I tre punti chiave per rendere la concimazione efficiente e sostenibile

I tre punti chiave per rendere la concimazione efficiente e sostenibile

Le forti oscillazioni dei prezzi di mercato delle colture estensive, come per esempio i cereali autunno-vernini o il mais, possono indurre gli imprenditori agricoli a rimodulare al ribasso gli interventi per una pratica come la concimazione, che rappresenta circa un terzo del costo totale di produzione, come nel caso del mais e che di fatto è un’anticipazione sui costi decisamente rilevante.

Tuttavia, va ricordato che gli obiettivi di resa e di qualità prefissati sono raggiungibili solamente attuando un piano agronomico che tenga conto delle esigenze delle colture calcolate in base agli asporti.

A conferma sono state fatte numerose sperimentazioni di pieno campo realizzate per più anni da enti di ricerca italiani che hanno verificato gli effetti di tempistiche (quando concimare?), quantità (quanto concimare?) e qualità (con che prodotto concimare?) di fertilizzazione sui parametri quantitativi (resa per ettaro) e qualitativi (per esempio il contenuto proteico) per diverse colture.

Più resa e più qualità

La conclusione è che, indipendentemente dalle condizioni pedoclimatiche e con il giusto apporto in quantità e tipo di concime, la produzione aumenta sempre dal 10 al 15%. Nel caso di colture dove il contenuto proteico aggiunge valore alla materia prima, come per esempio il frumento duro, anche quest’ultimo subisce un’influenza tangibile con incrementi nell’ordine di 1,5-2,5 punti percentuali.

Assodata quindi la necessità inderogabile di fornire il giusto ed equilibrato apporto di nutrienti alla coltura, un aspetto decisivo sul risultato di campo riguarda la possibilità per l’agricoltore di rendere la pratica efficiente ed efficace.

Le tre chiavi del successo in campo

I tre aspetti per aumentare l’efficienza e la sostenibilità dell’utilizzo dei concimi sono: precisione nelle dosi, omogeneità di distribuzione e rispetto delle aree sensibili.

Oggigiorno, questi tre punti chiave dipendono principalmente dalle caratteristiche costruttive e dalla dotazione tecnologica dello spandiconcime, che deve essere in grado di svolgere la sua funzione al meglio, in ogni condizione operativa e con qualsiasi tipologia di fertilizzante.

La meccanica della distribuzione

È il cuore dello spandiconcime e deve garantire il rilascio col minimo impatto sul fertilizzante per evitare frammentazioni e polverosità, assicurare una distribuzione accurata (anche in presenza di vento o in pendenza su terreni collinari) e una copertura ottimale.

Il numero di pale per disco di distribuzione è un altro elemento determinante: i sistemi con un numero maggiore permettono una distribuzione molto più accurata anche ad alte velocità. Infatti, su ogni pala grava un quantitativo ridotto di concime rispetto a sistemi con numero ridotto di pale per disco.

Infine, lo studio accurato delle proprietà balistiche – diverse per ogni tipologia di concime – è obbligatorio per comprendere le caratteristiche fisiche che influenzano la traiettoria di distribuzione del prodotto. Solo così sì può mettere in pratica la più precisa regolazione dello spandiconcime per ottenere la massima omogeneità di distribuzione e rispettare la dose prestabilita per la coltura o l’appezzamento trattato (Guarda le tabelle spandimento online »)

 

Il rispetto delle aree sensibili

L’aspetto della sostenibilità ha altrettanta importanza e va di pari passo con la riduzione dei costi colturali. Evitare sprechi di fertilizzante e distribuzioni in aree sensibili come capezzagne o aree verdi contigue ai campi è possibile se lo spandiconcime dispone di deflettori di bordo campo, meccanici o idraulici, che deviano il fertilizzante contenendone la gittata nell’area desiderata.

L’intelligenza della distribuzione

La digitalizzazione rende lo spandiconcime intelligente grazie al collegamento satellitare e alla tecnologia Isobus che permettono sia il controllo automatico delle sezioni, sia la distribuzione del fertilizzante a dose variabile sulla base di mappe di prescrizione. Queste ultime sono compilate sulla base di mappe di tessitura, dotazione di sostanza organica, azoto, fosforo assimilabile, eccetera e permettono di dosare il prodotto tenendo conto della – talvolta ampissima – variabilità presente negli appezzamenti.

La possibilità di creare sezioni di spandimento e di automatizzarne l’avvio e l’arresto evita la sovrapposizione nella distribuzione del fertilizzante e riduce gli sprechi, con un risparmio sul costo del fertilizzante che oscilla dal 5 al 15% (dati ottenuti col sistema iMCalculator). In più, elimina tutti i fenomeni d’allettamento che riducono qualità del prodotto e del processo di raccolta (es. trebbiatura del frumento allettato).

Kverneland Group Academy ha realizzato prove su frumento e mais, nel 2018 e 2019, per testare i vantaggi economici derivanti dall’applicazione abbinata delle lavorazioni conservative con diversi livelli di agricoltura di precisione.

In entrambe le annate, i risultati confermano in pieno campo quello che gli enti di ricerca hanno stabilito in prove sperimentali. Nel 2019, nel caso della sola elettronica applicata alla fertilizzazione (dose variabile riferita al livello di fertilità delle diverse zone dell’appezzamento) ha portato a un aumento della redditività del mais da 102 a 163 €/ha (+60%) rispetto alla tecnica tradizionale senza l’uso di elettronica.

 

I PSR regionali sostengono l’acquisto di spandiconcime innovativi

In conclusione, va ricordato che la misura 4 dei vari PSR regionali prevede contributi anche ingenti per l’acquisto di beni innovativi come gli spandiconcime dotati delle caratteristiche che abbiamo descritto, perché la meccanica e l’elettronica avanzate aumentano precisione del dosaggio, omogeneità di distribuzione e rispetto delle aree sensibili determinando efficienza e sostenibilità della pratica di fertilizzazione.

Roberto Bartolini
ha collaborato Fabio Tuninetti

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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