Il Nobel al Crispr è una grande opportunità per l’agricoltura

Il Nobel al Crispr è una grande opportunità per l’agricoltura

Il Nobel per la chimica è stato conferito nei giorni scorsi alle due ricercatrici Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, che hanno scoperto il Crispr, un formidabile “bisturi genetico” che opera come un “taglia e cuci” del dna, il codice genetico degli esseri viventi. Questo miracoloso segmento di dna permette di raggiungere in pochi giorni obiettivi che prima richiedevano anni, come per esempio indurre la tolleranza alla siccità e la resistenza ai parassiti nelle piante coltivate, ma anche trovare nuove terapie per il cancro e le malattie ereditarie.

Diciamo subito ai detrattori degli ogm che il Crispr è tutta un’altra cosa, e lo chiarisce bene la sua origine “naturale”. Si tratta infatti di un sistema che i batteri usano da epoche ancestrali per difendersi dai virus, tagliuzzando il proprio dna. Tale metodo “naturale”, cioè che esiste in natura, è stato fatto funzionare dai ricercatori in vitro, trasformandolo in uno strumento biotech, cioè in un bisturi del codice genetico per apportare modifiche mirate e positive al dna.

Microrganismi, piante e animali, cioè tutte le specie viventi, possono beneficiare dell’attività mirata di questo nuovo formidabile bisturi genetico, che agisce con precisione chirurgica per riscrivere nel codice genetico le “frasi difettose” e solo quelle, e che pertanto determinerà enormi progressi in svariati campi, in particolare in medicina e in agricoltura.

Di Crispr si parla da diversi anni, ma purtroppo la legislazione europea continua a considerarlo alla stregua degli ogm e quindi vale ancora l’ostracismo che vige per gli organismi geneticamente modificati in maniera tradizionale. C’è da augurarsi che il premio Nobel appena conferito convinca chi ci governa che occorre aprire al più presto le porte ai frutti di queste nuove tecniche genetiche: non è certo tempo di mettere i bastoni tra le ruote alla ricerca scientifica in nome di ideologie che sono solo frutto di ignoranza, vera o presunta che sia.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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