Roberto Bartolini14 Novembre 20223min19021

Mais precoci e sorghi foraggeri per contrastare la siccità

IMG-20221007-WA0001

La rotazione delle colture diventerà un cardine obbligatorio della Pac a partire dal 2024, ma non c’è dubbio che già dalla campagna 2023 dobbiamo mettere mano a ordinamenti colturali che debbono tener conto del cambiamento climatico e dei costi energetici. Il mais è la coltura che esce penalizzata dalla nuova Pac, ma sappiamo che non possiamo rinunciare a un cereale che è fondamentale per mantenere in vita le aziende agricole e il nostro agroalimentare di alta qualità. E le esperienze di alcune aziende agro-zootecniche della Pianura padana di questi ultimi anni indicano una strada vincente per continuare a fare mais con profitto.

Le scelte agronomiche vincenti

Punto primo: occorre puntare su classi di maturità precoci, dato che la genetica di ultima generazione ci ha messo a disposizione ibridi altamente produttivi grazie ai quali si evitano alcune irrigazioni, e i trattamenti antipiralide. Punto secondo: bisogna puntare sulla doppia coltura, sia con un avvicendamento classico come loietto oppure grano oppure orzo da trinciato in semina autunnale seguiti da un mais di secondo raccolto di classe precoce. Avvicendamento che sarà possibile effettuare anche con le nuove regole del 2024.

Cover crops: mais da trinciato seguito dal sorgo

Oppure, come ha fatto Paolo Montana, agricoltore e contoterzista lombardo, si può seminare in primavera un mais da trinciato di ciclo breve, al quale far seguire un sorgo foraggero da trinciato.

Racconta Montana: «Il 13 luglio scorso ho trinciato il mais e ho seminato sorgo da trinciato. Le produzioni sono state eccellenti: 536 ql/ha di mais al costo di 3,40 euro/ql raccolto e 410 ql/ha di sorgo, con un costo di 2,20 euro/ql. Semina con un solo passaggio e utilizzo dei reflui al posto dei concimi chimici. Anche per il 2023 riproporrò lo stesso schema, con la semina di cover crops nel periodo invernale con preferenza verso un miscuglio di senape e avena strigosa: quest’ultima ha manifestato un ottimo effetto biocida nei confronti delle infestanti».

Alla fine il discorso è sempre lo stesso: innovazioni tecnologiche e preparazione tecnica sono le sole chiavi che consentono all’agricoltore di poter stare ancora sul mercato.

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.


Un commento

  • Gianni Borga

    17 Novembre 2022 at 8:18 am

    Per le aziende che non hanno stalla o biogas penso sia doveroso seminare in autunno culture da sovescio per non impoverire i terreni di sostanza organica e risparmiare concimi chimici.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato I campi obbligatori sono contrassegnati


Chi siamo

Nato nel 2014, Il Nuovo Agricoltore è un portale informativo dedicato all’agricoltura, con un occhio di riguardo alle innovazioni tecnologiche. Il progetto è sviluppato da Kverneland Group Italia.


CONTATTACI