Roberto Bartolini21 Dicembre 20224min16920

Mais, la strategia Farm to Fork deprime la produttività

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I dati di campo confermano ancora una volta che la strategia europea denominata “Farm to Fork”, che mira a limitare fortemente l’uso di agrofarmaci, diserbanti e concimi minerali, ha come risultato finale una riduzione insostenibile delle rese per ettaro. È la scoperta dell’acqua calda, ma è opportuno aggiungere ai tanti dati già raccolti in tutta Europa, che confermano questa conclusione, anche l’esperienza italiana su questo tema.

Cinque percorsi agronomici a confronto

Nell’ambito del progetto “Mais domani”, realizzato dall’Informatore Agrario in collaborazione con Disafa di Torino e Condifesa Lombardia Nord-Est, nel 2022 una sezione specifica è stata dedicata alla “sostenibilità” per valutare la produttività del mais alla luce delle indicazioni del “Farm to Fork” e delle misure agroclimatiche-ambientali della nuova Pac 2023-2027.

Tabella tratta dall’Informatore Agrario n. 37/2022

Come si vede dalla tabella, rispetto al testimone aziendale, oltre al percorso “Farm to Fork” che adotta forti limitazioni nell’uso della chimica e dei fertilizzanti, sono stati messi a confronto altri tre percorsi:

  1. Innovazione nella nutrizione: riduzione del 50% dell’azoto minerale in copertura mediante distribuzione di 100 kg/ha di azoto in fertirrigazione con ala gocciolante, tra la levata e la maturazione latteo-cerosa.
  2. Intensificazione colturale: mantenimento degli apporti irrigui e azotati del testimone aziendale, ma con alti investimenti colturali pari a 10 piante/mq con l’adozione di semina e sarchiatura di precisione.
  3. Intensificazione sostenibile: adozione di alti investimenti con semina e sarchiatura di precisione, ma diminuzione dell’apporto di acqua e azoto.
Grafico tratto dall’Informatore Agrario n. 37/2022

I risultati di campo bocciano la sostenibilità

Come è chiaro dal grafico, l’applicazione del percorso “Farm to Fork” è quella che produce di meno in assoluto (addirittura -5% rispetto al testimone aziendale). Con il percorso “innovazione nella nutrizione”, pur con una riduzione degli input di acqua e azoto, il sistema di fertirrigazione con ala gocciolante ha invece permesso di recuperare in termini di resa rispetto al testimone.

Ma è il percorso “Intensificazione dell’agrotecnica”, con adozione di alto investimento, supportato da innovazioni meccaniche nella semina e nelle lavorazioni, che ha permesso di aumentare la produzione del 29% rispetto al testimone aziendale, con chiari vantaggi in termini di maggiore efficienza dell’uso dell’azoto e dell’acqua. L’ultimo percorso, “Innovazione colturale sostenibile”, ha invece prodotto il 12% in più di granella rispetto al testimone aziendale e ha usufruito dei vantaggi derivanti dal maggiore investimento di piante e dell’applicazione dell’agricoltura di precisione, ma è stato penalizzato dal minore uso di azoto e acqua.

Mettiamo da parte il “Farm to Fork”

La conclusione di questi utilissimi confronti nei percorsi agronomici applicabili al mais è che la maggiore produttività si ottiene solo se si adottano alta densità di semina, semina di precisione, ala gocciolante e fertirrigazione. In definitiva, è come sempre solo e soltanto l’innovazione tecnologica, abbinata a un corretto uso dei mezzi tecnici, che ci può far produrre. E sappiamo tutti come l’Italia non ci si possano permettere riduzioni di resa delle colture. Tutto il resto sono solo inutili disquisizioni che non ci portano da nessuna parte, con buona pace del “Farm to Fork”, che andrebbe messo da parte una volta per tutte.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


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