Roberto Bartolini15 Maggio 20223min17110

La mannaia dell’Ue sugli agrofarmaci: più costi e meno produzione

agrofarmaci

La frase paradossale e più inquietante è questa: «L’utente professionale (leggi “agricoltore e contoterzista”, NdR) prima di ricorrere a un fitofarmaco di sintesi deve dimostrare di avere considerato un elenco di alternative, dalla rotazione delle colture all’uso di attrezzature meccaniche e all’uso di colture resistenti». Questo si legge nella bozza di regolamento sull’uso sostenibile degli agrofarmaci che la Commissione Ue sottoporrà all’esame degli Stati membri e del Parlamento europeo entro il prossimo giugno. Viene confermato altresì l’obiettivo della diminuzione dell’uso degli agrofarmaci entro il 2030 per una percentuale non inferiore al 40% rispetto all’attuale, pena l’avvio di una procedura di infrazione dalle conseguenze nefaste per lo Stato inadempiente.

Siamo importatori e non possiamo usare la nuova genetica

Proprio oggi che siamo prossimi alla carestia, che rischiamo di rimanere a piedi con mais, grani, soia e girasole, che dobbiamo fare di tutto per innalzare le rese per ettaro e che non possiamo usare la moderna genetica (ovvero gli NBT, di cui abbiamo parlato più volte sulle nostre pagine) per i vincoli imposti proprio da una miope Ue che li considera ancora OGM, ci vogliono togliere anche i mezzi di difesa? E se ci azzardiamo a usarli, dobbiamo anche dimostrare (in che modo, poi, vorremmo saperlo) che non potevamo fare altrimenti?

L’altra “perla” che si legge nel documento, anticipato dall’Informatore Agrario, è che la Commissione Ue riconosce che questa nuova legislazione aumenterà i costi di produzione e anche i consumatori subiranno le conseguenze dell’aumento dei prezzi al dettaglio, ma non si trova traccia delle soluzioni e dei provvedimenti che si dovranno adottare per attutire l’impatto di una strategia sulla sostenibilità che indubbiamente va perseguita ma che, alla luce dell’attualità che stiamo vivendo, andrebbe scadenziata in modo diverso.

Le priorità nazionali vanno difese

Il conflitto in Ucraina ha sconvolto gli equilibri del mondo e i mercati delle materie prime alimentari e ne patiremo le conseguenze per lungo tempo, quindi dobbiamo guardare con molta attenzione alle nostre priorità nazionali in termini di approvvigionamenti. Le tecniche agronomiche e i mezzi di produzione per diminuire gli impatti dell’agricoltura sull’ambiente sono già ampiamente disponibili, quindi ciò che occorre fare prima di ogni altra cosa è renderle note ai nostri agricoltori e consentire loro di utilizzarle al meglio, magari sotto la guida di agronomi e agrotecnici “di territorio”. Conoscenza, professionalità e assistenza tecnica capillare devono venire ben prima dell’adozione di regolamenti capestro.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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