anche in Italia riusciamo a produrre qualità, con tenori proteici che soddisfano le richieste dei pastifici che a loro volta si sono buttati a capofitto sulla pasta italiana fatta con il 100% di grano italiano.

Il consumatore è stato il motore della rivoluzione

La combinazione di prezzi favorevoli e di una domanda di italianità da parte della trasformazione in aumento, per il nostro grano duro dovrebbe indicare chiaramente agli agricoltori che è il momento di accelerare, sia sulle superfici da destinare a grano duro, sia sulle scelte tecniche in grado di produrre quantità e qualità, sia sui contratti di coltivazione.

I pregi dei contratti di filiera

Herbert Lavorano sull’Informatore Agrario sostiene a ragione che quest’anno i contratti di filiera hanno garantito ritiri certi della merce e i relativi pagamenti, e i prezzi, considerando premi e maggiorazioni, sono stati i più elevati degli ultimi tre anni. Oggi siamo a oltre un milione di tonnellate di frumento duro 100% italiano utilizzato dai pastifici, dunque dobbiamo continuare su questa strada per diminuire sempre di più la quota di importazione di frumenti di alta qualità, di cui non abbiamo affatto bisogno perché in Italia la qualità la sappiamo fare. Le filiere stanno lavorando bene, un po’ meno il ministero che fatica a erogare i premi per chi fa contratti di filiera, e questo è uno scandalo insopportabile in un paese dove i politici sono esperti solo nei proclami.

Più competenza agronomica in campo

I contratti di coltivazione, oltre a fornire al mercato ciò che il consumatore chiede (in questo caso pasta fatta con il 100% di grano duro italiano!), stanno avendo un altro grande pregio: aumentano il tasso di professionalità e quindi di competenza agronomica dei nostri agricoltori. E sappiamo quanto i frumenticoltori italiani ne avessero bisogno, dato che sino a pochi anni fa la maggior parte di loro seminava e basta, senza pensare alla scelta oculata di seme di qualità, alle concimazioni frazionate e mirate, ai corretti diserbi e a un programma di difesa dai patogeni.

I contratti di coltivazione hanno imposto disciplinari di produzione, e questo ha dato fastidio a molti, che tuttavia si sono resi conto che non si trattava di imposizioni ingiustificate, bensì di buone pratiche agronomiche indispensabili se si vuole fare quantità e qualità. Cioè quello che chiede il mercato. Dunque piano piano anche i più critici si stanno convincendo che il grano duro, ma anche tenero, va coltivato con tecniche codificate e con un’alta professionalità, non lasciando nulla al caso. Altrimenti non si produce come si dovrebbe e non si fa bilancio.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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