L’affitto dei terreni agricoli continua ad aumentare, ma i prezzi medi sono sotto ai 20mila euro/ettaro

L’affitto dei terreni agricoli continua ad aumentare, ma i prezzi medi sono sotto ai 20mila euro/ettaro

Le superfici agricole in affitto continuano ad aumentare al ritmo del 7-8% l’anno e hanno ormai raggiunto i 5,2 milioni di ettari, cioè il 42% della superficie agricola italiana, con percentuali diverse nelle tre aree: 50% al Sud, 41% al Nord e 36% al Centro.

Al Nord la crescita della domanda di terra in affitto è legata soprattutto alle colture di pregio, mentre al Sud la caccia alla terra in affitto si deve soprattutto ai giovani imprenditori che stanno usufruendo degli aiuti previsti dai PSR. Molti sono poi gli agricoltori in età avanzata che, nell’impossibilità di salire sul trattore, preferiscono cedere i propri fondi tramite l’affitto.

Negli ultimi due anni si segnalano significativi cali nei canoni di affitto per le superfici destinate alle colture bioenergetiche, mentre ci sono stati aumenti dei contratti in comodato d’uso tra soggetti della stessa famiglia per lunghi periodi, anche se negli altri casi è sempre più frequente che le nuove contrattazioni siano stipulate per periodi medio-brevi.

Per quanto riguarda il prezzo della terra, il Crea segnala una flessione dell’1-1,5%, indicando che le compravendite sono limitate, fatta eccezione per i vigneti soprattutto nel Nord-Est. Rimane invece alto l’interesse dei grandi investitori per realtà agricole di pregio.

Nella tabella seguente, pubblicata da Terra e Vita, sono riassunti i valori fondiari medi del 2015 e subito balza agli occhi l’enorme divario tra Nord, Centro e Sud e in particolare per i terreni di collina, per lo più destinati ai vigneti che nel Nord-Ovest raggiungono quotazioni medie di oltre 96 mila euro/ha.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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  1. Giuseppe D'Addario
    Giuseppe D'Addario 22 dicembre, 2016, 09:46

    Sui terreni in affitto, sono molte le cose che potrebbero e dovrebbero migliorare per il bene dell’agricoltura italiana e dei veri agricoltori ossia coloro che effettivamente lavorano il fondo.
    A mio avviso le problematiche sono da ricercare innanzitutto nelle modalità di accesso al premio PAC che purtroppo dalla riforma Fischler è stato disaccoppiato dalla produzione, ciò ha generato una sorta di rendita che ha spinto i produttori tra gli agricoltori proprietari che in virtù della loro età (molti pensionati) o della loro professione in ambito agricolo (molti agricoltori “della domenica” che nella vita svolgono altri lavori) hanno trovato più conveniente o a non lavorare affatto i terreni oppure a cederli in una sorta di comodato d’uso verbale dove però sono gli stessi proprietari che percepiscono il premio PAC.
    Un altro problema è stato quello dei contratti bilaterali, infatti dalla campagna 2012 era l’unica modalità per avere titoli di conduzione dei terreni da inserire nel fascicolo; la questione purtroppo è che la macchina burocratica italiana non è come quella degli altri paesi europei, infatti siccome viene verificata la corrispondenza tra nominativo del locatore e quello presente in Catasto, laddove non risulta una voltura aggiornata, per negligenza dei proprietari eredi che non hanno denunciato la successione, non risulta più possibile affittare quei terreni che o vengono abbandonati oppure lavorati da quei stessi agricoltori che dal 2012 non possono più accoppiarci titoli PAC anche se continueranno a pagare un canone di affitto; questa questione purtroppo ha generato problematiche serie a molte aziende che a seguito di controlli da parte della Finanza, per una particella si sono visti non erogati l’intero importo PAC.
    Le sindacali dovrebbero iniziare a tutelare veramente i propri associati e non usarli come agnelli sacrificabili all’altare della politica; nella questione suddetta, sarebbe una gran cosa se spingessero le istituzioni ad una deroga o perfino ad una confisca di quei terreni non volturati al catasto per assenza di successione in modo che possano essere di nuovo utilizzati dagli agricoltori per fini agricoli.

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