I contoterzisti hanno capito dove andrà l’agricoltura?

I contoterzisti hanno capito dove andrà l’agricoltura?

“Agromeccanici protagonisti dell’agricoltura digitale”. Ma dove? Ma quando? Anche all’assemblea nazionale del Cai, la Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani di Verona, tante chiacchiere programmatiche e tanti buoni propositi in vista della nuova Pac digitale, ma poi cosa c’è davvero nei campi?

Noi per primi crediamo nel ruolo dei contoterzisti

Noi per primi, da sempre, sosteniamo che i contoterzisti devono essere il motore dell’innovazione, perché la frammentazione della nostra terra in tante piccole aziende non ci lascia altra strada da battere. Noi per primi, da sempre, sosteniamo che solo i contoterzisti possono permettersi di investire pesantemente nell’innovazione tecnologica e digitale. Noi per primi, da sempre, sosteniamo che grazie ai contoterzisti si potrebbe finalmente organizzare una programmazione, territorio per territorio, di cosa coltivare ogni anno, quanto stoccare e a chi vendere i raccolti. Ma la realtà attuale mostra che i contoterzisti, almeno per la gran parte, sono rimasti ancorati al vecchio modello di attività e ben pochi si sono trasformati in agromeccanici digitali a 360 gradi.

Troppo pochi coloro che sanno usare le innovazioni

Tutti dispongono della guida automatica, tutti possono fare le mappe di raccolta e tanti hanno acquistato anche nuove attrezzature per il rateo variabile sulla base di mappe di prescrizione. Ma quanti utilizzano quotidianamente tutte queste innovazioni? Quanti nell’incalzare dei lavori, giorno dopo giorno, mettono da parte le innovazioni perché nella loro applicazione richiedono un po’ più di tempo, un po’ di pazienza e un po’ più di pratica? Bisogna fare tanti ettari ogni giorno… allora l’innovazione sarà in campo la prossima volta! Male, molto male: non si progredisce così.

Quanti contoterzisti sono preparati sull’agronomia?

Quanti contoterzisti sono in grado di affrontare e risolvere i problemi agronomici dei loro clienti per migliorare la fertilità dei terreni, applicare la sostenibilità tanto decantata e aumentare la redditività aziendale? Quanti sono disposti a discutere, e a volte a scontrarsi, con la ritrosia dei clienti? Pochi, pochissimi. Ma così non si va da nessuna parte!

“Agro” (che precede meccanico) indica “agronomia”, perché oggi senza una conoscenza agronomica solo con le attrezzature non si progredisce. Se non si mettono al centro i temi agronomici, tutte le diavolerie digitali non servono a nulla.

Occorre un progetto di formazione permanente

Dunque la parola d’ordine d’ora in poi è formazione agronomica e digitale. Poi si potrà fare l’albo degli agromeccanici e pretendere di essere ammessi ai contributi dei nuovi Psr regionali 2023-2027. Ma prima occorre meritarselo!

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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