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L’aratura profonda è da mettere in soffitta: finalmente lo dicono anche i nuovi PSR

L’aratura profonda è da mettere in soffitta: finalmente lo dicono anche i nuovi PSR

Tutti i nuovi PSR approvati e in via di approvazione a Bruxelles contengono una misura di finanziamento indicata di solito con il numero 10.1, che riguarda i cosiddetti Pagamenti agroclimatici ambientali. Nell’ambito di questi sono previste misure specifiche di sostegno economico per gli agricoltori che si impegnano nei prossimi 5 o 6 anni ad abbandonare l’aratura profonda.

Le spiegazioni scientifiche di una scelta controcorrente

Perché l’Unione Europea e le Regioni spendono soldi per convincere gli agricoltori a evitare le arature? Ecco il testo ufficiale della misura 10.1.4 così come si legge nel PSR della Regione Emilia-Romagna:

Il contenuto di sostanza organica del suolo è il principale indicatore di qualità del suolo e la sostanza organica influenza la produzione, la regolazione del clima e la disponibilità idrica. La conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo rappresenta il fattore decisivo per la mitigazione dei cambiamenti climatici considerato che il suolo è il principale serbatoio di carbonio degli ecosistemi.

Le lavorazioni, in particolare quelle che determinano il rivoltamento degli strati di terreno come l’aratura, espongono la porzione sottosuperficiale del suolo agli agenti atmosferici favorendo la mineralizzazione della sostanza organica. Al contrario i suoli dell’Emilia Romagna, se opportunamente gestiti, hanno la possibilità di sequestrare in media fino a 14 t/ha di sostanza organica, riducendo così il carbonio emesso in atmosfera e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Il declino in atto della zootecnia determina un forte squilibrio nel bilancio della sostanza organica, per cui le aziende a indirizzo vegetale non sono in grado di reintegrare la materia organica consumata mediante le normali pratiche agricole.

L’agricoltura conservativa è una tecnica produttiva, già diffusa in alcune aree, di cui è scientificamente comprovata l’efficacia nel preservare il contenuto di sostanza organica del suolo, fino a poterne invertire la tendenza degradativa.

La riduzione o l’eliminazione delle lavorazioni e il mantenimento della copertura del terreno possono essere molto utili anche nelle aree acclivi della fascia collinare. In questi territori l’agricoltura conservativa è in grado di determinare una riduzione sino all’80% della perdita del suolo per erosione idrica superficiale.

Vediamo ora cosa si legge nel PSR della Regione Veneto sempre a proposito della misura 10.1:

Le tecniche di non lavorazione (no tillage – NT) preservano e migliorano la risorsa suolo aumentando la quantità di acqua che si infiltra nel terreno, favorendo il sequestro di carbonio organico e contrastando l’erosione. Un importante vantaggio della non lavorazione è il miglioramento della fertilità biologica, elemento che rende i terreni più resilienti ai fenomeni di cambiamento climatico.

Anche la minima lavorazione (minimum tillage – MT) mira a salvaguardare la struttura del terreno e a tutelare una maggiore stabilità fisico-chimica-biologica e strutturale, maggiore umificazione e porosità interstiziale funzionale al propagarsi delle radici, alla vita dei microrganismi nonché ai movimenti dell’acqua dei gas e del calore necessari alla vita delle piante.

Si tratta di una bella soddisfazione, per coloro che da anni hanno imboccato la strada delle lavorazioni conservative e che per molto tempo sono stati additati come “un po’ folli”! E anche per noi che da un decennio cerchiamo di divulgare, risultati alla mano, queste tecniche.

La semina su terreno sodo, cioè non lavorato (NT) contrasta i fenomeni erosivi e favorisce il sequestro di carbonio.

La semina su terreno sodo, cioè non lavorato (NT) contrasta i fenomeni erosivi e favorisce il sequestro di carbonio.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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