Prezzi cereali: cosa è successo da agosto a novembre e cosa possiamo aspettarci per il prossimo anno

Prezzi cereali: cosa è successo da agosto a novembre e cosa possiamo aspettarci per il prossimo anno

Nessuno ha la palla di vetro e chi lavora nel settore cerealicolo è ormai abituato a un mercato che non lascia spazio per un ritorno ai prezzi di due anni fa. Ma, almeno negli ultimi mesi, non ci sono state altre cadute bensì qualche segnale di recupero.

L’International Grain Council, osserva Herbert Lavorano dalle colonne dell’Informatore Agrario, continua a vedere una produzione cerealicola mondiale in crescita con stock in aumento, anche se dietro l’angolo possono sempre verificarsi “episodi straordinari” che innescano la crescita dei prezzi, come per esempio la qualità del grano duro del Nord America o la vittoria di Trump che potrebbe provocare una forte rivalutazione del dollaro.

Frumento tenero

Il mercato italiano rimane ancora fortemente dipendente dall’estero, ma in questa campagna c’è una novità: la qualità media della nostra granella è buona e in molti casi ottima, quindi la commercializzazione del prodotto nazionale sta avvenendo con fluidità e senza ostacoli, a fronte di un raccolto europeo deludente dal punto di vista della qualità.

Si tratta di una situazione che non si era mai verificata da 5 anni a questa parte, e così per il “fino” sul mercato di Bologna si è passati dai 161 euro/tonnellata di fine agosto ai 175 euro/tonnellata di fine novembre. I frumenti di forza hanno seguito lo stesso destino e ora quotano 200-220 euro/tonnellata.

Frumento duro

A favorire il recupero dei prezzi non è stata la qualità nazionale, dato che è in generale carente come proteine soprattutto al Sud, ma la scarsa qualità del prodotto estero come quello canadese che ha problemi di contaminazione da micotossine e di granella difettosa per il 20% della produzione. Non appena la notizia è stata di dominio pubblico, è scattata la corsa all’acquisto.

Il fino è passato da 187 euro/t a 225 euro/t e il prodotto “proteico” registra 15 euro/tonnellata in più rispetto al fino normale. La sensazione è che si sia arrivati al massimo delle quotazioni.

Mais

La partenza della campagna è stata caratterizzata da prezzi buoni e a fine agosto a Milano quotava 180 euro/tonnellata, per poi calare a 173 euro/tonnellata. Il mais “con caratteristiche” vale comunque sempre 5-6 euro/tonnellata in più.

Orzo

I prezzi rimangono bassi ma comunque interessanti. A Bologna l’orzo pesante valeva a ottobre 152 euro/tonnellata e oggi è a 157,5 euro/tonnellata.

Conclusioni

Passata la “guerra del grano” di agosto 2016, è stato saggio quell’agricoltore che non ha stravolto i suoi piani colturali cancellando frumento tenero e duro, perché come si vede, anche in un’annata disgraziata come questa la volatilità del mercato c’è stata, c’è e ci sarà sempre, e quindi occorre fare le valutazioni economiche non sull’ultima campagna, ma sulle ultime cinque. Lo stesso discorso vale per il mais, ma anche per soia, colza e girasole. Avvicendare le colture, evitando le monocolture, rimane la strategia vincente, sia dal punto di vista agronomico sia da quello dei ricavi.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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